Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 37015 del 08/06/2017


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 37015 Anno 2018
Presidente: CORTESE ARTURO
Relatore: TARDIO ANGELA

SENTENZA

sul conflitto di competenza sollevato da
Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli

con ordinanza del 19/12/2016

nei confronti di
Tribunale di Napoli – sezione distaccata di Ischia

nel procedimento a carico di
Migliaccio Aniello, nato a Ischia il 28/01/1970

visti gli atti;
udita la relazione svolta dal consigliere Angela Tardio;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Alfredo
Pompeo Viola, che ha concluso chiedendo dichiararsi la inammissibilità del
conflitto.

Data Udienza: 08/06/2017

RITENUTO IN FATTO

1. Con ordinanza dibattimentale resa all’udienza del 17 novembre 2016 il
Tribunale monocratico di Napoli – sezione distaccata di Ischia, su eccezione del
difensore di Migliaccio Aniello, imputato del reato di cui agli artt. 624, 625 n. 2 e
7 cod. pen., ha dichiarato la nullità del decreto penale di condanna n. 547/16,
emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli in data 1/4
aprile 2016, per omessa indicazione dell’avviso della facoltà dell’imputato di

prova, a seguito della sentenza n. 201 del 21 luglio 2016 della Corte
costituzionale.

2. Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, con ordinanza
del 19 dicembre 2016 ha sollevato conflitto di competenza, disponendo la
trasmissione degli atti a questa Corte per la sua risoluzione.
Il Giudice, che premetteva l’ammissibilità in rito del conflitto ai sensi dell’art.
28, comma 1, cod. proc. pen., rilevava, a ragione della decisione, che:
– il provvedimento reso dal Giudice monocratico di Ischia era funzionalmente
abnorme, perché il decreto penale di condanna opposto conteneva l’avviso della
facoltà dell’imputato di chiedere, mediante l’opposizione, la sospensione del
procedimento con messa alla prova e la disposta restituzione degli atti aveva
determinato la regressione del procedimento a una fase già esaurita, in assenza
dei presupposti di legge;
– secondo la disciplina del decreto penale di condanna, se era proposta
opposizione l’introduzione del conseguente giudizio poneva nel nulla il decreto
per effetto della sua revoca ex lege, poiché, secondo i richiamati principi di
diritto, l’opposizione «risolveva» la condanna facendo venire meno ogni interesse
per le eventuali deficienze, fatta salva l’ipotesi in cui l’opposizione, pur proposta,
fosse inammissibile e il decreto penale fosse affetto da nullità rilevabile di ufficio
in ogni stato e grado del procedimento, ovvero l’ipotesi in cui il vizio investisse il
decreto laddove svolgeva una funzione introduttiva del processo;
– non ricorreva nella specie alcuna di dette ipotesi, poiché l’opposizione
proposta non era inammissibile e aveva determinato la rituale emissione del
decreto di giudizio immediato, e il decreto penale dichiarato nullo, come il
pedissequo decreto di giudizio immediato, conteneva gli avvertimenti previsti
dalla legge;
– doveva, pertanto, affermarsi la competenza del Giudice monocratico di
Ischia.

2

chiedere, mediante opposizione, la sospensione del procedimento con messa alla

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il denunciato conflitto è insussistente.

2. Si premette che con sentenza n. 201 del 6 luglio 2016, depositata il 21
luglio 2016, la Corte costituzionale ha dichiarato la illegittimità costituzionale
dell’art. 460, comma 1, lett. e), cod. proc. pen. «nella parte in cui non prevede
che il decreto penale di condanna contenga l’avviso della facoltà dell’imputato di

prova».
2.1. Il Giudice rimettente aveva osservato che l’indicata norma, mentre
prevedeva l’obbligo di avviso all’imputato della facoltà di chiedere l’accesso ai riti
alternativi, nulla disponeva con riferimento all’istituto della messa alla prova di
cui all’art.168-bis cod. pen., pur assimilabile ai primi.
Tale asimmetria era considerata lesiva dell’art. 24 Cost., poiché «l’esigenza
di tutela del diritto di difesa imporrebbe che la scelta delle alternative
procedimentali al giudizio dibattimentale ordinario, quando debba essere
compiuta entro brevi termini di decadenza che maturino fuori udienza o in limine
alla stessa, [sia] preceduta da uno specifico avviso», e dell’art. 3 Cost., poiché
essa «darebbe luogo a una disparità di trattamento tra situazioni analoghe».
2.2. La Corte costituzionale ha aderito a detta prospettazione, rilevando che,
«come negli altri riti, anche nel procedimento per decreto deve ritenersi che la
mancata formulazione della richiesta nel termine stabilito dall’art. 464-bis,
comma 2, cod. proc. pen., e cioè con l’atto di opposizione, determini una
decadenza, sicché nel giudizio conseguente all’opposizione l’imputato che prima
non l’abbia chiesta non può più chiedere la messa alla prova», e rimarcando che
l’art. 460, comma 1, cd. proc. pen., non prevedeva, tuttavia, tra i requisiti del
decreto penale di condanna, l’avviso all’imputato della facoltà, nel fare
opposizione, di chiedere la messa alla prova, a differenza di quanto previsto per
gli altri riti; ha poi chiarito che «il complesso dei principi, elaborati da questa
Corte, sulle facoltà difensive per la richiesta dei riti speciali non può non valere
anche per il nuovo procedimento di messa alla prova», e ha concluso rilevando
che, stante l’anticipazione rispetto al giudizio -nel procedimento per decreto- del
termine entro il quale chiedere la messa alla prova e la sua corrispondenza a
quello per proporre opposizione, contrasta con i ridetti parametri costituzionali
«la mancata previsione tra i requisiti del decreto penale di condanna di un
avviso, come quello previsto dall’art. 460, comma 1, lettera e), cod. proc. pen.
per i riti speciali, della facoltà dell’imputato di chiedere la messa alla prova», la
cui omissione può determinare un pregiudizio irreparabile.

3

chiedere mediante l’opposizione la sospensione del procedimento con messa alla

2.3. Per effetto della indicata pronuncia e con riferimento agli avvisi
all’imputato, raggiunto da decreto penale di condanna, pertanto, «la sospensione
del procedimento con messa alla prova è stata posta sul medesimo piano dei riti
alternativi» (Sez.2, n. 3864 del 23/12/2016, dep.2017, Paris, n.m. sul punto).

3. La Corte costituzionale, affrontando nel medesimo giudizio di legittimità
costituzionale l’eccezione -che ha giudicato infondata- di inammissibilità della
questione per difetto di rilevanza, mossa dalla difesa dello Stato sotto il profilo

opposizione, si riferiva a una norma relativa al decreto penale emesso dal giudice
per le indagini preliminari, ha ritenuto che fosse il giudice del dibattimento
tenuto a «valutare, in base all’art. 178, comma 1, lett.

c), cod. proc. pen.,

l’eventuale nullità determinata dalla mancanza dell’avviso in questione (sentenza
n. 148 del 2004) e la possibilità di rimettere in termini l’imputato per formulare
la richiesta, altrimenti tardiva, di messa alla prova”.
3.1. L’avere -nel caso in esame- il Tribunale dichiarato, in accoglimento della
richiesta della difesa, la nullità del decreto penale, richiamando la ridetta
sentenza della Corte costituzionale, e quindi per mancanza dell’avviso della
facoltà di chiedere con l’opposizione la sospensione del procedimento con messa
alla prova, tuttavia, al di là della discutibile correttezza della decisione da far
valere al limite da parte del Pubblico Ministero attraverso lo strumento della
impugnazione, non è atto abnorme come opposto dal Giudice per le indagini
preliminari del Tribunale di Napoli, che ha sollevato il conflitto.
3.2. È, invero, consolidato nella giurisprudenza di legittimità il principio di
diritto secondo il quale l’abnormità, quale aspetto patologico di un atto
processuale, può essere riscontrata o nei provvedimenti che, per la singolarità e
stranezza del contenuto, siano avulsi dall’intero ordinamento processuale, o in
quelli che, pur essendo in astratto manifestazione di legittimo potere, esplichino
effetti al di fuori dei casi consentiti e delle ipotesi previste, al di là di ogni
ragionevole limite. In altri termini l’abnormità dell’atto processuale può
riguardare tanto il profilo strutturale, allorché l’atto, per la sua singolarità, si
ponga al di fuori del sistema organico della legge processuale, quanto il profilo
funzionale, quando esso, pur non estraneo al sistema normativo, determini la
stasi del processo e l’impossibilità di proseguirlo (tra le altre, Sez. u, n. 26 del
24/11/1999, dep. 2000, Magnani, Rv. 215094; Sez. U, n. 22909 del 31/05/2005,
Minervini, Rv. 231163; Sez. U, n. 25957 del 26/03/2009, Toni, Rv. 243590; da
ultimo in caso analogo Sez. 2, n. 3864 del 23/12/2016, citata, Rv. 269103).

4

che la questione, sollevata dal tribunale nel giudizio immediato a seguito della

4. Consegue a detti condivisi principi, escluse l’abnormità del provvedimento
del Tribunale e la ravvisabilità di alcuna -non risolvibile- stasi processuale
incidente sulla prosecuzione dell’esercizio dell’azione penale, la declaratoria di
insussistenza del dedotto conflitto negativo di competenza.
Gli atti vanno, pertanto, restituiti al Giudice per le indagini preliminari del
Tribunale di Napoli, che li ha trasmessi.

Dichiara l’insussistenza del conflitto.
Così deciso il 08/06/2017

Il Consigliere estensore
Angela Tardio

CORTE SUPREMA Dl CASSAMONE
Prima Sezione Penale

Depositata in Cancelleria oggi
Roma,

n 3 1 LE 2018

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P.Q.M.

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