Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36999 del 16/04/2018


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 36999 Anno 2018
Presidente: MAZZEI ANTONELLA PATRIZIA
Relatore: CAIRO ANTONIO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
PRESTA GENNARO nato a COSENZA il 19/11/1981

avverso la sentenza del 10/03/2017 della CORTE APPELLO di CATANZARO
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere ANTONIO CAIRO;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore PIETRO GAETA
che ha concluso chiedendo

Il PG conclude chiedendo l’inammissibilità del ricorso.
udito il difensore

Data Udienza: 16/04/2018

1. La Corte d’appello di Catanzaro, con sentenza in data 10/3/2017, confermava la decisione
emessa dal Tribunale di Cosenza il 20/7/2015 che aveva dichiarato Presta Gennaro colpevole
del reato di cui all’art. 75 comma 1 D. L.vo 6 settembre 2011, n. 159 e, con la contestata
recidiva, gli aveva inflitto la pena di mesi sei giorni venti di arresto, per non aver ottemperato
alla prescrizione di non allontanarsi dall’abitazione, senza autorizzazione, oltre
l’orario
imposto con decreto del Tribunale della medesima località del 6/12/2006 (notificatogli dopo
un periodo di interruzione il 21/3/2012). Il 16/1/2013 i carabinieri della stazione di Paola lo
avevano sorpreso in contrada Badia, senza che l’allontanamento dall’abitazione, oltre l’orario
permesso, fosse stato comunicato all’Autorità di Pubblica Sicurezza. Sulla scorta di quanto
indicato gli era stata inflitta la pena finale indicata, determinata ponendo come pena base
quella di mesi quattro giorni quindici di arresto e operando l’aumento per la ritenuta recidiva.
2. Ricorre per cassazione Presta Gennaro e deduce la violazione degli artt. 420-ter e 125 cod.
proc. pen.
2.1. Era stata presentata richiesta di differimento del processo per legittimo impedimento del
difensore richiesta illegittimamente respinta dal Giudice territoriale con conseguente nullità
assoluta ex artt. 178 comma 1 lett. c) e 179 cod. proc. pen.
2.2. Con il secondo motivo si deduce la violazione dell’art. 99 comma 4 cod. pen. Il giudice
di merito aveva applicato la recidiva ad un fatto previsto come contravvenzione, errando
all’evidenza, in diritto, nella determinazione del relativo trattamento sanzionatorio.
2.3. Con il terzo motivo si deduce la violazione dell’art. 192 cod. proc. pen. La condanna
era intervenuta in violazione della norma anzidetta essendo assente una valutazione delle
risultanze probatorie. Il teste escusso aveva indicato che la prima verifica era risultata
negativa e che gli accertamenti operati presso le altre centrali avevano dato conto della
esistenza della misura di prevenzione. Ciò senza indicare quali uffici fossero stati contattati.
3 Va disposto l’annullamento senza rinvio della decisione impugnata per prescrizione.
3.1. Il ricorso è, invero, ammissibile in ragione della doglianza sviluppata con il secondo
motivo di censura. Al Presta era, infatti, contestato il reato di cui all’art. 75 comma 1 D.
L.vo 6 settembre 2011, n. 159. Si tratta di una contravvenzione rispetto alla quale, per effetto
della riforma, attuata con legge 5 dicembre 2005, n. 251, non sarebbe stato possibile
applicare la recidiva, ipotizzabile solo in relazione ai delitti.
3.2. Ciò posto, sussiste obbligo di immediata declaratoria dell’esistenza di una causa di non
punibilità, non risultando evidenti i presupposti per una assoluzione nel merito.
La contravvenzione risulta commessa, infatti, il 16/1/2013 con la conseguenza che, avuto
riguardo al termine massimo di prescrizione e al periodo di proroga applicabile, il
quinquennio è interamente decorso alla data del 16/1/2018.
P.Q.M.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché estinto il reato per prescrizione.

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RITENUTO IN FATTO E IN DIRITTO

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