Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 37000 del 16/04/2018


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 37000 Anno 2018
Presidente: MAZZEI ANTONELLA PATRIZIA
Relatore: BIANCHI MICHELE

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
TUTTOLOMONDO GIUSEPPE nato a RAFFADALI il 13/03/1942

avverso la sentenza del 20/04/2017 della CORTE APPELLO di PALERMO
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere MICHELE BIANCHI;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore PIETRO GAETA
che ha concluso chiedendo l’inammissibilità del ricorso.
Il difensore conclude chiedendo l’accoglimento del ricorso.

Data Udienza: 16/04/2018

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza pronunciata in data 20.4.2017 la Corte di appello di
Palermo ha, in riforma della sentenza pronunciata in data 20.1.2016 dal
Tribunale di Agrigento, ritenuto Tuttolonnondo Giuseppe colpevole del reato di cui
all’art. 424 cod. pen. e lo ha condannato alla pena di mesi sei di reclusione, con
la sospensione condizionale della pena.

persona offesa Cuffaro Pasquale e del di lui fratello Cuffaro Filis, che in data
15.8.2011, in Raffadali, l’imputato, proprietario di terreni confinanti, aveva dato
fuoco ad alcuni alberi nella proprietà della persona offesa, determinando il
pericolo di incendio, aveva ritenuto applicabile l’esimente di cui all’art. 131 bis
cod. pen. .

1.2. Adita con impugnazione dell’imputato e del Procuratore generale presso
la Corte di appello di Palermo, la Corte di appello di Palermo ha confermato,
rigettando sul punto l’appello della difesa, l’accertamento del fatto e della
attribuibilità dello stesso all’imputato, ed ha escluso, accogliendo l’impugnazione
del Procuratore generale, la sussistenza della esimente, sul rilievo del grave e
concreto pericolo di incendio, desumibile dalla presenza, in zona rurale, di
cespugli e alberi di alto fusto e dalla stagione estiva.
Quanto al trattamento sanzionatorio, il secondo giudice ha negato il
riconoscimento di attenuanti generiche.

2. Contro tale provvedimento, il difensore dell’imputato ha proposto
ricorso per cassazione, deducendo, con il primo motivo, difetto di motivazione
del giudizio di colpevolezza.
Il giudice di appello avrebbe ritenuto la documentazione fotografica in atti
riscontro alle dichiarazioni della persona offesa, ma in forza di travisamento della
prova in quanto si trattava di fotografie relative ad un diverso incendio
verificatosi in altra epoca e in altro, pur vicino, sito, su terreni non di proprietà
della persona offesa; l’accertamento compiuto dai giudici di merito sarebbe stato
smentito dai testi Intilla e Scarano che, recatisi in loco il 1°.9.2011, non avevano
trovato tracce di recente incendio, mentre l’incendio descritto dalla persona
offesa, relativo ad almeno dieci alberi di alto fusto, era tale da lasciare tracce
ben visibili dopo appena due settimane.
La versione dei fatti resa dall’imputato – nel senso che si era sviluppato
incendio in altra parte, non su terreni di proprietà di Cuffaro Pasquale – aveva

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1.1. Il Tribunale di Agrigento, accertato, sulla base della testimonianza della

trovato conferma proprio nella documentazione fotografica e dai testi Iacono e
Randisi, che si erano recati sul posto nell’anno 2015; la testimonianza della
persona offesa non era credibile in ragione del suo interesse a mantenere la
conflittualità con l’imputato e per la sussistenza di controversia civile fra i due.
Il secondo motivo denuncia il difetto di motivazione in ordine alla
valutazione della entità del fatto, fondata sul travisamento della prova costituita
dalle quattro fotografie, ritenute come relative ai fatti di causa e invece

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il ricorso va dichiarato inammissibile.

1. Il primo motivo di ricorso censura la motivazione del giudizio di
colpevolezza con riferimento alla valutazione delle fotografie acquisite e delle
testimonianze Intilla e Saccaro e al giudizio di credibilità della persona offesa.
Si deve rilevare che entrambe le sentenze di merito concordano nella
ricostruzione del fatto, essendo divergenti solo in ordine al riconoscimento della
esimente della speciale tenuità del fatto, esclusa dal giudice di appello.
Il giudizio di colpevolezza è stato fondato sulle testimonianze di Cuffaro
Pasquale, persona offesa, e del di lui fratello Cuffaro Fillis, e ciò sia quanto alla
prova generica – avendo i testi constatato che diverse piante erano state
bruciate – che alla prova specifica – avendo i due testi raccolto dall’imputato, in
loco, l’ammissione di responsabilità -.

1.1. In ordine al giudizio di credibilità di queste due testimonianze il
motivo ( al punto E, pag. 11) si limita a proporre deduzioni di merito: si sostiene
che Cuffaro Pasquale aveva un interesse personale a mantenere la conflittualità
con l’imputato e che la sua testimonianza era priva di riscontri esterni diversi
dalla testimonianza del fratello; aggiunge infine che la Corte di appello non
avrebbe esaminato il relativo motivo di gravame proposto.
Si deve rilevare che il motivo concernente la mancata risposta al motivo
di gravame sulla credibilità della persona offesa è formulato genericamente, in
quanto non viene dato conto del contenuto del motivo proposto, e risulta,
esaminato l’atto di appello, manifestamente infondato, in quanto l’impugnazione,
che pur ha contestato la veridicità delle dichiarazioni dei fratelli Cuffaro, non
aveva devoluto il punto relativo alla credibilità intrinseca della testimonianza
della persona offesa, bensì solo quello dei riscontri esterni.

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concernenti fatto diverso.

Gli ulteriori argomenti svolti dal motivo hanno contenuto esclusivamente
di merito, senza alcuna censura specifica in ordine alla motivazione del giudizio
di credibilità delle testimonianze di Cuffaro Pasquale e Fillis.

1.2. Il motivo ( ai punti A, B, C) propone censure in relazione alla
valutazione della prova fotografica e alla testimonianza dei testi Intilla e Saccaro.
Queste prove sono state valorizzate in relazione alla prova generica, in
quanto, da una parte, le foto darebbero documentazione dell’incendio, mentre,

Il ricorso sostiene che il giudice di appello avrebbe travisato la prova
fotografica, in quanto le fotografie sarebbero relative ad un sito diverso da quello
de quo; d’altra parte, il giudice di appello avrebbe travisato le testimonianze
Intilla e Saccaro, ritenendole inidonee a dare la prova della assenza di tracce di
incendio.
Quanto alla prova fotografica, il motivo è generico in quanto finalizzato a
escludere un dato valutato come uno dei riscontri esterni alla prova testimoniale,
ma non l’unico e nemmeno quello decisivo, laddove tale carattere è stato
assegnato dalle sentenze di merito alle due testimonianze dei fratelli Cuffaro.
Quanto alle testimonianze Intilla e Saccaro, il motivo censura, in realtà, la
valutazione data dalle sentenze di merito, che hanno ritenuto che questi due
testi, recatisi sul posto in relazione alla complessiva controversia fra l’imputato e
Cuffaro Pasquale, non potessero costituire prova attendibile della assenza di
tracce di un recente incendio.
Nel giudizio di legittimità è consentito l’esame del compendio probatorio
solo nel caso in cui si deduca l’esistenza di una prova che direttamente
smentisca un determinato accertamento di fatto compiuto nel giudizio di merito.
Nel caso in cui il diverso accertamento risulti solo all’esito di una
valutazione della prova, ciò può rilevare solo nell’ambito del controllo sulla
motivazione e quindi solo laddove la motivazione della valutazione di un certa
prova risulti contraddittoria o manifestamente illogica.
Nel caso in esame il motivo ha criticato il giudizio dato dai giudici di
merito sulle testimonianze Intilla e Saccaro, ritenute, dalla difesa, come idonee a
provare l’insussistenza dell’incendio.
Peraltro, in ordine al giudizio formulato dalle sentenze di merito il motivo
non evidenzia profili di illogicità, ma solo una diversa valutazione, essendo
pacifico che i due testi si sono recati sul posto quindici giorni dopo e al di fuori di
attività di indagine specifica sul fatto del 15 agosto 2011.
Anche questa parte del motivo risulta quindi inammissibile.

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dall’altra, i due testi, recatisi sul posto quindici giorni dopo, lo smentirebbero.

1.3. Il motivo ( al punto D) deduce il vizio di travisamento della prova con
riferimento alle testimonianze Iacono e Randisi, che, secondo la difesa,
provavano il verificarsi di incendio in un luogo diverso da quello indicato dalla
persona offesa.
Il motivo è inammissibile, in quanto concerne una prova del tutto irrilevante.
I due testi si sarebbero riferiti a incendi diversi da quello di cui alla imputazione
e, evidentemente, non hanno alcun rilievo.
D’altra parte, lo stesso motivo evidenzia che queste due testimonianze

aveva sostenuto che, nel contesto di tempo e di luogo indicato dalla persona
offesa, l’incendio si era verificato, ma all’interno della proprietà dell’imputato.
Anche valutato in questa prospettiva il motivo risulta inammissibile,
trattandosi di un argomento solo di merito, finalizzato ad una diversa valutazione
dell’intero compendio probatorio.

2. Il secondo motivo censura la motivazione relativa alla esclusione della
esimente della speciale tenuità del fatto.
Il collegio rileva che il motivo non propone una critica diretta alla
motivazione della sentenza impugnata, ma una diversa valutazione del fatto,
valorizzando la circostanza che non si era dovuto chiamare i pompieri.
La sentenza impugnata evidenzia che il fatto era stato commesso in piena
estate, circostanza che rendeva il fatto non modesto in ragione del pericolo di
incendio, al di là dell’effettivo danneggiamento causato.
In relazione a tale rilievo il ricorrente non ha proposto alcun rilievo,
limitandosi a evidenziare un altro aspetto, ritenuto significativo di un diversa
entità del fatto.
Si tratta peraltro di una argomentazione di merito, che non può essere
proposta in sede di legittimità.
Il motivo quindi è inammissibile.

3. Va dunque dichiarata la inammissibilità del ricorso.
Alla inammissibilità del ricorso consegue, ai sensi dell’art. 616 cod. proc.
pen., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, in
mancanza di elementi atti a escludere la colpa nella determinazione della causa
di inammissibilità ( Corte Cost., sentenza n. 186 del 2000), anche la condanna al
versamento di una somma a favore della Cassa delle Ammende, che si reputa
equo determinare in C 2.000, 00.

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avrebbero rilievo solo a riscontro di quanto affermato dall’imputato, il quale

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro duemila in favore della Cassa delle
Ammende.

Il Consigliere estensore

Il Presidente

Michele Bia chi

Antonella Patrizia Mazzei

/

(10eitt

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
Prima Sezione Penale

Depositata in Cancelleria oggi
“”
Roma, Il IL1

Così deciso il 16.4.2018.

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