Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 37104 del 24/06/2015


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 37104 Anno 2015
Presidente: FRANCO AMEDEO
Relatore: ORILIA LORENZO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
PROCURATORE GENERALE PRESSO CORTE D’APPELLO DI
SALERNO
nei confronti di:
AGNETA FILIPPO N. IL 28/09/1964
avverso l’ordinanza n. 2648/2014 GIP TRIBUNALE di NOCERA
INFERIORE, del 26/06/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. LORENZO ORILIA;
lette/se le conclusioni del PG Dott.

ac,

Uditi difensor Avv.;

ft,.:517.
rc,,r,0°

Data Udienza: 24/06/2015

RITENUTO IN FATTO
1. Con l’ordinanza 26.6.2014 il GIP presso il Tribunale di Nocera Inferiore ha
negato la convalida dell’arresto di Agneta Filippo (rigettando altresì la richiesta di
applicazione di misura cautelare) in relazione al reato di detenzione di eroina. Il
provvedimento è stato motivato in base al rilievo che il limitato dato ponderale della
sostanza, già a conoscenza della polizia giudiziaria, faceva da subito ipotizzare il fatto
di lieve entità di cui all’art. 73 quinto comma DPR n. 309/1990 e, quindi, trattandosi di
reato per il quale è previsto l’arresto facoltativo in flagranza, nel caso di specie non

2.

Il Pubblico Ministero ha proposto ricorso per cassazione contro il

provvedimento denunziando, ai sensi dell’art. 606 comma 1 lett. b) ed e) cpp, la
violazione dell’art. 391 comma 4 cpp nonché il vizio di manifesta illogicità della
motivazione: secondo il ricorrente, anche a volersi porre nell’ottica della lieve entità
del fatto, il GIP ha esorbitato dai limiti stabiliti dalla legge dimenticando che l’arresto
facoltativo è pur sempre un atto discrezionale della polizia giudiziaria, alla cui
valutazione il giudice non può sovrapporre ex post la propria, dovendosi limitare a
valutarla unicamente sotto il profilo della ragionevolezza. Il GIP inoltre – osserva il
ricorrente – non ha considerato che al momento dell’arresto la PG ignorava la linea
difensiva dell’arrestato, emersa soltanto successivamente, ma anche gli stessi esiti
degli esami di laboratorio sulla sostanza, da cui è emersa la scarsa purezza e il
modesto contenuto di principio attivo (trasmessi successivamente con la notizia di
reato). Rileva, infine, che i dubbi sulla gravità indiziaria non possono inficiare la
correttezza dell’arresto sia perché inidonei a scalfire il fumus, sia perché emersi
successivamente (solo in sede di interrogatorio).
3. Il Procuratore Generale presso questa Suprema Corte ha concluso per
l’annullamento senza rinvio.
CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso è infondato.
Secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, in sede di convalida
dell’arresto, il giudice, oltre a verificare l’osservanza dei termini previsti dall’art. 386,
comma terzo e 390, comma primo. cod. proc. pen., deve controllare la sussistenza dei
presupposti legittimanti l’eseguito arresto, ossia valutare la legittimità dell’operato
della polizia sulla base di un controllo di ragionevolezza, in relazione allo stato di
flagranza ed all’ipotizzabilità di uno dei reati richiamati dagli artt. 380 e 381 cod. proc.
pen., in una chiave di lettura che non deve riguardare nè la gravità indiziaria nè le
esigenze cautelari (tra le varie, cfr. Sez. 6, Sentenza n. 48471 del 28/11/2013 Cc.
dep. 04/12/2013 Rv. 258230; Sez. 6, Sentenza n. 25625 del 12/04/2012 Cc. dep.
02/07/2012 Rv. 253022; Sez. 4, Sentenza n. 19289 del 27/01/2005 Cc. dep.
20/05/2005 Rv. 231545).

giustificato.

E’ stato altresì affermato che in sede di convalida di un provvedimento
coercitivo, il giudice è tenuto unicamente a valutare la sussistenza degli elementi che
hanno legittimato l’adozione della misura con una verifica “ex ante”, dovendosi tenere
conto della situazione conosciuta dalla polizia giudiziaria ovvero da quest’ultima
conoscibile con l’ordinaria diligenza al momento dell’arresto o del fermo, con
esclusione delle indagini o delle informazioni acquisite successivamente, che sono
utilizzabili solo per l’ulteriore pronuncia sullo “status libertatis” (v. Sez. 3, Sentenza n.
37861 del 17/06/2014 Cc. dep. 16/09/2014 Rv. 260084; Sez. 1, Sentenza n. 8708 del

Nel caso in esame, dal verbale di denunzia in stato d’arresto redatto lo stesso
24.6.2014 (giorno in cui l’Agneta venne sorpeso nell’acquisto) risulta che la sostanza
rinvenuta nei pantaloni durante la perquisizione personale era eroina, e che sottoposta
a pesatura, è risultata al netto pari a gr. 6,00.
Ebbene, considerato il limitato dato ponderale già presente al momento della
redazione del verbale di arresto e, quindi, la ipotizzabilità, già in quella sede, della
meno grave ipotesi di reato di cui all’art. 73 quinto comma, la PG avrebbe dovuto
considerare che si trattava di un caso di arresto facoltativo in flagranza (v. artt. 380
comma 2 lett. h e 381 cpp) e, quindi avrebbe dovuto dare conto dell’esercizio di tale
potere discrezionale.
Infatti, come più volte affermato da questa Corte, in tema di arresto in
flagranza facoltativo la polizia giudiziaria è tenuta ad indicare le ragioni che l’hanno
indotta ad esercitare il potere di privazione della libertà in relazione alla gravità del
fatto o alla pericolosità dell’interessato. Si è anche precisato che tale indicazione non
deve necessariamente concretarsi in una motivazione ad hoc del provvedimento,
essendo sufficiente che, mediante il contesto descrittivo emergente dal verbale di
arresto o dagli atti complementari, il giudice della convalida sia posto in grado di
conoscere e sindacare le ragioni che hanno orientato la polizia giudiziaria nell’esercizio
della discrezionalità riconosciutale dal comma 4 dell’art. 381 c.p.p. (tra le tante v.,
Sez. 6, Sentenza n. 31281 del 06/05/2009 Cc. dep. 29/07/2009 Rv. 244680; Sez. Il,
17 settembre 2003, n. 40432, P.M. in proc. Gueye).
Nel verbale di arresto, invece, manca qualunque motivazione al riguardo,
perché la Polizia Giudiziaria ha dato per scontata la sussistenza dell’ipotesi più grave di
cui all’art. 73 primo comma (ritenendo quindi di fatto un caso di arresto obbligatorio in
flagranza), senza porsi il problema del limitato dato ponderale che – lo si ripete – già
conosceva perché i 25 bussolotti sequestrati contenevano, appunto eroina per un peso
netto di gr. 6,00 (v. verbale).
Appare dunque corretta l’ordinanza impugnata laddove ha rilevato che il
limitato dato ponderale consentiva alla polizia giudiziaria di formulare sin da subito un
giudizio di minore offensività del fatto e quindi, di considerare l’arresto in flagranza

08/02/2012 Cc. dep. 06/03/2012 Rv. 252217).

come facoltativo, non giustificato né dalla pericolosità dell’arrestato (un cinquantenne
incensurato), né dalla gravità del fatto (fermatosi allo stadio della mera detenzione).
La mancata convalida per mancanza di motivazione sull’esercizio del potere di
arresto si sottrae dunque alla censura del Pubblico Ministero ricorrente che, invece,
soffermandosi sul risultato finale dell’analisi (elemento certamente non conoscibile
dalla PG al momento dell’arresto), tralascia però di considerare che il limitato dato
ponderale dell’eroina sequestrata (6,00 gr. netti) già era in possesso della PG
operante, come si evince dal citato verbale di arresto, e che quindi, in ipotesi di arresto

P.Q.M.
rigetta il ricorso del Pubblico Ministero.
Così deci o in Roma, il 24.6.2015.

facoltativo, la scelta della PG di procedere andava motivata.

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