Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36759 del 15/07/2015


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 36759 Anno 2015
Presidente: CORTESE ARTURO
Relatore: CENTONZE ALESSANDRO

SENTENZA

Sul ricorso proposto da:
1) Montalto Marcello, nato il 03/12/1977;

Avverso l’ordinanza n. 8077/2013 emessa il 13/05/2014 dal Tribunale di
sorveglianza di Milano;

Sentita la relazione svolta dal Consigliere dott. Alessandro Centonze;

Lette le conclusioni del Procuratore generale, in persona del dott. Francesco
Salzano, che ha concluso per l’annullamento con rinvio dell’ordinanza
impugnata;

Data Udienza: 15/07/2015

RILEVATO IN FATTO

1. Con ordinanza emessa il 13/05/2014 il Tribunale di sorveglianza di
Milano dichiarava inammissibile l’istanza di affidamento in prova al servizio
sociale presentata da Marcello Montalto, ritenendo ostativa alla concessione della
misura alternativa richiesta la revoca dell’affidamento in prova terapeutico
disposta con ordinanza emessa il 22/01/2013 dallo stesso tribunale di
sorveglianza, dalla quale era trascorso un periodo inferiore al triennio, rilevante

Si riteneva, in tale ambito, che la suddetta revoca, mentre non era ostativa
all’eventuale concessione di un nuovo affidamento in prova terapeutico ex art.
94 del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, doveva ritenersi preclusiva rispetto alla
concessione di un’ulteriore e diversa misura alterativa alla detenzione, per
effetto del combinato disposto delle previsioni di cui all’art. 58 quater, commi 1 e
2, Ord. Pen.
Queste ragioni processuali imponevano il rigetto dell’istanza presentata dal
Monta lto.

2.

Avverso tale ordinanza il condannato ricorreva personalmente per

cassazione, integrando successivamente il suo ricorso con le memorie depositate
dall’avv. Anna Vittoria Vaudino in data 01/07/2015, deducendo violazione di
legge, in relazione all’art. 58 quater Ord. Pen.
Si deduceva, in particolare, che la revoca dell’affidamento in prova
terapeutico non poteva ritenersi ostativa alla concessione di ulteriori misure
alternative alla detenzione, dovendosi riferire la disposizione dell’art. 58 quater,
comma 2, Ord. Pen. esclusivamente alle ipotesi di cui agli artt. 47, comma 11,
47 ter, comma 6, 51, comma 1, Ord. Pen., espressamente richiamate dalla
stessa disposizione.
Secondo il ricorrente, infatti, la previsione dell’art. 58 quater, comma 2,
Ord. Pen., in ragione del principio di tassatività e del divieto di analogia vigente
nella materia penale, doveva essere interpretata nel senso di non comprendere
la revoca dell’affidamento terapeutico di cui all’art. 94 del d.P.R. n. 309 del 1990
tra le ipotesi che impediscono la concessione di una nuova misura alternativa alla
detenzione, sia che tale misura consista in un ulteriore affidamento terapeutico,
sia che – come nel caso in esame, nel quale il Montalto aveva chiesto
l’affidamento in prova al servizio sociale – si faccia riferimento a un differente
beneficio penitenziario.
Per queste ragioni, l’ordinanza emessa dal Tribunale di sorveglianza di
Milano doveva essere annullata.
2

ai sensi dell’art. 58 quater, comma 3, Ord. Pen.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è fondato.

2. Deve, in proposito, rilevarsi che l’art. 58 quater, comma 1, Ord. Pen.
prevede che l’affidamento in prova al servizio sociale nei casi previsti dall’art. 47
Ord. Pen. non può essere concesso al condannato che ha posto in essere una
condotta punibile ai sensi dell’art. 385 cod. pen. Questa dispòsizione, a sua

art. 58 quater, secondo cui: «La disposizione del comma 1 si applica anche al
condannato nei cui confronti è stata disposta la revoca di una misura alternativa
ai sensi dell’articolo 47, comma 11, dell’articolo 47 ter, comma 6, o dell’articolo
51, primo comma».
Ne discende che, dal combinato disposto dei primì due commi dell’art. 58
quater Ord. Pen., emerge che il divieto di concessione dei benefici penitenziari di
cui al primo comma si applica al condannato nei cui confronti è stata disposta la
revoca dell’affidamento in prova al servizio sociale, della detenzione domiciliare e
della semilibertà, ma non al condannato nei cui confronti è stata disposta la
revoca dell’affidamento in prova terapeutico ex art. 94 del d.P.R. n. 309 del
1990, che non è espressamente contemplata dal secondo comma della
disposizione in esame.
Sul punto, con specifico riferimento alla rilevanza sistematica del divieto
previsto dall’art. 58 quater, commi 1 e 2, Ord. Pen., la posizione ermeneutica di
questa Corte può ritenersi univocamente orientata nell’escluderne l’applicazione
alle ipotesi di revoca dell’affidamento in prova terapeutico, conformemente al
seguente principio di diritto che occorre ribadire: «Il divieto di concessione di
benefici penitenziari al condannato nei cui confronti sia stata disposta la revoca
di una misura alternativa, previsto dall’art. 58 quater, comma secondo, legge 26
luglio 1975, n. 354 (cosiddetto ordinamento penitenziario), non opera per
l’affidamento in prova in casi particolari di cui all’art. 94 d.P.R. 9 ottobre 1990, n.
309» (cfr. Sez. 1, n. 586 del 10/12/2010, dep. 12/01/2011, Ferrante, Rv.,
249441).
Ne discende che l’affidamento terapeutico ex art. 94 del d.P.R. n. 309 del
1990, per quanto non espressamente previsto dal testo unico in materia di
stupefacenti, trova la sua fonte di disciplina nell’art. 47, comma 1, Ord. Pen.;
mentre, per quanto concerne le ipotesi di revoca di tale misura alternativa, la
mancata comprensione in questo ambito previsionale dell’affidamento
terapeutico, tenuto conto del tenore dell’art. 58 quater, comma 2, Ord. Pen., è
univocamente indicativa dell’espressa esclusione di questa misura alternativa alla
3

volta, deve essere correlata a quella contenuta nel secondo comma dello stesso

detenzione, atteso che l’ordinamento penitenziario non prevede ulteriori e
diverse forme di affidamento in prova, oltre a quelle previste dall’art. 47 Ord.
Pen. e dall’art. 94 del d.P.R. n. 309 del 1990.
Depone, del resto, in questa direzione sistematica anche l’interpretazione
letterale del comma 7 bis dello stesso art. 58 quater, il quale, analogamente a
quanto previsto dal primo comma, menziona espressamente solo «l’affidamento
in prova al servizio sociale nei casi previsti dall’art. 47 Ord. Pen., la detenzione
domiciliare e la semilibertà […]».

recupero terapeutico del condannato, sottese all’istituto disciplinato dall’art. 94
del d.P.R. n. 309 del 1990, si comprende l’opzione di politica legislativa tendente
a non attribuire rilievo all’esito negativo di un’altra misura alternativa, la quale, a
differenza dell’affidamento terapeutico, non sia modulata sullo stato di
tossicodipendenza.
Analogo rilievo sistematico deve essere attribuito al rinvio sancito dall’art.
94, comma 6, del d.P.R. n. 309 del 1990 alla disciplina prevista dalla legge 26
luglio 1975, n. 354, così come modificata dalla legge 10 giugno 1986, n. 663 per quanto non diversamente stabilito e compatibilmente con le finalità proprie
di questo istituto – a dimostrazione del fatto che il legislatore ha ritenuto
necessario, con specifico riguardo a tale misura alternativa, un autonomo
giudizio, attribuendo preminente rilevanza allo scopo terapeutico, rispetto alla
dimostrata inidoneità dì un’altra misura, volto a conseguire l’effetto di
risocializzazione perseguito (cfr. Sez. 1, n. 21081 del 27/05/2010, Senato, Rv.
247580).
Occorre, pertanto, ribadire che il divieto di concessione di benefici
penitenziari al condannato nei cui confronti sia stata disposta la revoca di una
misura alternativa, previsto dall’art. 58 quater, comma 2, Ord. Pen., non opera
per l’affidamento in prova in casi particolari di cui all’art. 94 del d.P.R. n. 309 del
1990, atteso che tale misura non è espressamente menzionata tra quelle per cui
si applica la previsione ostativa di cui al comma 1 dello stesso art. 58 quater,
che, per il suo carattere tassativo, non è suscettibile di interpretazione analogica
in malam partem.

3.

Per queste ragioni processuali, l’ordinanza impugnata deve essere

annullata con rinvio al Tribunale di sorveglianza di Milano, affinché provveda a
un nuovo esame, conformandosi ai principi di diritto che si sono esplicitati.

P.Q.M.

4

In questo contesto sistematico, avuto riguardo alle preminenti finalità di

Annulla l’ordinanza impugnata e rinvia per nuovo esame al Tribunale di
sorveglianza di Milano.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 15 luglio 2015.

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