Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36999 del 10/06/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 36999 Anno 2015
Presidente: D’ISA CLAUDIO
Relatore: CIAMPI FRANCESCO MARIA

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
LUPU PETRISOR N. IL 19/05/1985
avverso la sentenza n. 18564/2013 TRIBUNALE di ROMA, del
17/12/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. FRANCESCO MARIA
CIAMPI;

Data Udienza: 10/06/2015

OSSERVA

2. Il ricorso è inammissibile, ex articolo 606, comma 3, c.p.p., perché proposto per
motivi manifestamente infondati.
Come questa Corte ha ripetutamente affermato (cfr. ex plurimis Cass. S.U. 27
settembre 1995, Serafino), l’obbligo della motivazione della sentenza di applicazione
concordata della pena va conformato alla particolare natura della medesima e deve
ritenersi adempiuto qualora il giudice dia atto, ancorché succintamente, di aver
proceduto alla delibazione degli elementi positivi richiesti (la sussistenza dell’accordo
delle parti, la corretta qualificazione giuridica del fatto, l’applicazione di eventuali
circostanze ed il giudizio di bilanciamento, la congruità della pena, la concedibilità
della sospensione condizionale della pena ove la efficacia della richiesta sia ad essa
subordinata) e di quelli negativi (che non debba essere pronunciata sentenza di
proscioglimento a norma dell’articolo 129 c.p.p.).
In particolare, il giudizio negativo in ordine alla ricorrenza di una delle ipotesi di cui
all’articolo 129 c.p.p. deve essere accompagnato da una specifica motivazione
soltanto nel caso in cui dagli atti o dalle deduzioni delle parti emergano concreti
elementi circa la possibile applicazione di cause di non punibilità, dovendo, invece,
ritenersi sufficiente, in caso contrario, una motivazione consistente nell’enunciazione,
anche implicita, che è stata compiuta la verifica richiesta dalla legge e che non
ricorrono le condizioni per una pronuncia di proscioglimento ai sensi della disposizione
citata (ex plurimis Cass. IV, 17\10\2006, n. 34494; Cass. I, 6\2\2007, n. 4688).
Nel procedimento speciale di applicazione della pena su richiesta delle parti, il giudice
decide, invero, sulla base degli atti assunti ed è tenuto, pertanto, a valutare se
sussistano le anzidette cause di proscioglimento soltanto se le stesse preesistano alla
richiesta e siano desumibili dagli atti medesimi. Non è consentito, dunque,
all’imputato, dopo l’intervenuto e ratificato accordo, proporre questioni in ordine alla
mancata applicazione dell’articolo 129 c.p.p., senza precisare per quali specifiche
ragioni detta disposizione avrebbe dovuto essere applicata nel momento del giudizio.
Quanto alla mancata derubricazione del reato nell’ipotesi tentata questa Corte ha
precisato che integra il reato di furto consumato e non tentato la condotta di colui che
si impossessi, superando la barriera delle casse, di merce prelevata dai banchi
sottraendola al pagamento, a nulla rilevando che il fatto sia avvenuto sotto il costante
controllo del personale del supermercato incaricato della sorveglianza (cfr. Sez. IV,
Sez. IV, n. 7062 del 09/01/2014, Rv. 259263)
3. Segue, a norma dell’articolo 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al pagamento
delle spese del procedimento e al pagamento a favore della Cassa delle Ammende,
non emergendo ragioni di esonero, della somma di euro 1500,00
(millecinquecento/00) a titolo di sanzione pecuniaria.
P.Q.M.
dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e al versamento della somma di C 1.500= alla Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma il 10 giugno 2015
Il Consigliere e ensore

1. Lupu Petrisor ricorre per cassazione contro la sentenza di applicazione concordata
della pena in epigrafe indicata (per il reato di furto aggravato), deducendo carenza di
motivazione della medesima in ordine all’insussistenza della ipotesi di furto
consumato.

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