Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36839 del 29/05/2018


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 36839 Anno 2018
Presidente: PAOLONI GIACOMO
Relatore: VIGNA MARIA SABINA

SENTENZA
sul ricorso proposto da
Sedita Calogero nato a Santo Stefano Quisquina 1117/02/1983
Avverso l’ordinanza del 6/02/2018 del Tribunale del riesame di Palermo
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Maria Sabina Vigna;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Paolo
Canevelli che ha concluso chiedendo l’inammissibilità del ricorso;
udito il difensore, avv. Sciullo, sostituto processuale dell’avvocato Carmelo
Carrara del foro di Sciacca, che ha concluso chiedendo l’accoglimento del
ricorso.

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Data Udienza: 29/05/2018

RITENUTO IN FATTO

1. Con l’ordinanza impugnata il Tribunale del riesame di Palermo ha
confermato l’ordinanza emessa dal locale G.i.p. in data 11 gennaio 2018 con la
quale era applicata a Sedita Calogero la misura della custodia cautelare in
carcere.
1.1. Al ricorrente è contestata la partecipazione all’associazione mafiosa

Alessandria della Rocca”, organizzato e partecipato a numerosi incontri e riunioni
con altri membri della organizzazione, gestito la riscossione delle somme
provenienti dalle varie attività di estorsione parte delle quali utilizzate per il
sostentamento di detenuti delle loro famiglie, partecipato ad attività intimidatorie
di carattere estorsivo ad imprese ed esercizi commerciali.
1.2. Al ricorrente è, altresì, contestato il reato di tentata estorsione
aggravata dall’articolo 7 del decreto legge n. 152 del 1991 per avere, in concorso
con altri, compiuto atti idonei diretti in modo non equivoco a costringere Vaiana
Giovanni, amministratore unico della società Edile V.N.A. Società Cooperativa, ad
effettuare la ” messa a posto” per i lavori eseguiti in Alessandria della Rocca.
1.3. I gravi indizi di colpevolezza sono desunti in particolare dalla
intercettazione ambientale nel corso della quale l’indagato discuteva con Nugara
Giuseppe dei particolari dell’estorsione ai danni della società Edile V.N.A..
Ritiene, infine, il Collegio della cautela che l’intraneità dimostrata da Sedita
possa fondare anche il giudizio di gravità indiziaria in ordine al reato di cui
all’articolo 416 bis cod. pen.

2. Ricorre Sedita avverso l’ordinanza del Tribunale del riesame, deducendo
la violazione e la erronea applicazione della legge processuale.
2.1. L’ordinanza applicativa della misura della custodia cautelare in carcere è
nulla sotto il profilo della mancanza di autonoma valutazione, sia con riferimento
ai gravi indizi di colpevolezza, essendosi il giudice limitato a riportare gli elementi
addotti dal Pubblico ministero nella propria richiesta di misura, senza alcuna
valutazione critica di tali elementi, sia con riferimento alle esigenze cautelari e
ancora con riferimento alla mancata indicazione delle ragioni del perché le
anzidette esigenze non possono essere soddisfatte con misura meno afflittive
anche in considerazione delle condizioni di salute del ricorrente.
2.2. I gravi indizi di colpevolezza in ordine al reato di cui all’articolo 416 bis
cod. pen. sono desunti unicamente dalla condizione familiare dell’indagato i cui

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“Cosa Nostra” per avere, quale appartenente alla “famiglia mafiosa di

ascendenti sono attinti da accuse di partecipazione ad associazione mafiosa,
nonché dalla partecipazione al reato di tentata estorsione aggravata.
Nulla dice l’ordinanza in merito alla “famiglia mafiosa di Alessandria della
Rocca”.
2.3. Quanto alle esigenze cautelari il Tribunale del riesame non ha tenuto
conto dello stato di incensuratezza del ricorrente e della proficua attività
lavorativa da lui svolta.

1. L’impugnazione proposta non è in grado di superare il preliminare e
doveroso vaglio di ammissibilità.

2. A tale riguardo deve evidenziarsi come il ricorso, nel riprodurre – onde
poi assoggettarla a critica – la motivazione con cui il Tribunale palermitano ha
rigettato l’eccezione di nullità che è alla base dell’impugnazione in esame, ha
nondimeno omesso di riportare l’incipit della motivazione medesima, là dove il
giudice distrettuale della cautela pone in evidenza, rimarcando il carattere
preliminare e prioritario dell’osservazione, che la difesa del prevenuto ha svolto
una censura generale del profilo in esame senza prendere specificamente in
considerazione le singole parti della corposissima ordinanza impugnata che
trattano dell’indagato Sedita Calogero e degli addebiti a lui specificamente mossi.

3. Le Sezioni Unite della Corte di cassazione hanno evidenziato come «il
legislatore del 2015 ha chiaramente mostrato, anche con interventi paralleli su
più norme (gli artt. 292, comma 2, lett. c) e 292, comma 2, lett.

c-bis) cod.

proc. pen.), di considerare fra gli obiettivi connotanti la riforma quello di
sanzionare qualsiasi prassi di automatico recepimento, ad opera del giudice,
delle tesi dell’ufficio richiedente, cosi da rendere effettivo il doveroso controllo
giurisdizionale preteso dalla Costituzione prima che dalla legge ordinaria, e da
rendere altresì forte la dimostrazione della specifica valutazione dell’organo
giudiziario di prima istanza sui requisiti fondanti la misura, precludendone la
sanatoria che potrebbe derivare dall’intervento surrogatorio pieno del giudice
della impugnazione, pure rimasto previsto nello stesso comma 9» (così, Sez. U.,
n. 18954 del 31/03/ 2016, Capasso, Rv. 266789).
Il tratto innovativo della riforma introdotta non riguarda tanto la previsione
del rafforzamento dell’obbligo di motivazione del giudice nella parte in cui si
richiede l’idoneità del provvedimento impositivo a soddisfare la necessità di una
chiara intelligibilità dell’iter logico-argomentativo posto a fondamento del
provvedimento coercitivo al fine di evitare motivazioni apparenti non
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/J

CONSIDERATO IN DIRITTO

sostanzialmente riferibili ad un giudice terzo, quanto, piuttosto, nella modifica
dei poteri attribuiti, in fase decisoria, al Tribunale del riesame, con la previsione
di cui al comma 9 dell’art. 309 cod. proc. pen..
Al Tribunale è, infatti, attribuito il potere di annullamento dell’ordinanza che
non contenga l’autonoma valutazione, a norma dell’art. 292 cod. proc. pen.,
delle esigenze cautelari, degli indizi e degli elementi forniti dalla difesa.
La riforma impedisce dunque al giudice del riesame di riformare i
provvedimenti cautelari afflitti dalle più gravi carenze motivazionali (motivazione

consistente in mere “clausole di stile” di consistenza argomentativa nulla),
mentre permane il potere di correggere le argomentazioni insufficienti,
parzialmente carenti o contraddittorie.
La questione attiene alla verifica delle condizioni minime in presenza delle
quali è possibile affermare che il giudice della cautela abbia compiuto un effettivo
e autonomo giudizio valutativo.
3.1. Questa Corte di legittimità ha spiegato che la prescrizione della
necessaria autonoma valutazione delle esigenze cautelari e dei gravi indizi di
colpevolezza, contenuta nell’art. 292, comma 1, lett. c), cod. proc. pen., come
modificato dalla legge n. 47 del 16 aprile 2015, è osservata quando l’ordinanza
cautelare operi un richiamo, in tutto o in parte, ad altri atti del procedimento, a
condizione che il giudice, per ciascuna contestazione e posizione, svolga un
effettivo vaglio degli elementi di fatto ritenuti decisivi, senza il ricorso a formule
stereotipate, spiegandone la rilevanza ai fini dell’affermazione dei gravi indizi di
colpevolezza e delle esigenze cautelari nel caso concreto; fermo restando che, in
presenza di posizioni analoghe o di imputazioni descrittive di fatti commessi con
modalità “seriali”, non è necessario che il giudice ribadisca ogni volta le regole di
giudizio alle quali si è ispirato, potendo ricorrere ad una valutazione cumulativa
purché, dal contesto del provvedimento, risulti evidente la ragione giustificativa
della misura in relazione ai soggetti attinti e agli addebiti di volta in volta,
considerati per essi sussistenti (Sez. 6, n. 1430 del 03/10/2017, dep.
15/01/2018, Palazzo, Rv. 272179; Sez. 3, n. 28979 del 11/05/2016, Sabounjian,
Rv. 267350).
3.2. In particolare, è stato puntualizzato che, ai fini dell’autonoma
valutazione non rileva un’analisi puramente strutturale delle proposizioni che
compongono la trama motivazionale, la lunghezza dei periodi sintattici o l’uso,
peraltro imposto dal contenuto motivazionale del provvedimento giurisdizionale,
di comuni e ricorrenti incisi stilistici, ma è necessario e sufficiente verificare che
siano stati esplicitati, indipendentemente dal richiamo in tutto o in parte di altri
atti del procedimento, i criteri adottati dal giudice della decisione, ossia le ragioni
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“radicalmente assente o meramente apparente”, o “mancante in senso grafico” o

che giustificano l’emanazione del titolo cautelare (così, Sez. 6, n. 13864 del
16/03/2017, Marra, Rv. 269648; nello stesso senso, tra le altre, Sez. 5, n.
11912 del 2/12/2015, dep. 21/03/2016, Belsito, Rv.266428).
3.3. Si è, inoltre, osservato che «in tema di motivazione delle ordinanze
cautelari personali, la previsione di “autonoma valutazione” delle esigenze
cautelari e dei gravi indizi di colpevolezza, introdotta all’art. 292, primo comma,
lett. c), cod . proc. pen. dalla legge 16 aprile 2015, n. 47, impone al giudice di
esplicitare, indipendentemente dal richiamo in tutto o in parte di altri atti del

invece, la necessità di una riscrittura “originale” degli elementi o circostanze
rilevanti ai fini della disposizione della misura (Sez. 6, n. 13864 del 16/03/2017,
Rv. 269648).
Di qui la particolare attenzione che è stata dedicata, segnatamente a due
ricorrenti tipologie di provvedimenti, l’una costituita dalla motivazione
relationem

per

e l’altra — pure coincidente con il caso di specie — dalla

incorporazione nell’ordinanza del giudice della richiesta presentata dal Pubblico
ministero.
In linea generale, è stata ribadita, pur dopo l’entrata in vigore della legge n.
47 del 2015, la legittimità del ricorso a tali forme di motivazione, sempre che sia
possibile affermare che il giudice abbia fatto luogo ad «un effettivo vaglio degli
elementi di fatto ritenuti decisivi, senza il ricorso a formule stereotipate,
spiegandone la rilevanza ai fini dell’affermazione dei gravi indizi di colpevolezza e
delle esigenze cautelari nel caso concreto» (in tal senso, Sez. 3, n. 28979 del
11/05/2016 Rv. 267350): il che non può che valere, in forza dell’autonomia che
connota i singoli rapporti che s’instaurano in seno al procedimento, per ciascun
indagato e in relazione ai distinti fatti oggetto di incolpazione (cfr., in parte
motiva, la già citata Sez. 6, sent. n. 13864/ 2017), in tal senso ribadendo quindi
il Collegio la propria adesione all’indirizzo giurisprudenziale più rigoroso, a fronte
di quello che ritiene sufficiente, onde integrare il requisito dell’autonoma
valutazione, il fatto che l’ordinanza, «benché redatta con la tecnica del c.d.
copia-incolla, accolga la richiesta del Pubblico ministero solo per talune
imputazioni cautelari ovvero solo per alcuni indagati, in quanto il parziale diniego
opposto dal giudice o la diversa gradazione delle misure costituiscono, di per sé,
indice di una autonoma valutazione critica e non meramente adesiva, della
richiesta cautelare, nell’intero complesso delle sue articolazioni interne” (così, da
ultimo, Sez. 2, n. 2575 del 4/05/2017, Rv. 270662).
Tale orientamento, secondo questo Collegio, non risulta rispettoso della
valenza costituzionale dei principi in gioco, quali la tutela della libertà delle
persone e il correlato diritto di difesa, nonché l’esercizio indipendente della
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procedimento, i criteri adottati a fondamento della decisione e non implica,

giurisdizione, dovendo il giudice che decide la compressione della libertà di un
determinato soggetto incentrare la propria valutazione sulla specifica posizione
del soggetto attinto dalla misura cautelare che costituisce oggetto di giudizio.
3.4. Alla luce dei principi sopra esposti, ritiene il Collegio che, mentre gli
elementi fattuali possono essere trascritti dal G.i.p. così come indicati nella
richiesta del Pubblico ministero e senza alcuna aggiunta, costituendo il dato
oggettivo posto alla base della richiesta, per ciò che concerne il profilo
prettamente valutativo, è essenziale che lo stesso sia esplicitato, trattandosi del

La sussistenza dello stesso va, ovviamente, analizzata, alla luce della totalità
dell’impianto motivazionale del provvedimento in esame (cfr. Sez. 6, n. 30777
del 20/06/2018; Sez. 6, n. 3067 del 03.10.2017, dep. 23.01.2018, Rv. 272135).
3.5. Il Tribunale del riesame di Palermo ha fatto corretta applicazione di tali
principi evidenziando che l’ordinanza impugnata contiene alcuni passaggi
valutativi che, sebbene non particolarmente esaustivi, integrano tuttavia quelle
condizioni minime che escludono la sussistenza della denunciata nullità.
Correttamente il Collegio della cautela richiama il passaggio in cui il G.i.p., ai
fini dell’affermazione della partecipazione di Sedita al sodalizio mafioso, ha
valorizzato il coinvolgimento dell’indagato nell’episodio estorsivo di cui al capo R)
dell’incolpazione, attribuendo in tal senso rilevanza alle modalità esecutive della
condotta (ricostruita nei dettagli nelle pagine 733 e segg. dell’ordinanza di
custodia cautelare), al modo in cui l’indagato è stato coinvolto nella realizzazione
del delitto e ai rapporti emergenti dalla condotta medesima.
Il Tribunale del riesame evidenzia, inoltre, puntualmente le ragioni per le
quali tale passaggio non può ritenersi speculare a quello in cui il Pubblico
ministero desume detto ruolo in capo all’indagato.
3.6. La medesima conclusione finale, sotto il profilo della manifesta
infondatezza, s’impone anche in relazione al preteso difetto di autonoma
valutazione in tema di esigenze cautelari.
Nella fattispecie, non può prescindersi dalla doverosa considerazione che i
reati oggetto d’indagine sono relativi alla violazione dell’art. 416 bis cod. pen. e
degli artt. 56, 629 cod. pen. con l’aggravante di cui all’art. 7 del decreto legge n.
152/1991; in considerazione di ciò, il pur generalizzato riferimento alla
sussistenza dell’oggettivo dato normativo, costituito dalla presunzione di cui
all’art. 275, comma 3, cod. proc. pen., così come diversamente calibrata per
dette tipologie di reati, non consente di ritenere che si sia in presenza del vizio
denunciato.

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dato realmente qualificante della decisione assunta.

4. Quanto al primo motivo del ricorso, deve rimarcarsi che il Tribunale del
riesame mette puntualmente in evidenza gli elementi dai quali sono stati desunti
i gravi indizi di colpevolezza a carico dell’indagato.
In particolare il Collegio della cautela sottolinea la rilevanza — oltre che degli
incontri di Sedita con noti esponenti mafiosi, quali Spoto e Nugara — della
intercettazione ambientale del 11/06/2015 tra Nugara e Sedita nel corso della
quale il secondo fornisce ai promotori dell’estorsione e agli esecutori materiali
della medesima una vera e propria autorizzazione a procedere, dimostrando di

consigli sulle modalità da seguire.
Con motivazione saldamente ancorata alle risultanze di indagine, il Tribunale
del riesame evidenzia, poi, che pochi giorni dopo tale intercettazione l’atto
intimidatorio è stato posto in essere esattamente nei termini prospettati da
Sedita.
Altrettanto incensurabile è la motivazione del provvedimento impugnato
nella parte in cui ritiene che l’intraneità dimostrata da Sedita possa fondare
anche il giudizio di gravità indiziaria in ordine al reato di cui all’articolo 416

bis

cod. pen..
L’appartenenza di un soggetto a un sodalizio criminale può, infatti, essere
ritenuta anche in base alla partecipazione a un solo reato fine solo purché sia
dimostrato che il ruolo svolto e le modalità dell’azione siano stati tali da
evidenziare la sussistenza del vincolo

(ex plurimis

Sez. 1, n. 6308 del

20/01/2010, Rv. 246115).
4.1. Corretta e sorretta da logica, secondo un percorso che non segnala
deficienze o contraddizioni, è poi la motivazione spesa dal Tribunale del riesame
in ordine alla sussistenza delle esigenze cautelari, allorchè evidenzia che non
risultano acquisiti nei confronti dell’indagato elementi idonei a superare la
presunzione di cui all’art. 275, comma 3, cod. proc. pen. e che non possono, in
particolare, considerarsi tali l’impiego lavorativo del predetto né l’esistenza di
una patologia che non risulta essere così limitante da escludere la capacità
criminale del ricorrente.
4.2. Conclusivamente, avendo riguardo al complessivo impianto
motivazionale dell’ordinanza c.d. genetica (v. pagine 389 e 1163) e
dell’ordinanza emessa a decisione del ricorso ex art. 309 cod. proc. pen., non v’è
materia per sostenere che il provvedimento limitativo della libertà personale
adottato nei confronti dei ricorrenti sia affetto da alcun vizio giuridico o logico
argomentativo.
A fronte della delineata completezza e linearità delle sequenze motivazionali
dell’impianto argomentativo dispiegato a sostegno del disposto vincolo alla
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essere a conoscenza dei minimi particolari dell’azione criminosa e dando anche

libertà personale, i motivi dei ricorrenti si risolvono in un sollecito ad una
rilettura delle risultanze processuali e, dunque, ad una valutazione alternativa
degli elementi a carico, promuovendo uno scrutinio non consentito in questa
Sede (ex plurimis Sez. U, n. 47289 del 24/09/2003, Petrella, Rv. 226074).

5. Alla declaratoria di cui sopra segue la condanna al pagamento delle spese
processuali.
In ragione delle statuizioni della sentenza della Corte costituzionale del 13

determinazione della causa di inammissibilità, deve, altresì, disporsi che il
ricorrente versi la somma, determinata in via equitativa, di euro 2.000,00 in
favore della cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro duemila in favore della cassa delle
ammende .
Manda alla cancelleria per gli adempimenti di cui all’art. 94, comma 1
disp. Att. Cod. Proc. Pen..
Così deciso il 29 maggio 2118

Il Consigli
9- •

Maria S(a

sore
n,a

Il Presidente
Giacom Paoloni

ter,

giugno 2000, n. 186, e considerato che si ravvisano ragioni di colpa nella

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