Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 37051 del 23/03/2018


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 37051 Anno 2018
Presidente: MAZZEI ANTONELLA PATRIZIA
Relatore: MAGI RAFFAELLO

Data Udienza: 23/03/2018

SENTENZA

sui ricorsi proposti da:
GIOFFRE’ DOMENICO nato il 27/12/1980 a PALMI
GIOFFRE’ VINCENZO nato il 24/12/1978 a PALMI
GIOFFRE’ ANTONINO nato il 14/12/1969 a MONTERODUNI
GIOFFRE’ ANGELA nato il 27/10/1964 a SEMINARA
RACO RAFFAELE GIORGIO nato il 04/07/1969 a SEMINARA

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avverso il decreto del 15/07/2016 della CORTE APPELLO di REGGIO CALABRIA
sentita la relazione svolta dal Consigliere RAFFAELLO MAGI;
lette/sentite le conclusioni del PG
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IN FATTO E IN DIRITTO
1. Il Tribunale di Reggio Calabria, Sezione per le Misure di Prevenzione, con decreto del
18 ottobre 2014 ha disposto la confisca di beni nei confronti degli eredi di Gioffrè Rocco
Antonio, classe 1936, soggetto deceduto in data 30 gennaio 2011.
La Corte di Appello di Reggio Calabria, con decisione del 15 luglio 2016, ha confermato le
statuizioni di confisca (con la sola esclusione di un immobile, oggetto di restituzione in
favore di Castelletti Luigi Carlo)

pericolosità qualificata di Gioffrè Rocco Antonio, sin dai primi anni ’70.
Sul punto, si osserva che il Gioffrè è stato più volte destinatario (sin dal 1971) di
decisioni applicative della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza.
La cosca Gioffrè è stata, inoltre, ritenuta esistente in una decisione emessa in sede
penale con riferimento a fatti avvenuti tra il 2007 ed il 2008.
In tale giudizio Gioffrè Rocco Antonio è stato raggiunto da affermazione di penale
responsabilità in primo grado per il delitto di cui all’art. 416 bis cod.pen. (condanna ad
anni sette di reclusione) ed è stato ritenuto referente della locale di Seminara. Gioffrè è
deceduto durante la trattazione del giudizio di secondo grado.
Risulta, altresì destinatario – sempre il Gioffrè Rocco Antonio – di una ulteriore misura di
prevenzione disposta in primo grado nell’anno 2010.
I figli maschi del Gioffrè sono tutti in stato detentivo perchè condannati, quantomeno,
per associazione mafiosa.
1.2 In riferimento ai beni confiscati, si tratta dell’azienda agricola di Raco Raffaele Giorgio
e di 39 immobili (tra terreni e fabbricati), nonchè di immobilizzazioni finanziarie (titoli
AGEA).
2. Posta di fronte alle doglianze degli eredi Gioffrè Angela del ’64, Gioffè Antonino del ’69,
Gioffrè Vincenzo del ’78, Gioffrè Domenico dell’80 e dei terzi ,Raco Raffaele Giorgio e
Castelletti Luigi Carlo, la Corte di secondo grado, in sintesi :
a) respinge un tema in rito sulla pretesa inefficacia del sequestro in virtù della durata del
procedimento;
b) riafferma la pericolosità qualificata del defunto Gioffrè Rocco Antonio, riprendendo i
contenuti delle precedenti misure di prevenzione sull’inquadramento del soggetto nella
locale di Seminara e dando per assodata la sua insorgenza agli anni ’70 (decreti del 1963
e del 1971, decreto del 2010 ) e l’assunzione, nel corso del tempo, di un ruolo direttivo
nell’ambito della locale di ‘ndrangheta di Seminara, con partecipazione all’incontro tenuto
a Polsi nel 2007 ;
c) quanto ai contenuti delle doglianze sui criteri di determinazione della sproporzione
afferma, in sostanza, che gli stessi acquisti iniziali dei terreni (1978/1982) non sono stati
in alcun modo giustificati, il che porta a ritenere di provenienza illecita sia il denaro
2

1.1 Nelle due decisioni di merito viene ritenuta sussistente – in via incidentale – la

utilizzato a tal fine che i successivi redditi, prodotti nel corso del tempo. In ogni caso
l’analisi del consulente di parte pecca di astrattezza (per mancata deduzione dei costi e
per mancata identificazione degli eventuali apporti provenienti dai nuclei familiari di
origine) e non consente di azzerare il valore dimostrativo dell’accertamento compiuto in
fase di indagine ;
d) esamina i singoli acquisti o incrementi di valore (in particolare avvenuti nel 1978 1980 – 1982 – 1983 – 1985) e precisa che la ditta di Raco Giorgio, sorta nel 2010,
rappresenta la prosecuzione della attività svolta da Gioffrè Rocco e dai figli, con

3. Avverso detto decreto hanno proposto ricorso per cassazione, a mezzo dei difensori e
procuratori speciali, Gioffrè Domenico, Gioffrè Vincenzo, Gioffrè Antonino, Gioffrè Angela
e Raco Raffaele.
3.1 n ricorso deduce assenza di motivazione (motivazione apparente) sul punto della
pericolosità del de cuius e sul parametro della sproporzione, idoneo a giustificare la
confisca.
3.2 Quanto al primo profilo si rappresenta, in sintesi, che :
a) l’ultima misura di prevenzione personale in danno del Gioffrè Rocco Antonio non era
definitiva (in quanto deceduto durante l’appello) e dunque non poteva essere posta a
fondamento del giudizio incidentale di pericolosità;
b) la Corte Edu nel noto caso De Tommaso contro Italia ha ritenuto eccessivamente
generici i presupposti legislativi cui viene ancorata la valutazione di pericolosità sociale in
sede di prevenzione;
c) neanche i giudizi penali sono approdati a condanna definitiva perchè il Gioffrè è
deceduto durante il processo di appello, dunque non vi sarebbe alcuna prova concreta
della sua appartenenza alla ‘ndrangheta;
d) vi è stato un rigetto di misura patrimoniale nel 1985
3.3 Quanto al secondo profilo le censure riguardano :
a) la stessa possibilità di ritenere ingiustificato un acquisto immobiliare realizzato in
epoca così risalente nel tempo (1978 – 1982) ;
b) la mancata considerazione dei contenuti della consulenza di parte, tesa ad evidenziare
la maggiore redditività imputabile al nucleo familiare e i minori costi di sostentamento.
Si evidenzia in particolare la mancata considerazione dell’incidenza degli aiuti agricoli
AIMA e di altre fonti di finanziamento.

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intestazione di comodo al Raco .

4. Il ricorso è infondato e va, pertanto, rigettato per le ragioni che seguono.
4.1 Va premesso che anche in sede di confisca «disgiunta» in danno degli eredi del
soggetto portatore di pericolosità (art. 18 d.lgs. n.159 del 2011) occorre realizzare il
preliminare inquadramento del soggetto in una delle categorie «tipizzate» di cui agli
articoli 1 e 4 del d.lgs. n.159 del 2011.
A tale compito, tuttavia, non si sono sottratti i giudici del merito che – con
argomentazioni estese e pertinenti – hanno delineato il lungo percorso di pericolosità
soggettiva di Gioffrè Rocco Antonio, con inqudramento nella categoria tipizzata di cui

Sul tema, i rilievi mossi dai ricorrenti non possono trovare accoglimento.
E’ stata infatti argomentata in sede di merito l’esistenza di più occasioni idonee a ‘fissare’
in un determinato momento storico la condizione soggettiva del soggetto, deceduto nel
2011.
Di particolare rilevanza risultano, infatti, le manifestazioni di pericolosità qualificata successive alla emanazione della legge n.575 del 1965 – del Gioffrè ed in particolare
l’avvenuta applicazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno del 1971.
Tale è, infatti, il momento in cui il dato giudiziario, come si è ritenuto in sede di merito,
consente di ancorare il momento genetico di una «condizione» (rappresentata dall’indizio
di appartenenza alla consorteria di stampo mafioso) che accompagna il Gioffrè, per
quanto argomentato in sede di merito, sino al momento del decesso.
In tal senso, le deduzioni difensive circa la mancata ‘definitività’ delle più recenti
pronunzie (penali e di prevenzione) non sono accoglibili, posto che in entrambi i casi i
giudici della prevenzione hanno utilizzato degli accertamenti «compiuti» (decisioni di
primo grado) e non smentiti da acquisizioni posteriori, atteso che i giudizi di secondo
grado hanno esclusivamente constatato il decesso del destinatario della pronunzia di
primo grado.
Lì dove vi sia tale tipologìa di pronunzia, è pienamente legittimo ritenere che i contenuti
della decisione dì primo grado, richiamati e condivisi dal giudice della prevenzione,
concretizzino la base cognitiva della perdurante «appartenenza» del soggetto al sodalizio
di stampo mafioso, posto che esclusivamente un giudicato assolutorio, nel merito, è da
ritenersi di ostacolo alla qualificazione soggettiva in termini di pericolosità (si veda, sul
tema, quanto affermato – tra le altre – da Sez. I n. 31209 del 2015, ric. Scaglianni).
E nel caso in esame la Corte di Appello, seguendo le linee argomentative del Tribunale,
non si è limitata a richiamare la pronunzia emessa in sede penale ma ne ha
autonomamente esaminato i contenuti, con conferma non soltanto del giudizio di
appartenenza ma dello svolgimento, negli anni 2000, di un ruolo di vertice da parte del
Gioffrè Rocco Antonio.

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zicomma 1 lett. a i del d.lgs. n.159 del 2011.

4.2 Ciò posto, va altresì ribadito che simile inquadramento soggettivo, ancorato ai
caratteri della norma incriminatrice evocata, risponde ai principi di tassatività e
determinatezza (la decisione Corte Edu De Tommaso contro Italia è intervenuta sul tema
della cd. pericolosità semplice) e, per le modalità con cui risulta realizzato non

è

sindacabile nella presente sede di legittimità, essendo peraltro il ricorso per cassazione
limitato – come è noto – alla denunzia della violazione di legge, il che determina la
sindacabilità dei soli casi di evidente incompletezza argomentativa o assenza di
riconoscibilità concreta dell’itinerario logico seguito dal giudice di merito.

4.3 Quanto alle doglianze relative alle modalità ricostruttive del giudizio di sproporzione,
le stesse risultano inammissibili.
Ed invero le critiche involgono profili di merito che risultano trattati in modo ampio e
adeguato, e dunque incontrano il doppio limite dell’assenza di una ‘apparenza’ di
motivazione e della piena inerenza al merito.
In particolare, è stata presa in esame, sia in primo che in secondo grado, la consulenza di
parte, il che esclude profili di incompletezza argomentativa.
Del tutto logica e aderente alle risultanze probatorie risulta, inoltre, la ricostruzione
dell’assenza di reale giustificazione degli impieghi finanziari sostenuti per i primi acquisti
dei terreni (’78-’82), ricadenti nel periodo di pericolosità del Gioffrè Rocco Antonino, il
che, come ritenuto in sede di merito, impedisce di porre a riequilibrio l’eventuale reddito
conseguito con lo sfruttamento economico dì tali beni, da ritenersi frutto di attività illecita
(v. sul tema Sez. I n. 30219 del 15.1.2016, rv 267326), nè la difesa ha allegato
l’esistenza di apporti ‘esterni’ in modo concreto, essendo gli aiuti comunitari o i mutui
strumenti di esercizio dell’attività di impresa agricola sui medesimi terreni in questione o
su altri fondi acquistati con i profitti delle attività iniziali, affette dal rilevato vizio
genetico.
t,.)
P
I% ricorso va’, nel Suo complesso, rigettato, con condanna dei ricorrenti al pagamento delle
spese processuali.

Su tale aspetto il ricorso va pertanto rigettato.

P.Q.M.

Rigetta

ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali.

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
Così deciso il 23 marzo 2018

Prima Sezione Penale

Depositata in Cancelleria oggi
Il Consigliere estensore

Il Presidente

Roma, li

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