Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36886 del 14/07/2015


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Sent. Sez. 4 Num. 36886 Anno 2015
Presidente: BRUSCO CARLO GIUSEPPE
Relatore: D’ISA CLAUDIO

SENTENZA

Sul ricorso proposto da:
PAGGETTI MASSIMILIANO

n. il 16.04.1977

avverso la sentenza n.9298/14 della Corte d’appello di Milano 30.12.2014
Visti gli atti, la sentenza ed il ricorso

Udita all’udienza pubblica del 14 luglio 2015 la relazione fatta dal Consigliere dott.
Claudio D’Isa
Udito il Procuratore Generale nella persona del dott.ssa Marilia Di Nardo che ha
concluso per l’inammissibilità del ricorso.

Data Udienza: 14/07/2015

RITENUTO IN FATTO
PAGETTI MASSIMILIANO ricorre per cassazione avverso la sentenza, indicata in
epigrafe, della Corte d’appello di Milano di conferma della sentenza di condanna
emessa nei suoi confronti dal locale Tribunale in ordine al delitto di concorso in
detenzione di sostanza stupefacente a fine di spaccio.
Il ricorrente pone a base dell’impugnazione di legittimità i seguenti motivi:
1.Assenza di motivazione e violazione di legge in merito alla richiesta di
riconoscimento dell’istituto della continuazione tra i fatti oggetto dell’odierna
contestazione con quelli oggetto della sentenza di condanna, per fatti analoghi,

li raccordasse fosse lo stato di tossicodipendenza dell’imputato.
2.Carenza di motivazione e violazione della legge penale in merito al profilo
concernente la contestazione della recidiva specifica infraquinquennale di cui all’art.
99, comma 3 c.p. la sentenza ha confermato

di primo grado sul

punto, ritenendo innegabilmente sussistente, in virtù del precedente specifico,
inerente a plurimi episodi di detenzione e trasporto di sostanza stupefacente,
commessi dall’imputato in un arco temporale che si estende sino all’anno 2010
(oggetto della sentenza di condanna del 23.06.2011). Si obietta che la mera
presenza di un precedente giudiziario per un delitto di natura non colposa non
determina automaticamente l’applicazione della recidiva, spettando al giudice di
verificare ed appurare se la reiterazione del comportamento criminoso sia in
concreto indice di una maggiore pericolosità sociale.
3.Carenza di motivazione in merito al profilo concernente la mancata concessione
delle attenuanti generiche;
4.Carenza di motivazione e falsa e/o erronea applicazione della legge penale in
relazione all’art. 133 c.p. in merito al profilo concernente la commisurazione della
pena.

CONSIDERATO IN DIRITTO
I motivi esposti sono infondati sicché il ricorso va rigettato.
Con riguardo al primo motivo, nella sentenza impugnata non viene riportata
l’eccezione in parola quale oggetto del gravame di merito, e, poi, non emerge la
produzione in atti della sentenza irrevocabile, emessa in data 23.06.2011, di tal che la
Corte d’appello, in ordine alla richiesta di applicazione dell’istituto

della

continuazione, tra i reati (analoghi) di quella sentenza con quelli oggetto dell’odierno
procedimento, non ha potuto rendere motivazione.
La Corte è consapevole del fatto che in passato si è ritenuto che, ai fini del
riconoscimento della continuazione in sede di cognizione, l’onere di provare i fatti dai
quali dipende l’applicazione dell’istituto è da ritenersi soddisfatto non solo con la
produzione della copia della sentenza rilevante ai fini del richiesto riconoscimento, ma
anche con la semplice indicazione degli estremi di essa, ben potendo in tale ipotesi
l’acquisizione del documento essere disposta dal giudice, come si ricava tra l’altro dalla

emanata in data 23.06.2011, laddove la Corte ha ritenuto che l’unico elemento che

esplicita previsione dell’art. 186 disp. att. cod. proc. pen., che, pur riguardando
l’applicazione della continuazione in sede di esecuzione, esprime un principio che ha
valore generale (Sez. 5, n. 9180 del 29/01/2007, Aloisio, Rv. 236261; Sez. 5, n. 37337
del 29/04/2011, Castellano Rv. 250929).
Tuttavia, il Collegio ritiene maggiormente persuasivo il contrario indirizzo secondo
il quale l’imputato che intenda richiedere, nel giudizio di cognizione, il riconoscimento
della continuazione in riferimento a reati già giudicati non può limitarsi ad indicare gli
estremi delle sentenze rilevanti a tal fine, ma ha l’onere di produrne la copia, non
essendo applicabile in via analogica la disposizione di cui all’art. 186 disp. att. cod.

Rv. 259069).
Tale conclusione è invero sorretta dalla considerazione che la positiva derogatoria
previsione dell’art. 186 disp. att. cit. si giustifica, come puntualizzano le Osservazioni al
Progetto preliminare delle norme di attuazione, in funzione degli ampi poteri officiosi
riservati al giudice della esecuzione a norma dell’art. 185 disp. att. cit.. Ne discende che
l’imputato non può essere esentato in sede di cognizione dall’ordinaria regola per la
quale richieste fondate su elementi non presenti agli atti del processo non possono
essere delibate, se non a pena di attribuire al giudice un compito “istruttorio” non
previsto dalla legge, con correlativo vulnus per la celerità del rito.
Parimenti infondato è il secondo motivo.
Giova ricordare, in linea con quanto recentemente affermato dalle SS UU di questa
Corte (Sez. Sentenza n. 5859 del 27/10/2011 Ud., dep. 15/02/2012, Rv. 251690 qui
pedissequamante riportata) che sul giudice del merito incombe uno specifico dovere di
motivazione sia quando ritiene, sia quando esclude la rilevanza della recidiva. Esclusi i
casi di recidiva c.d. obbligatoria, di cui all’art. 99 c.p., comma 5, il giudice può attribuire
effetti alla recidiva unicamente quando la ritenga effettivamente idonea ad influire, di
per sè, sul trattamento sanzionatorio del fatto per cui si procede; ed è quindi, tenuto a
verificare se il nuovo episodio criminoso sia “concretamente significativo – in rapporto
alla natura e al tempo di commissione dei precedenti ed avuto riguardo ai parametri
indicati dall’art. 133 cod. pen. – sotto il profilo della più accentuata colpevolezza e della
maggiore pericolosità del reo (Corte cost., sent. n.192 del 2007). In altri termini, è
precipuo compito del giudice del merito verificare in concreto se la reiterazione
dell’illecito sia effettivo sintomo di riprovevolezza e pericolosità, tenendo conto della
natura dei reati, del tipo di devianza di cui sono il segno, della qualità dei
comportamenti, del margine di offensività delle condotte, della distanza temporale e del
livello di omogeneità esistente fra loro, dell’eventuale occasionalità della ricaduta e di
ogni altro possibile parametro individualizzante significativo della personalità del reo e
del grado di colpevolezza, al di là del mero ed indifferenziato riscontro formale
dell’esistenza di precedenti penali.
Nel caso, la motivazione adottata dalla Corte distrettuale si è attenuta ai sopra
delineati principi. La Corte, nel fare riferimento al precedente specifico a carico
dell’imputato, attinente plurimi episodi di detenzione e trasporto di sostanza

-3 –

Tr

proc. pen. dettata per la sola fase esecutiva (Sez. 2, n. 9275 del 14/02/2014, Tassone,

stupefacente, commessi fino al 2010, ne mette in luce la pericolosità sociale laddove
afferma che lo stato di tossicodipendenza documentato può essere ritenuto come
movente principale ovvero come collante delle diverse condotte criminali, non potendo
ritenersi queste giustificate dall’esigenza di procurarsi i proventi necessari al
mantenimento del vizio, ma ad un ben più consistente arricchimento..
Da ultimo, in ordine ai denunciati vizio di motivazione e violazione di legge per
la mancata concessione delle attenuanti generiche, ritiene il Collegio di dover
evidenziare che, secondo il condiviso l’orientamento di questa Corte, “in tema di
attenuanti generiche, posto che la ragion d’essere della relativa previsione

favorevole all’imputato, della sanzione prevista dalla legge, in considerazione di
peculiari e non codificabili connotazioni tanto del fatto quanto del soggetto che di
esso si è reso responsabile, ne deriva che la meritevolezza di detto adeguamento
non può mai essere data per scontata o per presunta, sì da dar luogo all’obbligo,
per il giudice, ove questi ritenga invece di escluderla, di giustificarne sotto ogni
possibile profilo, l’affermata insussistenza. Al contrario, è la suindicata
meritevolezza che necessita essa stessa, quando se ne affermi l’esistenza, di
apposita motivazione dalla quale emergano, in positivo, gli elementi che sono stati
ritenuti atti a giustificare la mitigazione del trattamento sanzionatorio” (Cass. sez.
1, 19.10.1992 n. 11361, rv 192381).
Orbene, nel caso di specie, deve rilevarsi che nessun argomento a favore della
tesi della concessione delle suddette attenuanti generiche è stato proposto o
sviluppato dal ricorrente; e deve altresì rilevarsi che correttamente i giudici di
merito, nel rigettare la richiesta di applicazione delle circostanze attenuanti
generiche di cui all’art. 62 bis c.p., hanno fatto riferimento nell’esercizio del loro
ampio potere discrezionale ai parametri di cui all’art. 133 c.p. evidenziando, per
come si legge nella sentenza di primo grado le cui motivazioni si integrano con
quelle del giudice di appello, alla gravità dei fatti ed all’assenza di qualsivoglia
comportamento processuale in qualche modo valutabile in favore dello stesso.
Al rigetto del ricorso segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese
di giudizio.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio.
Così deciso in Ro

all’udienza del 14 luglio 2015.

normativa è quella di consentire al giudice un adeguamento, in senso più

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA