Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 37092 del 04/05/2018


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 37092 Anno 2018
Presidente: CAVALLO ALDO
Relatore: SEMERARO LUCA

SENTENZA

sul ricorso proposto da
Cortese Savino, nato a Cerignola il 15.09.1971

avverso la sentenza del 24/11/2016 della CORTE APPELLO di BARI

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere LUCA SEMERARO;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale FULVIO
BALDI, che ha concluso per l’inammissibilità;

udito il difensore, avv. Andrea Maria Agostinucci, che ha concluso riportandosi ai
motivi.

Data Udienza: 04/05/2018

RITENUTO IN FATTO

1. Con la sentenza del Tribunale di Foggia del 1 febbraio 2016, emessa
all’esito del giudizio abbreviato, Savino Cortese è stato condannato per i delitti ex
art. 73 comma 5 d.p.r. 309/1990 alla pena di anni 1 di reclusione ed euro 4.500
di multa, con la concessione delle circostanze attenuanti generiche equivalenti alla
contestata recidiva. Savino Cortese è stato ritenuto responsabile della detenzione
di 15 dosi di cocaina e della cessione di una dose di cocaina, commessi in concorso

Il Tribunale di Foggia ha determinato la pena base in anni 1 mesi 4 di
reclusione ed euro 4.000 di multa, aumentata per la continuazione ad anni 1 mesi
6 di reclusione ed € 4.500 di multa, ed ha poi ridotto la pena per il rito.

2. La Corte di appello di Bari, con la sentenza del 24 novembre 2016, ha
accolto l’appello di Savino Cortese limitatamente alla pena e l’ha rideterminata in
mesi 8 di reclusione ed euro 1.200 di multa, tenuto conto della quantità di
sostanza stupefacente detenuta, confermando nel resto la sentenza del
Tribunale di Foggia.

3. Savino Cortese, in proprio, ha proposto ricorso per cassazione avverso la
sentenza della Corte di appello di Bari del 24 novembre 2016.
Il ricorrente ha dedotto i vizi di erronea applicazione della legge penale e di
mancanza di motivazione.
3.1. Il ricorrente si duole del mancato riconoscimento delle circostanze
attenuanti generiche prevalenti alla contestata recidiva «in quanto non ero gravato
da precedenti» e per l’assenza di motivazione del rigetto.
3.2. Il ricorrente lamenta inoltre la mancata applicazione dell’art. 131 bis cod.
pen., richiesta all’udienza del 24 novembre 2016 alla Corte di appello di Bari, posto
che egli aveva collaborato nell’immediatezza con gli operatori della Polizia
giudiziaria. Per il ricorrente la decisione dei giudici non è corretta benché egli non
avesse avuto un ruolo determinante nella commissione del reato.
3.3. Il ricorrente contesta la mancata applicazione del minimo edittale del
comma 5 dell’art. 73 d.p.r. 309/1990 per la natura della sostanza detenuta ed al
grado di purezza; il ricorrente ha quindi richiamato alcune sentenze della Corte di
Cassazione (Sez. 6 n. 49463; Sez. 4 n. 17697/16; Sez. 6 n. 17712/16).
Per il ricorrente, il minimo della pena poteva essere applicato non sussistendo
elementi comprovanti legami con la criminalità organizzata o precedenti penali
gravi da far ritenere possibile la reiterazione del reato. Ha ricordato il ricorrente

2

con altri due coimputati.

che ha condanne solo per contravvenzioni commesse in tempi molto lontani ed ha
avuto un buon comportamento processuale.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il primo motivo di ricorso è fondato.
Ed invero, deve rilevarsi che la difesa, con l’atto di appello, chiese l’esclusione
della recidiva in base all’analisi delle condanne riportate nel casellario giudiziale in

che le altre condanne più recenti erano per contravvenzioni e non potevano essere
prese in esame ai fini della recidiva.
La Corte di appello di Bari su questo specifico motivo di appello non ha
risposto, perché si è limitata ad affermare che l’imputato è gravato da precedenti,
senza però considerare che le condanne per le contravvenzioni sono irrilevanti ai
fini della sussistenza della recidiva; né è stata valutata la concreta incidenza del
tempo decorso dalle precedenti condanne per delitto in relazione sia alla
sospensione condizionale della pena sia al giudizio di aumentata pericolosità
sociale, per altro non espresso dalla Corte di appello di Bari.
Dunque, il motivo di ricorso sulla assenza di motivazione sul motivo di appello
è fondato.

2. È invece inammissibile il secondo motivo di ricorso ai sensi dell’art. 606
cod. proc. pen.
L’applicazione della causa di non punibilità ex art. 131 bis cod. pen. non risulta
essere stata richiesta con i motivi appello. Dall’analisi del verbale di udienza risulta
che la difesa si è solo riportata ai motivi di appello.
L’art. 131 bis cod. pen. è entrato in vigore il 2 aprile 2015. Le sentenze di
merito sono state pronunciate dopo l’entrata in vigore dell’art. 131 bis cod. pen.
Pertanto, la difesa avrebbe potuto e dovuto chiedere l’applicazione dell’istituto
nei giudizi di merito e non per la prima volta con il ricorso per cassazione.
Secondo quanto affermato dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con
la sentenza n. 13681 del 25/02/2016, Rv. 266593, Tushaj, l’applicazione di ufficio
dell’art. 131 bis cod. pen. è possibile solo quando la sentenza impugnata sia
anteriore alla modifica legislativa: così le Sezioni Unite della Corte di Cassazione
in motivazione: «… quando la sentenza impugnata sia anteriore alla novella,
l’applicazione dell’istituto nel giudizio di legittimità va ritenuta o esclusa senza che
si debba rinviare il processo nella sede di merito. Ove esistano le condizioni di
legge, l’epilogo decisorio è costituito, alla luce di quanto si è prima esposto ed alla
stregua degli artt. 620, comma 1, lett. I), e 129 cod. proc. pen., da pronunzia di

atti, rilevando che le due precedenti per delitto erano risalenti a 25 anni prima e

annullamento senza rinvio perché l’imputato non è punibile a causa della
particolare tenuità del fatto».
Ne consegue che la questione doveva essere dedotta in appello con richiesta
di sentenza ex art. 129 cod. proc. pen. e non può essere dedotta per la prima
volta con il ricorso per cassazione.
Sul punto cfr. Cass. Sez. 3, sentenza n. 19207 del 16/03/2017, Rv. 269913,
Celentano che ha affermato, in tema di esclusione della punibilità per la particolare
tenuità del fatto, che la questione dell’applicabilità dell’art. 131-bis cod. pen. non

all’art. 606, comma terzo, cod. proc. pen., se il predetto articolo era già in vigore
alla data della deliberazione della sentenza impugnata, né sul giudice di merito
grava, in difetto di una specifica richiesta, alcun obbligo di pronunciare comunque
sulla relativa causa di esclusione della punibilità.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata limitatamente al trattamento sanzionatorio e
rinvia per nuovo giudizio sul punto ad altra sezione della Corte di appello di Bari.
Dichiara irrevocabile l’accertamento della responsabilità penale.
Così deciso il 4/5/2018.

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Il Presidente

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