Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 37083 del 05/05/2015


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 37083 Anno 2015
Presidente: TERESI ALFREDO
Relatore: ANDRONIO ALESSANDRO MARIA

SENTENZA
sul ricorso proposto da
Sorgente Vito, nato il 28 ottobre 1940
avverso l’ordinanza del Tribunale di Torino del 18 settembre 2014;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Alessandro M. Andronio;
udito il pubblico ministero, in persona del sostituto procuratore generale
Francesco Salzano, che ha concluso per l’annullamento con rinvio dell’ordinanza
impugnata;
udito il difensore, avv. Aldo Mirate.

Data Udienza: 05/05/2015

RITENUTO IN FATTO
1. — Con ordinanza del 18 settembre 2014, il Tribunale di Torino ha dichiarato
inammissibile — per sopravvenuta carenza di interesse, essendo venuta meno la
misura cautelare – l’appello avverso l’ordinanza del Gip del Tribunale di Asti del 4
maggio 2013, con la quale era stata rigettata l’istanza di revoca della misura
interdittiva della sospensione della professione, disposta in relazione ai reati di cui agli
artt. 2 e 8 del decreto legislativo n. 74 del 2000.
— Avverso l’ordinanza del Tribunale l’indagato ha proposto, tramite il

difensore, ricorso per cassazione, lamentando la mancata considerazione della
permanenza di un suo interesse concreto e attuale alla decisione, pur in presenza di
una misura interdittiva ormai venuta meno. Tale interesse deriverebbe dal disposto
dell’art. 53, comma 2, del d.lgs. n. 139 del 2005, il quale prevede che «la sospensione
cautelare è comunque disposta in caso di applicazione di misura cautelare interdittiva,
di sentenza definitiva con cui è applicata la interdizione dalla professione o dei pubblici
uffici». Secondo la ricostruzione difensiva, l’uso dell’avverbio “comunque” non lascia
spazio alla discrezionalità del Consiglio dell’ordine territoriale, perché accomuna
l’ipotesi della misura interdittiva temporanea, anche venuta meno per il decorso del
tempo, a quella della misura interdittiva applicata con sentenza definitiva.
CONSIDERATO IN DIRITTO
3. —Il ricorso è fondato.
Questa Corte ha più volte affermato il principio secondo cui l’interesse alla
decisione sull’appello cautelare deve in generale ritenersi caducato dall’intervenuta
revoca o cessazione di efficacia della misura interdittiva, perché la permanenza degli
interessi alla predetta decisione non può prescindere da effettivi caratteri di
concretezza e attualità (ex plurimis, sez. 5, 16 maggio 2014, n. 42839, rv. 260761;
sez. 6, 10 novembre 2009, n. 9479, rv. 246523); con la conseguenza che là dove tali
caratteri di concretezza e attualità siano prospettati e risultino sussistenti l’interesse
permane.
Nel caso di specie, il ricorrente, iscritto all’ordine dei dottori commercialisti e
degli esperti contabili, paventa l’applicazione della sanzione disciplinare di cui all’art.
53 del d.lgs. 28 giugno 2005, n. 139 (Costituzione dell’Ordine dei dottori
commercialisti e degli esperti contabili, a norma dell’articolo 2 della legge 24 febbraio
2005, n. 34), a norma del quale «1. La sospensione cautelare può essere disposta, in
relazione alla gravità del fatto, per un periodo non superiore a cinque anni. 2. La
sospensione cautelare è comunque disposta in caso di applicazione di misura cautelare
2

2.

,

o interdittiva, di sentenza definitiva con cui si e’ applicata l’interdizione dalla
professione o dai pubblici uffici. […]».
Dal tenore letterale di tale disposizione emerge che la sanzione disciplinare della
sospensione cautelare è disposta in ogni caso di misura cautelare o interdittiva con cui
sia applicata l’interdizione dalla professione o dai pubblici uffici. L’uso dell’avverbio
“comunque” lascia intendere, infatti, la sussistenza di un obbligo in capo all’organo
disciplinare di irrogare detta sanzione, a prescindere dal fatto se la misura interdittiva

Permane, dunque, l’interesse dell’indagato ad ottenere una pronuncia del
Tribunale circa la mancata revoca della misura interdittiva della sospensione della
professione da parte del Gip, perché tale mancata revoca costituisce a tutt’oggi il
presupposto per la sanzione disciplinare di cui al richiamato art. 53, comma 2, del
decreto legislativo n. 139 del 2005.
4. — Ne consegue che l’ordinanza impugnata deve essere annullata, con rinvio
al Tribunale di Torino, perché proceda a nuovo giudizio, facendo applicazione dei
principi di diritto sopra enunciati.
P.Q.M.
Annulla l’ordinanza impugnata, con rinvio al Tribunale di Torino.
Così deciso in Roma, il 5 maggio 2015.

temporanea sia ancora in essere.

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