Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36993 del 23/03/2018


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 36993 Anno 2018
Presidente: MAZZEI ANTONELLA PATRIZIA
Relatore: MAGI RAFFAELLO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
VECCHIONE MARIO nato il 04/07/1982 a NOLA

avverso la sentenza del 18/11/2016 della CORTE APPELLO di BOLOGNA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere RAFFAELLO MAGI
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore MASSIMO GALLI
che ha concluso per

Il Procuratore Generale conclude per il rigetto del ricorso
Udito il difensore

Data Udienza: 23/03/2018

IN FATTO E IN DIRITTO

1. Con sentenza emessa in data 1 marzo 2014 il Tribunale di Bologna condannava
Vecchione Mario e Zanfretta Michel alla pena di mesi sei di reclusione ed euro 200,00 di
multa ciascuno, condannava inoltre Triberti Braian alla pena di mesi dieci di reclusione ed
euro 300,00 di multa per essersi questi impossessati, in concorso fra loro, al fine di
trarne profitto, di un portafoglio contenente circa 100 euro, una carta bancomat e altri
effetti personali, nonché un telefono cellulare Nokia, sottraendoli dall’autovettura di

2. In data 2 ottobre 2014 la Corte di Appello di Bologna confermava la sentenza di primo
grado.
3. Il Vecchione proponeva ricorso per Cassazione rilevando l’erronea applicazione di
legge, in relazione agli artt. 110 e 625 n. 5 c.p., non avendo egli posto in essere alcuna
condotta materiale, trovandosi seduto sul sedile posteriore dell’auto e non essendo stato
trovato in possesso di alcuno degli oggetti sottratti.
Inoltre, veniva asserita l’ininfluenza della sua presenza sul luogo del fatto rispetto a
quella dei correi, avendo il Triberti agito, secondo la concorde versione fornita al
momento dell’arresto, senza alcun previo concerto con gli altri due (lo Zanfretta, alla
guida dell’auto, e lo stesso Vecchione, seduto sul sedile posteriore della stessa). Non
potendosi configurare concorso omissivo in assenza di un obbligo giuridico di attivarsi, al
più poteva ravvisarsi semplice connivenza. Il concorso morale si deve concretizzare in un
rafforzamento o in un’istigazione dell’altrui proposito criminoso, di cui, tuttavia, nel
tessuto argomentativo della sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Bologna non vi
sarebbe stata traccia.
Anche sotto il profilo del concorso materiale la sentenza d’appello sarebbe, in tesi, priva
di elementi idonei a qualificare la condotta del Vecchione, di cui si limita a rilevare la
mera presenza sul luogo del fatto, risultando in tal modo la motivazione del primo giudice
ambigua, poiché non specifica chiaramente se, nel momento della commissione del furto,
tutti e tre i coimputati fossero scesi dall’auto, oppure fosse sceso solo il Triberti, unico
trovato in possesso della refurtiva.
3.1 Alla luce di tali considerazioni, questa Corte di Cassazione, in sede rescindente
(sentenza n. 36991/2016) , riteneva necessaria una nuova motivazione da parte del
giudice d’appello relativamente all’effettivo e significativo contributo concorsuale del
Vecchione, indicativo in maniera univoca di un concorso volontario e causalmente
rilevante, come tale distinguibile da una mera connivenza. In particolare, nella decisione
testè citata veniva evidenziato che dalle decisioni di merito non si comprende in maniera
chiara se ai momento della commissione del furto i tre imputati erano scesi tutti dall’auto

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proprietà di Portale Carmelo. Il furto risulta avvenuto in data 28 febbraio 2014.

ove si trovavano (a poca distanza dalla vettura del derubato) oppure ne fosse sceso il
solo Triberti.

4. In sede di rinvio, la Corte d’Appello di Bologna, con sentenza del 18 novembre 2016,
affermava nuovamente la penale responsabilità del Vecchione.
Ad avviso della Corte di merito, sollecitata a nuova valutazione, dagli atti processuali
emerge la responsabilità concorsuale del Vecchione.
In particolare, il giudice del rinvio compie riferimento al contenuto del verbale di arresto

dell’arresto per il giudizio direttissimo .ed al verbale di ricezione della denuncia orale
sporta dalla persona offesa.
4.1 Quanto al verbale d’arresto dei tre correi, si afferma che dalla lettura dello stesso,
emerge una chiara, iniziale, ammissione di responsabilità da parte di tutti e tre i soggetti,
resa nel momento in cui gli operatori di PG, allertati subito dopo il furto, riuscivano a
bloccare i tre dopo un pericoloso inseguimento. La verbalizzazione di sintesi risulta
utilizzabile, stante la definizione con rito abbreviato.
Si rileva inoltre come un’attenta lettura degli atti consenta di ritenere dimostrata anche la
circostanza che il Vecchione, insieme ai correi, fosse sceso dall’auto, dopo che lo
Zanfretta aveva arrestato la marcia del veicolo da lui condotto in corrispondenza
dell’autovettura della persona offesa.
La circostanza della discesa dall’autovettura del Vecchione al momento della commissione
del furto risulta desumibile anche dal contenuto delle prime informazioni rese dalla
vittima Portale, per come riferitì dal teste di p.g. Gatta in sede di relazione effettuata in
occasione della convalida dell’arresto prodromica alla instaurazione del giudizio
direttissimo.
Indirettamente, si afferma, anche dalla denunzia, posto che il riconoscimento
dell’imputato, realizzato dalla vittima, risulta logicamente possibile solo ove i tre
occupanti fossero stati visibili perchè scesi dalla vettura al momento del fatto.
4.2 A giudizio della Corte d’Appello di Bologna quale giudice di rinvio, quindi, risulta
provata la responsabilità a titolo di concorso del Vecchione. Costui oltre ad aver
ammesso, nella immediatezza, la sua partecipazione, risulta essere sceso dalla vettura, il
che contrasta con la tesi difensiva della mera connivenza.
In considerazione di ciò la Corte conferma la sentenza di condanna emessa in primo
grado.

5. Avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione Vecchione Mario cmn
deduzione di erronea applicazione della legge penale, anche in relazione al disposto di cui
all’art. 627 n. 3 cod.proc.pen. .

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dei tre correi, alla relazione effettuata dall’operatore di PG in sede di convalida

Ad avviso della difesa la Corte di Appello di Bologna non ha correttamente adempiuto
all’obbligo di uniformarsi al disposto della sentenza della Corte di Cassazione per quanto
attiene al principio di diritto in essa contenuto. Il giudice del rinvio si è esclusivamente
limitato ad affermare che sussistevano atti processuali in ragione dei quali emergeva una
responsabilità concorsuale a carico del Vecchione.
Gli elementi evidenziati dalla Corte di Appello di Bologna, ad avviso della difesa, non
possono in alcun modo essere considerati idonei a suffragare l’affermazione della penale
responsabilità dell’imputato Vecchione trattandosi di atti non utilizzabili (in particolare le

Ad avviso della difesa, quindi, la prova della sussistenza del concorso, anche solo morale,
del Vecchione nella causazione dell’evento non poteva dirsi raggiunta; la stessa difesa
chiede quindi un ulteriore annullamento della sentenza non avendo ottemperato la Corte
di Appello dì Bologna al principio di diritto evidenziato nella decisione rescindente.

6. Il ricorso è infondato e va, pertanto, rigettato per le ragioni che seguono.
6.1 La decisione rescindente ha individuato un vizio di motivazione nella prima decisione
emessa dalla Corte di Appello, per insufficienza delle argomentazioni impiegate allo scopo
di sostenere la rilevanza del contributo, morale o materiale, del Vecchione.
In ciò, non può dirsi sussistente la formulazione di un «principio di diritto», essendo
pacifico che in caso di imputazione relativa ad azione collettiva il giudice del merito è
tenuto ad argomentare circa l’identificazione concreta e la rilevanza del contributo
concorsuale ai sensi dell’art.110 cod.pen. .
L’annullamento è dunque dipeso da vizio argomentativo, il che rende

non del tutto

calzante al caso in esame la stessa impostazione del ricorso (incentrata sulla pretesa
violazione dell’obbligo di adeguamento ex art. 627 co.3 cod.proc.pen.).
6.2 Ciò posto, mentre il vincolo «pieno» posto dalla decisione rescindente, teso ad
escludere l’autonomia interpretativa del giudice del rinvio è soltanto quello relativo alla
«questione di diritto» decisa dalla Corte di Cassazione ) ciò non toglie che in una corretta
impostazione dela sequenza processuale debba darsi rilievo alla «logica interna» espressa
nella decisione rescindente anche lì dove l’annullamento risulti collegato a vizi
argomentativi (vizi di tipo logico, che assumono rilievo in sede di legittimità sempre in
quanto collegati a ricadute in diritto sul percorso argomentativo realizzato nella decisione
impugnata). Vi è pertanto, pacificamente, il divieto – in sede di rinvio – di sostanziale
riproduzione del percorso argomentativo già censurato in sede di legittimità (tra le molte,
v. Sez. V n. 42814 del 19.6.2014, rv 261760), così come sussiste l’obbligo di affrontare
in via prioritaria il tema posto dalla decisione di annullamento.

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ammissioni rese e la relazione orale del teste di p.g. Gatta) e comunque non esaustivi.

6.3 Tuttavia, va affermato che la decisione oggi impugnata contiene un percorso
argomentativo diverso, almeno in parte, rispetto alla decisione annullata il che rende
insussistente il vizio di ‘mancato adeguamento’ denunziato dal ricorrente.
Quanto, inoltre, alle fonti del convincimento, specie per quanto riguarda l’affermazione contenuta in sentenza – per cui il Vecchione ebbe ad uscire dall’auto unitamente ai
complici (elemento di per sè idoneo a dedurre la sua partecipazione attiva alla fulminea
azione di impossessamento),i1 Collegio ritiene che non vi siano vizi argomentativi nè di
utilizzabilità degli atti. In particolare, da un lato risulta pacifica la utilizzabilità in sede di

dall’altro ciò che appare insindacabile è la considerazione logica, espressa dai giudici del
mento, per cui l’avvenuto riconoscimento del Vecchione da parte della persona offesa
(atto pacificamente utilizzabile) implica l’avvenuta percezione, al momento del fatto, del
volto e della figura dell’imputato, possibile solo ove costui sia effettivamente sceso
dall’auto.
Tale aspetto, non essendo rilevabile alcuna illogicità, rappresenta risposta, congrua e
nuova ai dubbi espressi nella decisione rescindente e da qui deriva il rigetto del ricorso.
Al rigetto segue ex lege la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Così deciso il 23 marzo 2018

Il Consigliere estensore

Il Presidente

Raffaello Magi

AntoneIlaPatrizia Mazzei

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
Prima Sezione Penale

Depositata in Cancelleria oggi
Roma,

n2018

rito abbreviato delle dichiarazioni spontanee rese ai sensi dell’art.350 co.7 cod.proc.pen.;

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