Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36919 del 19/05/2015


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 36919 Anno 2015
Presidente: SQUASSONI CLAUDIA
Relatore: ACETO ALDO

SENTENZA

sul ricorso proposto da
Sancimino Domenico, nato a Palermo il 03/03/1986,

avverso l’ordinanza del 08/10/2014 del Tribunale di riesame di Palermo;

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Aldo Aceto;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Vito
D’Ambrosio, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1. Il sig. Sancimimo Domenico ricorre per l’annullamento dell’ordinanza del
Tribunale di Palermo del 08/10/2014 che, in accoglimento dell’appello del
Pubblico Ministero, ha applicato nei suoi confronti la misura cautelare dell’obbligo
di presentazione alla polizia giudiziaria perché gravemente indiziato del reato di
cui all’art. 73, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, per aver posto in essere, tra il 1° ed
il 7 dicembre 2011, varie condotte di cessione di sostanza stupefacente di natura
e quantità imprecisate in favore di Cacioppo Angelo (fatti del 01/12, 02/12 e

Data Udienza: 19/05/2015

04/12/2011) e di acquisto, in concorso con questi e con Marino Rosario ed a fine
di spaccio, di 20 grammi di cocaina (fatto del 07/12/2011).
1.1. Con unico motivo eccepisce, ai sensi dell’art. 606, lett. e), cod. proc.
pen., la nullità dell’ordinanza per mancanza e manifesta illogicità della
motivazione in relazione alla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e delle
esigenze cautelari e deduce, al riguardo, che il Tribunale del riesame si è limitato
a riprendere stralci della richiesta di misura cautelare del Pubblico Ministero
senza procedere ad un’autonoma valutazione degli elementi di gravità indiziaria
ivi indicati (esclusivamente conversazioni telefoniche) già ritenuti contraddittori

motivato in modo generico la sussistenza del pericolo di reiterazione del reato e
di inquinamento probatorio attingendo a vacue formule di stile.

CONSIDERATO IN DIRITTO

2.11 ricorso è fondato per quanto di ragione.

3.11 primo motivo è assolutamente generico e comunque manifestamente
infondato.
3.1.L’accusa si alimenta dell’apporto significativo delle intercettazioni
telefoniche nel corso delle quali viene utilizzato un linguaggio giudicato
convenzionale (fili della play station, dvx, bottiglie di olio) volto a dissimulare il
vero oggetto delle conversazioni.
3.22ordinanza, in particolare, specifica e analizza le singole conversazioni
intercorse tra il ricorrente e Angelo Cacioppo e, prima ancora, tra quest’ultimo e
una tossicodipendente e Rosario Marino, dalle quali i Giudici del riesame hanno
tratto il convincimento che la richiesta di sostanza fosse stata soddisfatta grazie
al Sancimino (capo 13), quelle successivamente intercorse tra questi e
Passantino Giuseppe Giusto e tal Landolina Carlo (Carletto) ed ancora con il
Cacioppo ritenute significativamente probanti (in considerazione anche del
variegato linguaggio criptico utilizzato) delle cessioni provvisoriamente ipotizzate
ai capi 16 e 23 della rubrica, nonché le ulteriori conversazioni intercorse con il
Marino ed il Cacioppo prima e dopo un controllo di Polizia dalle quali il Tribunale
ha dedotto che il ricorrente ed il Marino si erano disfatti di 20 grammi di cocaina,
successivamente recuperati dal Cacioppo per conto del quale la stavano
trasportando (capo26).
3.3.Costituisce principio consolidato che quando il G.i.p., come nel caso di
specie, rigetti la richiesta di misura cautelare per la sola insussistenza delle
esigenze cautelari il profilo relativo alla ricorrenza dei gravi indizi di colpevolezza

2

dal Giudice per le indagini preliminari. Lamenta inoltre che il Tribunale ha

deve essere doverosamente valutato dal giudice di appello cui il P.M. abbia fatto
ricorso in applicazione dell’art. 310 cod. proc. pen. (Sez. 6, n. 1835 del
12/05/1995, Rv. 202979; Sez. 4, n. 1153 del 19/04/1996, Rv. 205237; Sez. 2,
n. 1243 del 13/02/1997, Rv. 207556).
3.4. A tal fine il Tribunale deve prendere in considerazione tutti gli elementi
di cui all’art. 292, cod. proc. pen., e pertanto deve motivare adeguatamente
anche in ordine alla sussistenza dei gravi indizi, questione della quale l’indagato
non aveva alcun interesse a dolersi, essendo stata comunque disattesa, nei suoi
confronti, la richiesta di applicazione della misura cautelare (cfr., sul punto, Sez.

3.5.Nel caso in esame il Tribunale, come detto, assolve al proprio onere
motivazionale in tema di gravità indiziaria, richiamano espressamente i capi di
imputazione contestati al ricorrente, indicando le conversazioni che ad essi
specificamente si riferiscono ed il contesto in cui tali vicende si calano,
motivando in modo chiaro e preciso, e certamente senza far ricorso a vacue
formule di stile (come eccepito dal ricorrente), le ragioni per cui ha ritenuto
fondata, certamente a livello gravemente indiziario, la provvisoria contestazione.
3.6.11 Sancimino omette del tutto di confrontarsi con gli specifici argomenti
di prova utilizzati dal Tribunale, dei quali nemmeno denunzia il decisivo
travisamento, limitandosi a stigmatizzare il giudizio di elevata probabilità e
verosimiglianza dell’accusa, dimenticando che tale giudizio ben si confà alla sede
cautelare in cui è espresso e che la possibile lettura alternativa delle medesime
finti di prova non può essere dedotta in questa sede se a sua volta non fondata
su fatti eventualmente offerti all’attenzione del Tribunale ed in ipotesi totalmente
negletti (il che non è nemmeno dedotto).
3.7.Ne deriva la genericità e la manifesta infondatezza del ricorso “in parte
qua”

4.Quanto alle esigenze cautelari special-preventive, il Tribunale ne ha
desunto la sussistenza in base alle “disinvolte e ripetute modalità della condotta”.
4.1.11 ricorrente eccepisce la genericità della motivazione.
4.2.11 rilievo è fondato.
4.3.Questa Corte ha già affermato che il riferimento in ordine al “tempo
trascorso dalla commissione del reato” di cui all’art. 292, comma secondo, lett.
c), cod. proc. pen., impone al giudice di motivare sotto il profilo della valutazione
della pericolosità del soggetto in proporzione diretta al tempo intercorrente tra
tale momento e la decisione sulla misura cautelare, giacché ad una maggiore
distanza temporale dai fatti corrisponde un affievolimento delle esigenze
cautelari (Sez. U, n. 40538 del 24/09/2009, Lattanzi, Rv. 244377).

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5, n. 3089 del 24/06/1999, Rv. 214476, con successive pronunce conformi).

4.4.Ne consegue che il maggior tempo trascorso dal fatto scolpisce con più
rigore la già necessaria concretezza e specificità degli elementi che innervano il
giudizio di persistente sussistenza delle esigenze cautelari (nel caso in esame,
special-preventive).
4.5.A tal fine era necessario indicare gli elementi concreti sulla base dei
quali è possibile affermare che l’imputato, verificandosene l’occasione, potrà
commettere reati della stessa specie (Sez. 1, n. 10347 del 20/01/2004, Rv.
227227; Sez. 3, n. 26833 del 26/03/2004, Torsello, Rv. 229911; Sez. 1, n.
25214 del 03/06/2009, Pallucchini, Rv. 244829; Sez. 4, n. 18851 del

Rv. 255857).
4.6.Non assolve a tale scopo una motivazione che valorizza il tempo
trascorso esclusivamente per scegliere una misura cautelare meno afflittiva.
4.7.Ne consegue che l’ordinanza impugnata si mostra generica sul punto e
deve essere annullata con rinvio al Tribunale di Palermo il quale, in sede di nuovo
esame, dovrà necessariamente tener conto delle modifiche nel frattempo
introdotte dall’art. 2, legge 16 aprile 2015, n. 47 che ha previsto anche il
requisito della attualità delle esigenze cautelari di cui all’art. 274, comma 1, lett.
c), cod. proc. pen..
4.8.0ccorre a tal fine considerare che, secondo l’indirizzo precedente le
modifiche introdotte all’art. 292, cod. proc. pen., dall’art. 9, comma 1, legge 8
agosto 1995, n. 332, il requisito della “concretezza” del pericolo specifico di
commissione di ulteriori reati della stessa specie non si identificava con quello
della “attualità” del pericolo stesso, derivante, cioè, dall’esistenza di occasioni
per la commissione di nuovi reati: “concretezza” del pericolo non equivaleva (e
non equivale) alla sua “attualità”. Il pericolo di ricaduta nel reato poteva ritenersi
concreto (e dunque sussistente) preconizzando che la persona sottoposta alle
indagini o imputata, verificandosene l’occasione, avrebbe commesso i delitti
contemplati dall’art. 274, lett. c), cod. proc. pen. (Sez. 1, n. 4534 del
05/11/1992, Rv. 192651).
4.9.Tale indirizzo è rimasto fermo anche in epoca successiva alla legge n.
332 del 1995 (Sez. 1, n. 10347 del 20/01/2004, Rv. 227227; Sez. 3, n. 26833
del 26/03/2004, Torsello, Rv. 229911; Sez. 1, n. 25214 del 03/06/2009,
Pallucchini, Rv. 244829; Sez. 4, n. 18851 del 10/04/2012, Schettino, Rv.
253864; Sez. 6, n. 28618 del 05/04/2013, Vignali, Rv. 255857).
4.10.Alla luce delle considerazioni che precedono, ritiene il Collegio che la
modifica dell’art. 274, lett. c), cod. proc. pen., abbia inteso attribuire al concetto
di “attualità” il significato che gli è stato stato sin qui attribuito da questa Corte,
anche se per escluderne la rilevanza a fini prognostici.

4

10/04/2012, Schettino, Rv. 253864; Sez. 6, n. 28618 del 05/04/2013, Vignali,

4.11.Ne consegue che per ritenere “attuale” il pericolo “concreto” di
reiterazione del reato, non è più sufficiente ipotizzare che la persona sottoposta
alle indagini/imputata, presentandosene l’occasione, sicuramente (o con elevato
grado di probabilità) continuerà a delinquere e/o a commettere i gravi reati
indicati dall’art. 274, lett. c), cod. proc. pen., ma è necessario ipotizzare anche la
certezza o comunque l’elevata probabilità che l’occasione del delitto si
verificherà. Ne consegue che il giudizio prognostico non può più fondarsi sul
seguente schema logico: “se si presenta l’occasione sicuramente, o molto
probabilmente, la persona sottoposta alle indagini reitererà il delitto”, ma dovrà

altamente probabile che si presenterà l’occasione del delitto, altrettanto
certamente o comunque con elevato grado di probabilità la persona sottoposta
alle indagini/imputata tornerà a delinquere”.
4.12.L’ordinanza impugnata deve essere annullata con rinvio al Tribunale di
Palermo che nel riesaminare le esigenze cautelari si atterrà al principio di diritto
sopra indicato.
4.13.Nel resto il ricorso deve essere respinto.

P.Q.M.

Annulla la ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di Palermo
limitatamente alle esigenze cautelari.
Rigetta, nel resto, il ricorso.
Così deciso il 19/05/2015

seguire la diversa, seguente impostazione: “siccome è certo o comunque

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