Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36772 del 23/06/2015


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 36772 Anno 2015
Presidente: BRUSCO CARLO GIUSEPPE
Relatore: MASSAFRA UMBERTO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
LA CORTE FRANCESCO N. IL 12/10/1987
avverso la sentenza n. 5088/2013 CORTE APPELLO di PALERMO,
del 14/10/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 23/06/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. UMBERTO MASSAFRA
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Udito il Procuratore Generale in persona del
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che ha concluso per

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Data Udienza: 23/06/2015

Ritenuto in fatto
1. Ricorre per cassazione il difensore di fiducia di La Corte Francesco avverso la
sentenza emessa in data 14.10.2014 dalla Corte di appello di Palermo con la quale
veniva confermata quella in data 9.10.2012 del Tribunale di Palermo, in composizione
monocratica, con cui il predetto La Corte era stato condannato alla pena di anni uno e
mesi due di reclusione ed € 300,00 di multa con revoca della sospensione
condizionale concessa con precedente sentenza, essendo stato riconosciuto colpevole
del reato di cui agli artt. 79 e 95 dPR 115/92.

di inammissibilità dei motivi nuovi nonché al diniego delle attenuanti generiche e alla
revoca della sospensione condizionale della pena precedentemente concessa
all’imputato.
Considerato in diritto
3. Il ricorso è inammissibile.
4.

CorrettOiorm è la motivazione addotta dalla Corte territoriale nel ritenere

inammissibili, perché in violazione dell’art. 585, comma 4 c.p.p., i motivi nuovi
presentati da altro e successivo difensore.
La norma non ammette eccezioni, proprio a causa della perentorietà del termine per
la proposizione dell’impugnazione, né sono ravvisabili in quelli proposti motivi non
potuti presentare da parte del ricorrente o del precedente difensore a norma dell’art.
609, 2° comma c.p.p.
I motivi nuovi proposti a sostegno dell’impugnazione devono avere ad oggetto, a pena
di inammissibilità, i capi o i punti della decisione impugnata enunciati nell’originario
atto di impugnazione a norma dell’art. 581, comma primo, lett. a), cod. proc. pen.,
nel senso di statuizioni suscettibili di autonoma considerazione. (ex ceteris: Cass.
pen. Sez. III, n. 18293 del 20.11.2013, Rv. 259740): né il principio del “giusto
processo” o altri generali enunciazioni della CEDU possono valere ad inficiare
radicalmente previsioni legislative tassative e basilari della normativa processuale
nazionale in assenza di un preciso dettato normativo recepito formalmente nel nostro

2. Deduce la violazione di legge ed il vizio motivazionale in relazione alla dichiarazione

ordinamento.
La concessione o meno delle attenuanti generiche è un giudizio di fatto lasciato alla
discrezionalità del giudice, sottratto al controllo di legittimità, tanto che “ai fini della
concessione o del diniego delle circostanze attenuanti generiche il giudice può limitarsi
a prendere in esame, tra gli elementi indicati dall’art. 133 cod. pen., quello che ritiene
prevalente ed atto a determinare o meno il riconoscimento del beneficio, sicché anche
un solo elemento attinente alla personalità del colpevole o all’entità del reato ed alle
modalità di esecuzione di esso può essere sufficiente in tal senso” (Cass. pen. Sez. II,
n. 3609 del 18.1.2011, Rv. 249163). E la Corte anche su tale punto ha fornito

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adeguata motivazione avendo richiamato la negativa personalità dell’imputato
desunta dalle plurime condanne riportate dall’imputato.
Del pari, esente da vizi dì sorta è la conferma della risoluzione relativa alla revoca, a
norma dell’art. 168, comma 2 c.p., della sospensione condizionale della pena
concessa con la sentenza del 7.7.2010 del Tribunale di Palermo, attesa la verificata
violazione dei limiti prescritti dall’art. 163 c.p.
5. Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso consegue, a norma dell’art. 616
c.p.p., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della

ammende, non ravvisandosi assenza di colpa in ordine alla determinazione della
causa di inammissibilità.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e della somma di C 1.000,00 in favore della cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, il 23.6.2015

somma, che si ritiene equo liquidare in C 1.000,00, in favore della cassa delle

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