Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 37237 del 18/07/2018


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 37237 Anno 2018
Presidente: PAOLONI GIACOMO
Relatore: RICCIARELLI MASSIMO

SENTENZA
sul ricorso proposto da
CHIARI Stefano, nato a Frosinone il 12/07/1978
PANICCIA Simona, nata a Frosinone il 30/05/1982
avverso la sentenza del 10/10/2016 della Corte di Appello di Roma;
esaminati gli atti, la sentenza impugnata e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Massimo Ricciarelli;
udito il pubblico ministero in persona del sostituto Procuratore generale Perla Lori, che
ha concluso per l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata per intervenuta
prescrizione.

FATTO E DIRITTO
Con la decisione indicata in epigrafe la Corte di appello di Roma ha confermato la
sentenza del Tribunale di Frosinone del 16/10/2012, con cui Chiari Stefano e Paniccia
Simona sono stati riconosciuti colpevoli del delitto di resistenza e la Paniccia anche dei
delitti di lesioni aggravate e danneggiamento aggravato, fatti risalenti al 30/2/2009.
Avverso la sentenza di appello hanno proposto separati ricorsi per cassazione il
Chiari e la Paniccia, tramite il loro difensore, deducendo vizio di motivazione e violazione
di legge in relazione alla configurabilità del delitto di resistenza, alla indebita estensione
alla Paniccia di argomenti inerenti alla posizione di Paniccia Roberta, al diniego di
attenuanti generiche.

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Data Udienza: 18/07/2018

Si richiama l’ordinanza pronunciata in udienza con la quale è stata respinta la
richiesta di rinvio formulata nell’interesse di Chiari Stefano, essendosi rilevti che la
notifica al predetto era stata eseguita a mani proprie, seppur non al domicilio eletto
presso il difensore.
Ciò posto, i ricorsi non appaiono

ictu °cuti affetti da immanenti cause di

inammissibilità, in specie in relazione al primo motivo sviluppato nei due distinti ricorsi.
Nondimeno occorre osservare in limine che i reati ascritti ai ricorrenti risultano
estinti per intervenuta prescrizione, maturata – in verificata assenza di cause di

in epoca anteriore alla trasmissione dell’odierno ricorso e dei relativi atti processuali a
questo giudice di legittimità.
Ne discende l’obbligo di immediata declaratoria, anche in sede di legittimità, di
tale causa di non punibilità (art. 129, comma 1, cod. proc. pen.), non emergendo ex
actis in termini di evidenza la necessità o possibilità di pervenire a una decisione più
favorevole agli imputati per gli effetti di cui all’art. 129, comma 2, cod. proc. pen. In
vero i dedotti motivi di censura, anche se in ipotesi fondati, condurrebbero ad un
annullamento della sentenza impugnata con rinvio al giudice di merito per un nuovo
giudizio, con il ridetto sicuro esito definitorio

ex art. 157 cod. pen. Esito senz’altro

produttivo di un indebito procrastinarsi della conclusione del procedimento.
P. Q. M.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché i reati sono estinti per
prescrizione.
Così deciso il 18 luglio 2018

sospensione del termine ex artt. 157 e 159 cod. pen. – non oltre il dicembre 2016, cioè

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