Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 37004 del 26/04/2018


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 37004 Anno 2018
Presidente: MAZZEI ANTONELLA PATRIZIA
Relatore: COCOMELLO ASSUNTA

sentenza
sul ricorso presentato da
Beneventi Vanessa, nata a Colorno il 30/3/1972;
avverso la sentenza de Tribunale di Reggio Emilia del 6/2/2017;
sentita la relazione svolta dal Consigliere Dott.ssa Assunta Cocomello;
udite le conclusioni del Sostituto Procuratore Generale dott.ssa Maria Francesca
Loy, che ha chiesto dichiararsi inammissibile il ricorso;
udito l’avv. Marceddu Maria Luigia, del foro di Reggio Emilia, che ha chiesto
l’accoglimento del ricorso.

RITENUTO IN FATTO
1.11 Tribunale di Reggio Emilia, in data 6/2/2017, condannava Beneventi
Vanessa alla pena di 300 euro di ammenda, per il reato di cui all’art.660 cod.
pen., commesso in danno di Bigliardi Romano, il 7/8/2014. La sentenza -emessa
dal Tribunale a seguito di citazione diretta a giudizio conseguente ad ordine del
Gip di formulazione coattiva dell’imputazione, a seguito del non accoglimento
della richiesta di archiviazione- riconosceva l’imputata responsabile di avere, per
biasimevoli motivi, arrecato disturbo e molestia a Bigliardi Romano,
riprendendolo, in data 15/7/2014, con una videocamera, insistendo nell’azione
nonostante le rimostranze del predetto e i suoi tentativi di sottrarsi.
2. Il Tribunale, rilevava che il fatto risultava provato dalle dichiarazioni della
persona offesa, dalle riprese delle telecamere di sorveglianza presenti nei luoghi,
confermate dal teste, Mantovani Ferdinando, agente in servizio presso la
stazione dei Carabinieri di Albinea, che ne aveva preso visione, specificando che
dalle riprese emergeva che la persona, che effettuava la ripresa con un
telefonino, puntava proprio la parte offesa e non i parcheggi, coni g sostenuto
dall’imputata. In diritto il provvedimento affermava la configurabilità dell’ipotesi

Data Udienza: 26/04/2018

di reato contestata, che poteva configurarsi, secondo il Tribunale, anche a
seguito della realizzazione di una sola azione .
3.Avverso il provvedimento propone ricorso per Cassazione Beneventi
Vanessa, per il tramite del suo difensore, denunciando contraddittorietà della
motivazione con gli atti processo, tra i quali non era presente il filmato visionato

quello riguardante gli specifici fatti oggetto della vicenda processuale. In merito
la difesa della ricorrente evidenziava che il teste Mantovani aveva dichiarato di
non aver visto in viso i protagonisti del filmato.
3.2 Con un secondo motivo la difesa denuncia violazione di legge in relazione
all’art.660 cod. pen,.., in quanto il provvedimento impugnato, pur avendo
espressamente affermato che tra le parti “non correva buon sangue”,

non

prendeva in considerazione, le vessazioni e le ritorsioni subite dalla stessa
imputata ad opera della parte offesa, che invece avrebbero dovuto essere
valutate poiché, in caso di reciprochi dispetti e ritorsioni e offese, viene meno la
petulanza o il biasimevole motivo e, quindi, l’illiceità del fatto, come confermato
dalla pendenza di reciproche querele e procedimenti tra le parti.
3.3 Con un terzo motivo, direttamente collegato a quello precedente, la difesa
denuncia illogicità e contraddittorietà della motivazione, avendo il Tribunale
affermato che certamente l’imputata con la sua azione voleva infastidire il
Bigliardi, in ragione dei rapporti tesi tra le parti, dei quali, tuttavia, la sentenza
non tiene conto ai fini della sussistenza del reato contestato.
3.4 Con il quarto motivo la difesa denuncia violazione di legge in relazione
all’art131 bis cod.pen., non avendo la sentenza riconosciuto l’ipotesi di
particolare tenuità del fatto, richiesta dalla difesa in sede di conclusioni,
nonostante ve ne fossero i presupposti.
3.5 In data 9/4/2018 la difesa della Beneventi deposita motivi nuovi ex art.
585 cod.proc.pen., che,. riprendono e approfondiscono il primo, il secondo ed il
quarto motivo di ricorso.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1.Tutti i motivi di ricorso sono infondati e devono essere rigettati, per le ragioni
che seguono.

2

dal teste Mantovani, che, perciò, avrebbe potuto essere un filmato diverso da

2. Il Collegio ritiene che la motivazione del provvedimento, sebbene
estremamente sintetica, fornisca una motivazione sufficiente, logica e non
contraddittoria delle ragioni che, in fatto e in diritto, fondano il giudizio di
responsabilità dell’imputata che, come risulta dalla denuncia della persona
offesa, confortata dalle indagini effettuate, anche mediante l’esame di una

ri~a ebbe a riprendere con il proprio telefonino il denunciante, contro la
sua volontà e nonostante la sua manifesta opposizione all’atto. Il provvedimento
pone in rilievo, inoltre, che l’imputata non nega il fatto storico ma sostiene di
aver ripreso i parcheggi, circostanza ritenuta non convincente, sia in ragione
delle altre emergenze istruttorie sia dei rapporti tesi esistenti tra le parti, ex
amanti e vicini di casa. A fronte di tale motivazione, immune da vizi logici
censurabili nella presente sede di legittimità, il primo motivo di ricorso deve
ritenersi manifestamente infondato, risolvendosi in mere contro affermazioni
rispetto al ragionamento probatorio seguito dal Tribunale, senza che, in
concreto, siano individuati vizi di legittimità della sentenza.
3. E’ infondato e deve essere rigettato, anche il secondo motivo di ricorso, in
quanto dalla sentenza impugnata non emerge una concreta reciprocità delle
offesa che poteva essere, anche solo in astratto, valutata al fine di escludere
l’illiceità penale del fatto. Tale rilievo non può ritenersi posto in dubbio dal mero
utilizzo nel provvedimento dell’inciso “fra le parti non corre buon sangue”,
situazione meramente accennata dalla sentenza e, comunque, assolutamente
inidonea a configurare una condotta di effettiva reciprocità delle molestie o di
finalità ritorsiva della condotta, che, invece,_ non risulta essere stata
approfondita nel processo e, di conseguenza, nella sentenza. Ritiene, invero, il
Collegio che la contestualizzazione del fatto nell’ambito di una situazione di
tensione e di rapporti personali deteriorati, non possa essere logicamente
equiparata a quella, del tutto diversa, della reciprocità delle offese .
4. Per quanto concerne, infine, il motivo di ricorso afferente al mancato
riconoscimento della esimente della particolare tenuità del fatto, osserva il
collegio che dall’esame del verbale del dibattimento, non risulta una richiesta
della difesa di riconoscimento e applicazione dell’art.131

bis

cod. pen.,

rinvenendosi soltanto, nelle richieste conclusive della stessa, formulate al
momento della chiusura del dibattimento, una richiesta, formulata in subordine
3

videoripresa di una telecamera di sorveglianza della zona, effettivamente

all’assoluzione, dell’applicazione di una pena minima “considerata la tenuità del
fatto”, che, riguardando la dosimetria della pena, nulla ha a che vedere con
l’istanza di applicazione dell’istituto suddetto,

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P.Q.M.

Così deciso, il 26/4/2018
Il Consigliere estensore

Il Presidente

sunta Cocomello

Antonella Patrizia Mazzei

9

(7 111c

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
Prima Sezione Penale

Depositata in Cancelleria oggi
Roma, H

.3 1 LE,

2018

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali..

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