Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 37032 del 15/03/2018


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 37032 Anno 2018
Presidente: MAZZEI ANTONELLA PATRIZIA
Relatore: VANNUCCI MARCO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
STRANGIO GIUSEPPE nato il 11/09/1957 a SAN LUCA

avverso l’ordinanza del 14/02/2017 della CORTE APPELLO di REGGIO CALABRIA
sentita la relazione svolta dal Consigliere MARCO VANNUCCI; •

Data Udienza: 15/03/2018

Lette le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore
generale dott. Elisabetta Ceniccola, che ha chiesto la declaratoria di inammissibilità
del ricorso in ragione della sua manifesta infondatezza.
OSSERVATO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
che, con ordinanza emessa il 14 febbraio 2017 la Corte di appello di Reggio
Calabria, in funzione di giudice dell’esecuzione, ha revocato l’indulto a Giuseppe
Strangio concesso, per effetto del d.P.R. n. 865 del 1986, dalla Corte di appello di

affermato la propria competenza sul rilievo che l’ultima sentenza divenuta
irrevocabile (il 26 maggio 2015) era quella emessa dalla stessa Corte di appello il
17 giugno 2013, avendo la Corte di cassazione dichiarato inammissibile il ricorso da
tale persona presentato contro tale sentenza;
che per la cassazione di tale ordinanza Strangio ha proposto ricorso (atto
sottoscritto dal difensore, avvocato Rosario Scarfò) deducendo che la stessa
sarebbe stata emessa da giudice dell’esecuzione funzionalmente incompetente, in
quanto: la sentenza della Corte di appello di Reggio Calabria era stata emessa in
sede di rinvio dalla Corte di cassazione; contro tale sentenza, pronunciata nei
confronti di più imputati era stato proposto altro ricorso per cassazione; la Corte
dichiarò inammissibile il ricorso di esso Strangio e, per altri imputati, annullò la
sentenza emessa dalla Corte di appello di Reggio Calabria, disponendo nuovo
annullamento con rinvio alla Corte di appello di Messina; con la conseguenza che
tale ultimo giudice era competente a conoscere degli incidenti di esecuzione ai sensi
dell’art. 665, comma 3, cod. proc. pen.;
che, in effetti, la sentenza emessa dalla Corte di appello di Reggio Calabria, per
Strangio divenuta irrevocabile il 26 maggio 2015, venne pronunciata in sede di
rinvio dalla Corte di cassazione;
che la regola contenuta nell’art. 665, comma 3, ultima parte, cod. proc. pen., ha
natura speciale ed autonoma, prescindente dai criteri indicati nel comma 2 del
medesimo articolo: la conseguenza è che in caso di annullamento con rinvio della
sentenza di appello da parte della Corte di cassazione, giudice competente a
conoscere dell’esecuzione di essa è sempre il giudice di rinvio, anche prima che il
giudizio di rinvio sia stato definito e, a fortiori, che nel caso di giudizio di rinvio
conclusosi con la conferma della sentenza di primo grado (ovvero con riforma non
sostanziale di quest’ultima), è sempre il giudice di rinvio a conoscere dei fatti si -0
deducibili nel processo di esecuzione (in questo senso, cfr., fra le altre, Cass. Sez.
6, n. 3377 del 13 luglio 1994, Sigoli, Rv. 199569; Cass. Sez. 1, n. 3105 del 19
maggio 1995, Alleruzzo, Rv. 202320; Cass. Sez. 1, n. 5049 del 14 gennaio 2003,
Bertè, Rv. 223601; Cass. Sez. 1, n. 30129 del 14 maggio 2003, Novellino, Rv.
225048);

Messina con sentenza del 7 febbraio 1990; e ciò, dopo avere (implicitamente)

che tale orientamento, largamente maggioritario, sul quale vi è consenso da
parte della dottrina (anche perché il comma 2, ultima parte, dell’art. 665
cod.proc.pen. riproduce alla lettera l’art. 629, secondo comma, ultima parte, del
codice di rito del 1930 e la giurisprudenza di legittimità formatasi in riferimento a
tale ultima disposizione si era attestata nel senso sopra indicato), è stato sviluppato
per determinare nella maniera più semplice possibile, assicurando in tal guisa
l’osservanza del principio di unicità del giudice dell’esecuzione, rappresentante il
referente della disciplina contenuta nell’art. 665 cod. proc. pen., la competenza del

rese in processi soggettivamente cumulati o in quelli in cui un solo imputato è
chiamato a rispondere di più reati, nei quali la pronuncia rescindente della Corte di
cassazione, se investe esclusivamente alcuni imputati o alcuni capi, determina la
formazione di giudicato rispetto agli altri imputati ovvero agli altri capi di decisione;
che con il collegare l’individuazione del giudice dell’esecuzione al solo fatto
dell’annullamento con rinvio si evita la frantumazione della competenza e si
concentra nel solo giudice di rinvio (anche prima che questi abbia definito il
processo avanti a sé rinviato) la competenza a conoscere di tutti gli incidenti di
esecuzione, compresi quelli relativi alle parti di pronuncia divenute irrevocabili per
effetto della sentenza di annullamento o della mancata impugnazione in grado di
appello (per tali considerazioni, cfr., in motivazione, Cass. Sez. 1, n. 5049 del 14
gennaio 2003, Bertè, cit.);
che in coerenza con tale ordine di concetti, è dunque specificamente affermata
dalla giurisprudenza di legittimità la regola di interpretazione secondo cui, in
processo con più di un imputato, in caso di annullamento con rinvio disposto dalla
Corte di cassazione solo nei confronti di alcuni coimputati, il giudice dell’esecuzione,
in applicazione dell’art. 665, comma 3, ultima parte, cod. proc. pen., deve essere
individuato, per i procedimenti relativi ai coimputati per i quali la sentenza sia
divenuta definitiva, nel giudice di rinvio, anche nel caso in cui questi non si sia
ancora pronunciato (cfr. Cass. Sez. 1, n. 27843 del 3 giugno 2015, P.G. in proc.
Ciardi, Rv. 264617; Cass. Sez. 1, n. 11882 del 25 febbraio 2015, Perrone, Rv.
263097; Cass. Sez. 1, n. 19374 del 28 aprile 2009, Pizzi, Rv. 243782);
che nel caso di specie il ricorrente deduce che la sentenza della Corte di appello
di Reggio Calabria, emessa in sede di rinvio dalla Corte di cassazione, sarebbe stata
nei confronti di altri imputati annullata dalla Corte di cassazione con rinvio per
nuovo giudizio alla Corte di appello di Messina, ma dell’allegazione, in sé alquanto
generica, non fornice alcuna evidenza;
che l’eccezione di incompetenza è dunque infondata, dovendo affermarsi che la
Corte di appello di Reggio Calabria era competente a conoscere dell’incidente di

giudice dell’esecuzione nel caso di sentenze di annullamento con rinvio, soprattutto

esecuzione definito con l’ordinanza impugnata ai sensi dell art. 665, comma 3,
ultima parte, cod. proc. pen.;
che dal rigetto del ricorso deriva la condanna del ricorrente al pagamento delle
spese processuali.

P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Ti

Il Consigliere estensore
Mar o Vannucci

Antonella Patrizia Mazzei

ithdLt.,,

niuL

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
Prima Sezione Penale
Depositata in Cancelieriffl oggi
Roma,

Il Presidente

n 3 _l LI16. 2011

Così deciso in Roma il 15 marzo 2018.

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