Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36859 del 04/07/2018


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 36859 Anno 2018
Presidente: FIDELBO GIORGIO
Relatore: TRONCI ANDREA

SENTENZA
sul ricorso proposto da
NUGARA GIUSEPPE, nato 1’11/05/1965 a San Biagio Platani

avverso l’ordinanza del 19/02/2018 del TRIB. LIBERTA’ di PALERMO

sentita la relazione svolta dal consigliere Andrea Tronci;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sost. Felicetta Marinelli, che ha
concluso chiedendo il rigetto del ricorso;

uditi i difensori, avv. Antonino Gaziano ed avv. Giuseppe Barba, che si sono
riportati ai motivi del ricorso ed hanno insistito per il suo accoglimento.

RITENUTO IN FATTO
1.

Giuseppe NUGARA, per il tramite del proprio difensore di fiducia, avv.

Antonino Gaziano, ricorre per cassazione avverso l’ordinanza indicata in epigrafe,
con cui il Tribunale di Palermo, adito ai sensi dell’art. 309 del codice di rito, ha
confermato il provvedimento del locale g.i.p., di sottoposizione del prevenuto alla

Data Udienza: 04/07/2018

misura della custodia cautelare in carcere, quale soggetto gravemente indiziato
di associazione per delinquere di stampo mafioso, sub A) – in quanto facente
parte della consorteria denominata Cosa Nostra, con ruolo direttivo quale
reggente della “famiglia” di San Biagio Platani – nonché della commissione in
concorso di molteplici episodi di estorsione consumata, sub E), e tentata, sub P),
Q), R), T) ed U), tutti aggravati anche ai sensi dell’art. 7 d.l. n. 152/1991, con
riferimento ad entrambe le ipotesi contemplate dalla norma.
2.

In primo luogo, deduce il legale ricorrente violazione e falsa applicazione

autonoma valutazione del g.i.p. delle ragioni di applicazione della misura
cautelare”, eccezione già formalizzata innanzi al Tribunale di Palermo e dallo
stesso erroneamente disattesa.
In particolare, avuto riguardo all’addebito associativo di cui al capo A)
dell’incolpazione, il menzionato Tribunale ha ritenuto che, pur a fronte della
“mera illustrazione e rappresentazione di episodi ed intercettazioni con la tecnica
del copia ed incolla”, nondimeno le considerazioni e valutazioni svolte dal g.i.p. a
pag. 178 della propria ordinanza varrebbero a comprovare l’osservanza della
prescrizione che qui si assume non essere stata rispettata. Laddove la lettura di
detta pagina evidenzierebbe come ci si trovi innanzi non già alla “esposizione
delle ragioni della decisione”, bensì al mero “invito rivolto al lettore ad
intraprendere un percorso tra i vari capitoli dell’ordinanza ove sono presenti gli
elementi di fatto ritenuti rilevanti ai fini della decisione, senza tuttavia
permettere di comprendere quale sia il ragionamento in concreto seguito dal
giudice e, soprattutto, quali elementi – tra quelli cui si rinvia – si rivelino decisivi
(ed in che misura possano collegarsi gli uni agli altri) ai fini della applicazione
della custodia cautelare in carcere per il reato contestato”.
Siffatto schema si ripeterebbe sostanzialmente nella trattazione dedicata
ai singoli reati fine che qui interessano dall’ordinanza genetica, sviluppatasi
attraverso l’esposizione degli elementi fattuali mediante la tecnica del “copia ed
incolla”, seguita poi da una chiusa tautologica, del tutto insufficiente – in tesi – a
far ritenere adempiuto l’obbligo sancito dal richiamato art. 292 del codice di rito:
tanto con riferimento agli addebiti di cui ai capi E), P), Q), R) e T) della rubrica
provvisoria, mentre, relativamente al fatto di tentata estorsione

sub U), le

considerazioni finali sarebbero pressoché interamente sovrapponibili a quelle
formulate dal p.m. con la richiesta cautelare, a dimostrazione, una volta di più,
della sussistenza della denunciata nullità.
Da ultimo, si rappresenta altresì il profilo di intrinseca contraddittorietà
della motivazione dell’ordinanza impugnata, discendente dall’aver richiamato, a

degli artt. 272 e ss. e 292, co. 2 lett. c), del codice di rito, “per difetto di

supporto della decisione adottata, l’orientamento giurisprudenziale che reputa
sufficiente che le richieste del p.m. procedente siano state disattese anche solo
per talune imputazioni, ovvero per alcuni indagati, onde ritenere raggiunta la
prova dell’autonomia della valutazione compiuta dal g.i.p., nel momento in cui si
dà contestualmente atto degli annullamenti disposti dallo stesso Tribunale,
relativamente ad altri soggetti attinti dal medesimo provvedimento cautelare,
“con ciò disattendendo il principio al quale dice, invece, di volersi adeguare”.
2.

Il secondo motivo di doglianza lamenta violazione di legge e vizi

quadro indiziario connotato da rilevante probabilità di condanna, in ordine a tutti
i reati per cui si procede a carico del prevenuto, “soltanto sulla erronea
interpretazione di intercettazioni e captazioni telefoniche ed ambientali disposte
nei confronti di NUGARA Giuseppe, fino al 2013 sconosciuto agli inquirenti”; il
tutto ripercorrendo stancamente la richiesta cautelare ed il pedissequo
provvedimento genetico, “senza significativi argomenti nuovi rispetto alle
critiche, osservazioni e ricostruzioni alternative proposte dalla difesa”, così
incorrendo in una sorta di “valutazione circolare della prova”, del tutto
autoreferenziale ed inappagante.
3.

Il 5 giugno u.s. il co-difensore del NUGARA, avv. Giuseppe Barba, ha

depositato una propria memoria con motivi nuovi, alla stregua della quale:
3.1 deduce carenza di motivazione e violazione della legge processuale, per
avere il Tribunale redatto, con specifico riguardo all’addebito associativo, “una
motivazione del tutto apparente”, asseritamente frutto di “una sovrapposizione
testuale tra l’ordinanza de libertate e l’ordinanza genetica (e tra quest’ultima e la
richiesta del pubblico ministero)”, in assenza di qualsivoglia valutazione critica,
“tantomeno autonoma”: il Tribunale della cautela si sarebbe nella sostanza
limitato “a riportare spezzoni di intercettazioni, senza illustrare il significato
indiziario sotteso alle stesse”, in “assenza di ulteriori elementi fattuali, emergenti
dal testo dell’ordinanza, indicativi di una stabile appartenenza al sodalizio
investigato”, facendo luogo ad una sostanziale “trasmigrazione” nel
provvedimento impugnato dell’ordinanza genetica, a sua volta riproduttiva della
richiesta cautelare, a dimostrazione della carenza di qualsivoglia autonoma
valutazione; non senza aggiungere il totale difetto di motivazione, da parte del
più volte citato Tribunale, in ordine alla sussistenza delle “aggravanti di cui ai
commi 2, 3, 4, 5 e 6 dell’art. 416 bis c.p.”, essendosi l’ordinanza affidata “alla
generica, sebbene ormai superata, idea di ‘cosa nostra’ intesa quale struttura
associativa caratterizzata ex ante da tutti i connotati meglio descritti ai commi 2,
3, 4, 5, 6 dell’art. 416 bis c.p.”;
3

c

alternativi della motivazione, per avere il Tribunale reputato sussistente un

3.2

sollecita, sempre ai sensi dell’art. 606,

lett. c) ed e), cod. proc. pen.,

l’annullamento dell’impugnata ordinanza, in ordine alla ritenuta sussistenza di un
quadro di gravità indiziaria, quanto al fatto estorsivo sub E), asseritamente frutto
della fallace attribuzione al ricorrente di un ruolo direttivo in seno alla
consorteria, dedotto “attraverso un esclusivo richiamo alle condotte, perpetrate
dallo stesso, riconducibili ai reati fine”, secondo una “procedura induttivainferenziale”, ritenuta “illogica proprio rispetto alla realtà fenomenica, tipica della
società mafiosa, improntata su di una struttura gerarchica, in cui vi è una precisa

3.3 analogamente, censura l’illogicità e contraddittorietà del ritenuto quadro
indiziario relativo al tentativo di estorsione sub P), in cui, ancora, una volta, il
NUGARA viene indicato come “soggetto che dispensa direttive” e, al contempo,
“esecutore materiale dei presunti atti intimidatori”, dato da ritenersi
incompatibile con “l’esistenza di un sodalizio criminale radicato nel territorio e,
soprattutto, economicamente coinvolto nella vicenda in esame”, per non dire
della mancata esplicitazione delle ragioni in grado di escludere che l’azione fosse
diretta “a soddisfare una esigenza individuale, piuttosto che rivolta a soddisfare
un interesse del sodalizio stesso”;
3.4 denuncia, quanto al reato di cui al capo Q) della rubrica provvisoria, il “totale
travisamento degli elementi estrapolabili dalle emergenze investigative”, per via
di una pretesa “esasperazione argonnentativa” del Tribunale, tuttavia incapace di
“determinare con esattezza il ruolo rivestito dal giudicabile nella vicenda in
contestazione”, in cui, anzi, non vi sarebbe “prova, nemmeno a livello indiziario,
della messa in opera di un qualche atto di intimidazione da parte del ricorrente,
né, tantomeno, posto in essere da un terzo soggetto, su esplicita direttiva del
giudicabile”, risultando altresì contraddittoria l’affermazione secondo cui il
NUGARA avrebbe agito nell’interesse del sodalizio, in presenza della richiesta di
chiarimenti da parte di altri mafiosi, di cui dà atto la stessa ordinanza
impugnata;
3.5 lamenta, quanto al tentativo di estorsione sub R), la “approssimazione del
giudizio” in cui sarebbe incorso il Collegio giudicante, “talmente evidente da
meritare una nettissima censura”: ciò per via della illogica deduzione consistita
nell’attribuire al NUGARA “la diretta partecipazione … a tutte le fasi del delitto”,
in totale assenza di “valide premesse investigative”, in grado di corroborare
siffatta affermazione;
3.6 eccepisce la manifesta illogicità e contraddittorietà dell’ordinanza impugnata
anche con riferimento alla pretesa gravità del quadro indiziario concernente gli
addebiti sub T) ed U): si assisterebbe, infatti – in tesi – fermo, in primo luogo, lo
“omesso accertamento della concreta funzionalità della condotta/e agli interessi

e fondamentale distinzione dei ruoli”;

del sodalizio”, all’assegnazione al ricorrente di un ruolo concorsuale, “senza
tuttavia, riconoscerne ad altri soggetti la compartecipazione”, pur necessaria alla
stregua delle “modalità della contestazione formulata”; con la puntualizzazione
della inidoneità, ad integrare “l’incerto e contraddittorio quadro sin qui descritto”,
delle dichiarazioni rese dal co-indagato e neo-collaboratore di giustizia Giuseppe
QUARANTA, indebitamente valorizzate senza alcuna verifica del positivo
superamento dei parametri che devono imprescindibilmente precedere
l’apprezzamento della sua parola;

esigenze cautelari, stante la presenza in atti di elementi indicativi dell’assenza di
ragioni di cautela, con riferimento a tutti i profili contemplati dall’art. 274 del
codice di rito, non senza sottolineare, da ultimo ed in ogni caso, il carattere
relativo della presunzione dettata dall’art. 275, comma 3, del codice di rito.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1.

L’impugnazione proposta è inammissibile, da ciò discendendo le

consequenziali statuizioni di cui all’art. 616 cod. proc. pen., nella misura di
giustizia indicata in dispositivo quanto alla somma de destinarsi alla cassa delle
ammende.
2.

Manifestamente infondata è la censura incentrata sul preteso difetto di

autonoma valutazione della richiesta cautelare da parte del g.i.p., ripresa anche
dal primo dei motivi sviluppati dalla memoria a firma dell’avv. Barba.
2.1

Tale è, innanzi tutto, la reiterazione dell’eccezione di cui trattasi quanto al

reato associativo: il Tribunale, al di là del rilievo in ordine al rigetto della

richiesta cautelare relativamente a non pochi addebiti – ciò che non può
legittimare alcun automatismo, nel senso del sicuro rispetto della prescrizione di
legge, ma merita comunque di essere valutato – ha esplicitato, in termini
generali, che, “con specifico riguardo alla posizione di NUGARA Giuseppe,
l’ordinanza impugnata non appare affetta dalla dedotta nullità, perché denota
una diversa esposizione ed un autonomo percorso argomentativo del g.i.p., che
la contraddistingue nettamente dalla richiesta cautelare, non soltanto dal punto
di vista grafico e della tecnica redazionale, ma anche e soprattutto dal punto di
vista motivazionale dei contenuti logico-giuridici che il g.i.p. ha assunto a
fondamento del provvedimento coercitivo adottato …”.
Con siffatto, preciso ragionamento giustificativo il ricorso non si confronta
affatto, avendo concentrato la propria attenzione esclusivamente sul passaggio
ulteriore, relativo al richiamo al contenuto di pag. 178 del provvedimento
genetico – sempre per ciò che concerne il solo addebito associativo – che in

3.7 contesta, infine, l’affermazione, ritenuta apodittica, della sussistenza delle

effetti contiene un rinvio ai capitoli successivi, per ciò che attiene agli incontri ed
ai summit di mafia documentati dalla p.g., nonché al significato, in chiave
associativa, del coinvolgimento del prevenuto nei singoli reati fine. Dimentica,
tuttavia, il ricorso che la pagina in questione esordisce con una sorta di
valutazione di sintesi, avente ad oggetto la convergente e significativa valenza
indiziaria degli episodi fino allora illustrati, attraverso la trascrizione di rilevanti
passaggi delle conversazioni in atti; valutazione con riferimento alla quale non è
inutile rimarcare che essa ha riguardato non già la totalità delle captazioni

segno inequivocabile della selezione operata dal g.i.p., di cui appare pertanto
innegabile l’autonomia della valutazione compiuta.
2.2

Anche in relazione ai singoli reati fine l’eccezione risulta infondata.
Rimane ferma per tutti i fatti l’ampia portata del giudizio complessivo

compiuto dal Tribunale e – si ripete – sintomaticamente “trascurato” ex adverso.
In ogni caso, per ciò che concerne il fatto estorsivo sub E), il periodo
conclusivo trascritto dal ricorrente è monco del suo incipit, in cui il g.i.p., alla
luce delle circostanze in precedenza rappresentate, ritiene integrato il requisito
della gravità indiziaria nei confronti di una serie di soggetti, fra cui il NUGARA.
Con la precisazione, per un verso, che detti soggetti non coincidono con la
totalità di quelli per i quali la richiesta cautelare era stata avanzata e, per altro
verso, che le circostanze di cui sopra consistono nella trascrizione di brani di
conversazioni intercettate, la cui valenza probatoria è immediata, sì da non
abbisognare della mediazione di passaggi argomentativi che ne chiariscano la
portata in chiave accusatoria.
2.3

Altrettanto deve dirsi per l’estorsione di cui al capo P) della rubrica

provvisoria.

Anche qui vi è un’inconferente sottolineatura della breve espressione di
sintesi, tralasciando la precedente esposizione di dati fattuali che non
abbisognano di alcun commento: si veda, per tutti, il riferimento al “NUGARA
(che) prima di riaccompagnare a casa il LA ROSA diceva espressamente di avere
la bottiglia con la benzina e due cartucce pronte da andare ad appendere al
cantiere della scuola”. Il che si correla con il fatto che il soggetto passivo
dell’estorsione, la ditta EDILTEC, aveva appunto ottenuto l’appalto per i lavori di
manutenzione straordinaria della scuola materna ed elementare Padre Fedele
Tirrito – così come recita il capo d’incolpazione – e che l’oggetto della denuncia,
quale riportato nel provvedimento genetico, coincide esattamente con il
contenuto della conversazione testé citata.
2.4

Considerazioni del tutto coincidenti vanno ripetute per la

tentata

estorsione di cui al capo Q) della rubrica provvisoria: anche qui, infatti, ci si

6A-r-

riportate nella richiesta cautelare, bensì solo alcune di esse ed alcuni segmenti,

sofferma sulla sintesi riepilogativa e si tralascia del tutto l’esposizione dei dati
fattuali, di assoluta evidenza, posto che – fra l’altro – in una delle conversazioni
riportate, il NUGARA si diffonde nel dare dettagli in ordine ad un mezzo sito nel
cantiere dell’impresa INGRA’, indicando altresì il lato attraverso cui introdursi nel
cantiere, coincidendo detto mezzo con quello oggetto dell’attentato di cui alla
denuncia contro ignoti poi sporta dal titolare del cantiere medesimo; mentre
altre palesano il fastidio per la condotta attribuita con certezza al NUGARA,
l’impresa danneggiata avendo sue proprie “coperture” mafiose, seppur attive in

2.5

Idem anche per il tentativo oggetto dell’incolpazione di cui al capo R), per

il quale pure l’ordinanza genetica rimanda al “contenuto delle comunicazioni
intercettate”, precedentemente riportate e sufficientemente chiare.
2.6

Di non facile comprensione è la censura mossa in relazione alla tentata

estorsione sub T), posto che qui vi è un autonomo giudizio conclusivo, che, sia
pur concisamente, riepiloga l’essenza delle risultanze fattuali delle conversazioni
in precedenza riportate nell’ordinanza genetica.
2.7

Infine, in ordine al capo U), in effetti il giudizio finale riproduce in pratica

integralmente l’eguale chiusa che compare al termine del paragrafo dedicato
all’episodio dalla richiesta di misura cautelare. Nondimeno, come già rilevato in
precedenza, è la stessa struttura del provvedimento genetico – sulla base di un
ampio rinvio alla richiesta cautelare per ciò che concerne l’esposizione, nel suo
complesso, della totalità degli elementi in atti, seguita quindi dalla sintesi dei
passaggi più significativi tratti dalle conversazioni captate – che vale a
significare l’esistenza della prescritta autonoma valutazione da parte del g.i.p., a
maggior ragione se doverosamente letta alla luce del contesto già sopra
descritto, significativo senza ombra di dubbio dell’esercizio del potere di critica
ad opera del giudice in questione.

3.

Radicalmente generico e non consentito è il secondo profilo di doglianza,

che si limita a contestare, sotto il profilo sia della violazione di legge che del vizio
di motivazione, la sussistenza del quadro di gravità indiziaria per tutti i fatti
addebitati al prevenuto, sulla scorta di una indistinta e generalizzata erroneità
nella “lettura” delle captazioni in atti, al di là della ribadita – ma, per quanto
detto, inesistente – assenza di vaglio critico rispetto alla prospettazione
accusatoria.
In proposito, è solo il caso di puntualizzare che, attesa la rilevanza
fondamentale che è propria dell’art. 581 cod. proc. pen. nel vigente sistennza
delle impugnazioni, l’inammissibilità originaria – qui, si ripete, discendente dalla
rilevata genericità dei motivi – non può in alcun modo essere sanata dalla

altro territorio.

specificazione de g li stessi, successivamente intervenuta, secondo lo schema
percorso nel caso in esame attraverso la produzione della ricordata memoria a
firma dell’avv. Barba (motivi dal secondo al sesto), al di là delle mascherate
– ma del pari non consentite – incursioni nel merito che q uest’ultima presuppone
(cfr. Sez. 1, sent. n. 4641 del 03.12.1991 – dep. 23.01.1992, Rv. 190733).
4.

Quanto precede vale altresì a dare contezza dell’inammissibilità dell’ultimo

motivo della memoria anzidetta, in punto di esi g enze cautelari, posto che esso

rimasto del tutto estraneo alla delimitazione del

devolutum

operata con

l’ori g inario ricorso.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pa g amento delle
spese processuali e della somma di C 2.000,00 in favore della cassa delle
ammende.
Manda alla cancelleria per g li adempimenti di cui all’art. 94 co. 1 ter disp. att.
cod. proc. pen.
Così deciso in Roma, il 4 lu g lio 2018
Il consi g liere estensore

Il pràidente

introduce, a prescindere da ulteriori e pur a g evoli considerazioni, un tema

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