Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36913 del 26/02/2015


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 36913 Anno 2015
Presidente: TERESI ALFREDO
Relatore: MULLIRI GUICLA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
Shqopa Urim, nato in Albania il 24.5.88
nel proc. c/o
Varrosi Alfred, nato in Albania il 4.10.80
Buja Indrit, nata in Albania 1’11.9.81
indagato art. 73 T.U. Stup.

avverso la ordinanza del Tribunale, Sezione per il Riesame, di Pistoia del 23.10.13

Sentita la relazione del cons. Guida Mùlliri;
Sentito il P.M. nella persona del P.G. dr. Paolo Canevelli, che ha chiesto l’annullamento
con rinvio dell’ordinanza impugnata;

RITENUTO IN FATTO

1. Vicenda processuale e provvedimento impugnato – Nel provvedimento impugnato, il
Tribunale ha respinto la richiesta di riesame proposta avverso il decreto di sequestro
conservativo disposto dal G.í.p. su un’autovettura Ford, formalmente intestata al ricorrente
ma, secondo l’accusa, nella disponibilità di fatto degli indagati Varrosi Alfred – cugino del

Data Udienza: 26/02/2015

ricorrente – e della fidanzata di quest’ultimo Buja Indrit nei confronti dei quali si procede per
violazione alla legge stupefacenti.

1)
violazione di legge e vizio della motivazione circa la ricorrenza dei
presupposti per il sequestro conservativo. Ricordati i principi generali a riguardo, si sottolinea
che, pertanto, è illegittima la pronunzia di sequestro conservativo che si limiti a statuire il
carattere fittizio dell’intestazione sulla sola base della sproporzione tra il valore del bene ed il
reddito dichiarato. Ancora più illegittima, poi, è la statuizione che ha superato il dato obiettivo
dell’intestazione senza nemmeno effettuare un riferimento al reddito del terzo, formale titolare
del bene.
Nel caso di specie, si sottolinea, infatti, che il ricorrente è effettivamente intestatario
dell’autovettura e che, al fine di corrispondere le relative rate, egli ha contratto un
finanziamento con la Ford Credite Europe. Il sig. Shqopa è anche la persona che ha versato il
corrispettivo per l’acquisto della vettura;
2) violazione di legge per insussistenza di una interposizione fittizia di persona
ai sensi dell’art. 1414 c.c. Dal momento che tale figura giuridica presuppone l’esistenza di
accordo simulatorio, nella specie, non ve ne è prova e, del resto, anche nelle intercettazioni
richiamate dal Tribunale, emerge che l’acquisto ed il pagamento, sia, dell’autovettura, che,
degli oneri relativi al possesso, sono stati, sicuramente, a carico dell’odierno ricorrente

Il ricorrente conclude invocando l’annullamento della ordinanza impugnata.

CONSIDERATO IN DIRITTO
3. Motivi della decisione – Il ricorso è inammissibile.
Esso è, innanzitutto, generico perché sviluppa discorsi teorici nei quali, si limita a
ribadire ciò che “formalmente” era già fuori discussione. Così facendo, sembra sviluppare una
tesi astratta nella quale si ignorano i contenuti concreti, chiari e logici del Tribunale.
Il provvedimento Nquest’ultimo, infatti, attraverso il richiamo specifico alle
intercettazioni, mette in luc
olo evidente di “prestanome” del ricorrente.
Basterebbe da sola la conversazione del 29.2.12 nel corso della quale, Varrosi,
«all’interno della sua autovettura, con un connazionale, gli spiega di avere detto al cugino
Shqopa Urim di preparare la documentazione (buste paga ed IBAN) per il finanziamento
necessario per l’acquisto. L’interlocutore di Varrosi consiglia al suo amico di acquistare la Ford
Fiesta modello Titanium». Qualora vi fossero dubbi circa il reale significato di tali discorsi, basti
citare la conversazione successiva nella quale Varrosi informa il proprio interlocutore di avere
ritirato la vettura e quella (n. 29 del 5.3.12) nella quale Varrosi ed il connazionale Kastriot
leggono il libretto di circolazione della nuova auto e si chiedono se, per ritirare l’auto, sia
necessaria la presenza dell’odierno ricorrente.
E’, pertanto, del tutto vano lo sforzo del ricorrente quando evoca l’assenza di prova di
un accordo simulatorio tra di lui ed il Varrosi essendo fin troppo logico che esso non può essere
rinvenuto sotto forma di atto negoziale formale ma, molto verosimilmente – vista la illiceità
che sottende (sottrazione, da parte dell’indagato, alle sue responsabilità eventualmente scaturenti dal reato) — Si
è trattato di un accordo verbale.
Il ricorso è, quindi, viziato a tal punto da genericità e manifesta infondatezza da imporre
la preannunciata declaratoria cui seguono, per legge, la condanna del ricorrente al pagamento
delle spese processuali ed al versamento alla Cassa delle Ammende della somma di 1000 €.

2

2. Motivi del ricorso – Avverso tale decisione, il terzo interessato Shqopa, ha proposto
ricorso, tramite difensore, deducendo:

P.Q.M.

Visti gli artt. 615 e ss. c.p.p.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali
ed al versamento alla Cassa delle Ammende della somma di 1000 €

I Presidente

Così deciso il 26 febbraio 2015

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