Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36994 del 23/03/2018


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 36994 Anno 2018
Presidente: MAZZEI ANTONELLA PATRIZIA
Relatore: ROCCHI GIACOMO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
PAGONE MICHELE nato il 02/03/1993 a BARI

avverso la sentenza del 31/01/2017 della CORTE APPELLO di BARI
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere GIACOMO ROCCHI
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore MASSIMO GALLI
che ha concluso per

Il Procuratore Generale conclude per l’annullamento con rinvio limitatamente alle
invocate attenuanti
Udito il difensore

Data Udienza: 23/03/2018

RITENUTO IN FATTO
I.

1. Con la sentenza indicata in epigrafe, la Corte di appello di Bari, in riforma
di quella del Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Bari emessa nei
confronti di Pagone Michele, riduceva la pena ad anni cinque e mesi sei di
reclusione, confermando nel resto l’impugnata sentenza.
Pagone è imputato di tentate lesioni aggravate in danno di Pentassuglia
Onofrio commesse in concorso con altri soggetti giudicati separatamente, di

soggetti, nonché di detenzione e porto di un fucile a canne mozze cal. 12.
Secondo l’imputazione, Pagone aveva partecipato ad un tentativo di
pestaggio ai danni di Pentassuglia Onofrio fallito per la reazione della persona
offesa che aveva colpito l’imputato con un pugno al volto, mettendolo in fuga;
poco dopo, a bordo di un’autovettura insieme a Calzolaio e Cacciapaglia,
l’imputato aveva rintracciato Pentassuglia; Pagone aveva esploso un colpo di
fucile cal. 12 a canne mozze da tergo, colpendo la persona offesa alla zona
lombare sinistra, compiendo atti diretti in modo non equivoco a cagionarne la
morte.
All’udienza del 31/1/2017 davanti alla Corte d’appello di Bari, il difensore di
fiducia dell’imputato, munito di procura speciale, rinunciava ai motivi afferenti la
responsabilità.
La Corte territoriale riduceva la pena senza, peraltro, accedere alla richiesta
di prevalenza delle attenuanti generiche e del risarcimento del danno sulle
contestate aggravanti, ritenendo di aderire alla motivazione in punto di
dosimetria della pena della sentenza di primo grado.

2. Ricorre per cassazione il difensore di Pagone Michele, deducendo, con un
primo motivo, violazione di legge e vizio di motivazione con riferimento al motivo
di appello relativo al diniego dell’attenuante della provocazione e al giudizio di
bilanciamento tra circostanze.
La sentenza impugnata non aveva affrontato il motivo di appello e aveva
erroneamente ritenuto che il giudice di primo grado avesse concesso all’imputato
le attenuanti generiche.

In un secondo motivo il ricorrente deduce violazione dell’art. 29 cod. proc.
pen.
Tenuto contro della diminuzione della pena operata dal giudice di appello,
non potevano essere irrogate le pene accessorie dell’interdizione perpetua dai
pubblici uffici e dell’interdizione durante l’esecuzione della pena, poiché la pena

2

tentato omicidio dello stesso Pentassuglia, commesso in concorso con altri due

calcolata sul reato più grave era inferiore ad anni cinque di reclusione.
Di conseguenza, al più la Corte territoriale avrebbe potuto irrogare la pena
accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per la durata di anni cinque.
Il ricorrente conclude per l’annullamento della sentenza impugnata.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Come sostenuto dal ricorrente, la motivazione della sentenza impugnata

applicato all’imputato le attenuanti generiche; al contrario, il Giudice dell’udienza
preliminare del Tribunale di Bari aveva espressamente negato tali circostanze,
fornendo una specifica motivazione sul punto (pag. 23 sentenza di primo grado).

Di conseguenza, la Corte territoriale non ha affrontato il motivo di appello,
omettendo di valutare la concedibilità o meno di tali circostanze; ne consegue,
ancora, che il giudizio di bilanciamento tra circostanze espresso nella sentenza di
appello risulta viziato dalla erronea presupposizione della già avvenuta
concessione delle attenuanti generiche.

2. Invece, il ricorso è infondato con riferimento al diniego dell’attenuante
della provocazione.
Come risulta dal verbale dell’udienza del 31/1/2017 davanti alla Corte
d’appello di Bari, il difensore dell’imputato, munito di procura speciale, ha
espressamente rinunciato al motivo di appello avente ad oggetto il
riconoscimento dell’attenuante della provocazione.

3. Il secondo motivo di ricorso è fondato.
La giurisprudenza di questa Corte afferma costantemente che, ai fini
dell’applicazione della pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici, in caso
di più reati unificati sotto il vincolo della continuazione, occorre fare riferimento
alla misura della pena base stabilita in concreto per il reato più grave, come
risultante a seguito della diminuzione per la scelta del rito, e non a quella
complessiva risultante dall’aumento della continuazione (Sez. 5, n. 28584 del
14/03/2017 – dep. 08/06/2017, Di Corrado ed altri, Rv. 270240; Sez. 1, n. 7346
del 30/01/2013 – dep. 14/02/2013, Pg in proc. Catapano, Rv. 254551; Sez. U, n.
8411 del 27/05/1998 – dep. 17/07/1998, PM in proc. Ishaka, Rv. 210980).
Nel caso di specie, la Corte territoriale ha determinato la pena base per il
delitto più grave di tentato omicidio in anni sette di reclusione; tale pena (su cui
non incidono le circostanze del reato, dichiarate equivalenti) si riduce ad anni

3

dimostra che la Corte territoriale ha ritenuto che il giudice di primo grado avesse

quattro e mesi otto di reclusione in forza del rito abbreviato: misura inferiore al
limite stabilito dall’art. 29, comma 1 cod. pen. per l’applicazione della pena
accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici (legittimante, invece,
l’applicazione dell’interdizione temporanea) ) nonché a quello stabilito dall’art. 32
cod. pen. per l’interdizione legale del condannato per la durata della pena.

In definitiva, la sentenza impugnata deve essere annullata limitatamente
alle attenuanti generiche e alle pene accessorie.

attenuanti e, conseguentemente – nel caso di loro riconoscimento – quello del
bilanciamento tra circostanze; provvederà, inoltre, ad applicare esattamente le
pene accessorie.
Nel resto il ricorso deve essere respinto.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata limitatamente alle attenuanti generiche e alle
pene accessorie e rinvia per nuovo giudizio sui detti punti ad altra Sezione della
Corte d’appello di Bari.
Rigetta nel resto il ricorso.

Così deciso il 23 marzo 2018

Il Consigliere estensore

Il Presidente
Antonella P j trizia Mazzei

cio

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
Pri a Sezione Penale

Depositata In Cancelleria oggi
Roma, lì …
…….

Il Giudice del rinvio affronterà il motivo di appello concernente tali

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