Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36836 del 15/04/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 36836 Anno 2015
Presidente: D’ISA CLAUDIO
Relatore: IZZO FAUSTO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
BAZZI LUCA N. IL 18/05/1973
avverso la sentenza n. 1708/2012 CORTE APPELLO di BRESCIA, del
15/03/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. FAUSTO IZZO;

Data Udienza: 15/04/2015

OSSERVA

2. Propone ricorso per cassazione il difensore dell’imputato deducendo la violazione di legge in
ordine :
– alla notifica del decreto di citazione in appello dell’imputato in un domicilio diverso da quello
reale;
– la omessa notifica dell’avviso di udienza al secondo difensore nominato per l’appello;
– la violazione del termine per comparire di 20 giorni;
– la mancata assunzione in primo grado di prove ammesse.
3. Il ricorso è inammissibile. Invero le censure formulate sono manifestamente infondate ai
sensi dell’art. 606, co. 3 0 , c.p.p. e fondate su argomentazioni già vagliate e risolte
negativamente dalla corte di merito con ordinanza resa in udienza.
3.1. Quanto al primo motivi di ricorso, va osservato che la notifica della citazione è stata
effettuata nello stesso luogo dichiarato dall’imputato nella nomina del difensore di fiducia il
12\1\2009, ove aveva indicato come domicilio “Milano, viale Corsica, n. 41” ove la notifica è
stata effettuata positivamente.
3.2. In ordine al mancato rispetto del termine per comparire, va richiamata la consolidata
giurisprudenza di questa Corte secondo la quale “in tema di giudizio di appello, la violazione
del termine a comparire di venti giorni stabilita dall’art. 601, comma terzo, cod. proc. pen. che non può essere integrato da quello irritualrnente concesso – non risolvendosi in una
omessa citazione dell’imputato, costituisce una nullità a regime intermedio che risulta sanata
nel caso in cui non sia eccepita entro i termini previsti dall’art. 180, richiamato dall’art. 182
cod. proc. pen.” (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 30019 del 27/03/2014 Ud. (dep. 09/07/2014), Rv.
259978).
Nel caso di specie la nullità si è sanata non avendo il difensore presente formulato alcuna
eccezione in udienza.
2.3. Analogamente, sanata per omessa tempestiva eccezione, è la nullità determinata
dall’omesso avviso di udienza ad uno dei difensori nominati.
Le Sezioni Unite di questa Corte hanno affermato che “La nullità a regime intermedio,
derivante dall’omesso avviso dell’udienza a uno dei due difensori dell’imputato, è sanata dalla
mancata proposizione della relativa eccezione a opera dell’altro difensore comparso, pur
quando l’imputato non sia presente” (Cass. Sez. U, Sentenza n. 39060 del 16/07/2009 Ud.
(dep. 08/10/2009), Rv. 244187).
Nel caso che ci occupa, la omissione dell’avviso non è stata eccepita dall’altro difensore
presente in udienza.
2.4. Infine, in relazione all’omessa assunzione di prove ammesse in primo grado, va osservato
che la vicenda è riassunta in modo esaustivo nella pagina 3 della sentenza della Corte di
Appello. In primo luogo nessun provvedimento di revoca delle prove è presente in atti. In
secondo luogo le udienze sono state più volte rinviate per assenza dei testi della difesa, i quali
non si erano presentati. All’ultima udienza sentito l’imputato a spontanee dichiarazioni,
l’istruttoria è stata dichiarata chiusa, senza alcune opposizione del difensore presente.
Anche in tal caso va richiamata la giurisprudenza di questa Corte, secondo cui, qualora il
giudice dichiari chiusa la fase istruttoria senza che sia stata assunta una prova in precedenza
ammessa e le parti, corrispondendo al suo invito, procedono alla discussione senza nulla
rilevare in ordine alla incompletezza dell’istruzione, la prova in questione deve ritenersi
implicitamente revocata con l’acquiescenza delle parti medesime (Cass. Sez. 5, Sentenza n.
19262 del 06/03/2012 Ud. (dep. 21/05/2012), Rv. 252523; Cass. Sez. 5, Sentenza n. 9687
del 02/12/2014 Ud. (dep. 05/03/2015), Rv. 263184).

1. Con la sentenza indicata in epigrafe è stata confermata la condanna di BAZZI Luca per la
contravvenzione di cui all’art. 186 , lett. b), C.d.S. per guida in stato di ebbrezza di un’auto
Nissa, con tasso alcolemico rilevato di g\I 0,98 e 0,96 (acc. in Spino d’Adda il 1\1\2009).

4. Segue, a norma dell’articolo 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese

del procedimento e al pagamento a favore della Cassa delle Ammende, non emergendo ragioni
di esonero, della somma di euro 1000,00 (mille/00) a titolo di sanzione pecuniaria.
P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e al versamento della somma di 1.000= euro alla Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma il 15 aprile 2015

Il Consigliere e tensore

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