Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 37040 del 15/03/2018


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 37040 Anno 2018
Presidente: MAZZEI ANTONELLA PATRIZIA
Relatore: BONI MONICA

sul ricorso proposto da:
ABATE LUIGI nato il 25/10/1968 a COSENZA

avverso l’ordinanza del 14/12/2017 del TRIB. SORVEGLIANZA di PERUGIA
sentita la relazione svolta dal Consigliere MONICA BONI;
lette/sentite le cotiskifoni del PG

Data Udienza: 15/03/2018

Ritenuto in fatto e considerato in diritto

1.Con ordinanza in data 14 dicembre 2017 il Tribunale di sorveglianza di
Perugia rigettava l’istanza proposta dal condannato Luigi Abate di ammissione alla
misura dell’affidamento in prova terapeutico ex art. 94 d.P.R. n. 309/90.
2.L’innputato personalmente ha proposto ricorso per lamentare il rigetto
dell’istanza e chiedere di rivalutare il caso al fine di essere ammesso al programma

3. Sia il provvedimento impugnato, sia il ricorso sono stati rispettivamente
emessi e proposti in data successiva al agosto 2017, ossia al momento
dell’entrata in vigore della legge n. 103 del 2017, con cui, modificando il disposto
degli artt. 571, comma 1, e 613, comma 1, cod. proc. pen, si è esclusa la facoltà
dell’imputato di proporre personalmente ricorso per cassazione, prevedendosi che
tale mezzo d’impugnazione sia sottoscritto, a pena d’inammissibilità, da difensori
iscritti nell’albo speciale dei patrocinatori davanti alla Corte di cassazione (Sez. U,
n. 8914 del 21/12/2017, Aiello, informazione provv. n. 30 del 2017).
La modifica delle norme processuali che abilitavano l’imputato alla proposizione
personale del ricorso per cassazione è stata già interpretata come avente valenza
generale nel suo significato chiaro ed inequivoco, perché esclude senza eccezioni di
sorta la facoltà per la parte che è imputata di proporre il ricorso senza il ministero
di un difensore abilitato (Cass., n. 53330 del 4/10/2017, Villa, non massinnata). E
poiché nella sua formulazione non contiene previsioni differenti, dedicate ai
procedimenti penali diversi da quello ordinario di cognizione, deve riconoscersi la
sua applicabilità al ricorso per cassazione anche se proposto dall’interessato
detenuto in espiazione di pena ed in merito ai benefici penitenziari. Al riguardo,
nonostante l’urgenza di approntare in tempi ristretti l’atto d’impugnazione per
proporlo tempestivamente nel rispetto del termine perentorio, la cui inosservanza è
sanzionata a pena d’inammissibilità, e l’intuibile difficoltà di provvedervi per chi sia
ristretto in carcere e debba subire limitazioni alla libertà di movimento e
comunicazione con l’esterno, non si ravvisano argomenti, né testuali, né
sistematici, per poter riconoscere una regolamentazione diversa da quella prevista
in via generalizzata dal nuovo testo dell’art. 613 cod. proc. pen..
Per tali considerazione il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, de plano,
a norma dell’art. 610, comma 5-bis, cod. proc. pen., introdotto dalla medesima
legge n. 103 del 2017 con la conseguente condanna del ricorrente al pagamento
delle spese processuali e, non ricorrendo ipotesi di esonero, al versamento di una
somma alla Cassa delle ammende, determinabile in euro duemila, ai sensi dell’art.
616 cod. proc. pen..

terapeutico residenziale e potersi disintossicare in una qualunque comunità.

2

P. Q. m.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro duemila in favore della Cassa delle
ammende.

Cosi deciso in Roma, il 15 marzo 2018.

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