Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 3672 del 14/10/2015


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 3672 Anno 2016
Presidente: GENTILE MARIO
Relatore: TADDEI MARGHERITA

SENTENZA
Sul ricorso proposto da
Vitiello Angelo, nato il 09.03.1992
avverso l’ordinanza n.3076/2015 del Tribunale del riesame di Napoli,
dell’08 .06 .2015;
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere M.B.Taddei;
udito il Pubblico Ministero in persona del Sostituto Procuratore generale,
Massimo Galli , che ha concluso per il rigetto del ricorso;
udito per l’imputato, l’avv. Cesare Amodio in sostituzione dell’avv. Antonio
Pagliano, che ha insistito per l’accoglimento del ricorso.

MOTIVI della DECISIONE

Data Udienza: 14/10/2015

1.Vitiello Angelo ,indagato per il reato di cui all’art.628 cod.pen. , a mezzo del
difensore di fiducia, ricorre avverso l’ordinanza indicata in epigrafe, che ha
confermato il provvedimento di coercizione domiciliare del GIP del Tribunale di
Noia, del 20.05.2015 , lamentando carenza di motivazione in ordine all’istanza
di rivalutazione delle esigenze cautelari. Il provvedimento di verifica del
Tribunale del riesame, infatti, si è limitato a riaffermare la sussistenza di gravi
censure, mentre non si è pronunciato sulla specifica istanza di rivalutazione
delle esigenze cautelari circa la loro attualità e concretezza.
2.11 motivo di ricorso è manifestamente infondato.
2.111 Tribunale ha,infatti, innanzitutto affermato di indirizzare la sua analisi
agli aspetti cautelari essendo il gravame circoscritto a tale profilo e , subito
dopo , ha ricostruito gli aspetti particolari della vicenda, al fine di evidenziarne
gli aspetti più significativi delle esigenze di cautelari, connessi ad una situazione
di particolare ed attuale pericolo di recidivanza da parte dei due indagati.
2.2 Richiamando la vicenda che è alla base dell’imputazione e che riguarda una
situazione di continue vessazioni cui è stato sottoposto, per lungo tempo ,ad
opera dei due indagati, Bruno Gennaro, soggetto affetto da disturbi psichici , il
Tribunale ha posto in evidenza che i due indagati, secondo le evidenze raccolte,
si erano ripetutamente fatti consegnare dal Bruno, somme anche cospicue di
danaro, anche accompagnandolo in banca a prelevare. La situazione si era
protratta fino al 26.10.2014 , quando

era intervenuto il fratello della
VII
vittima, che, aveva constatato di persona delle angherie cui era sottoposto il
fratello, anche con minaccia a mano armata di coltello ,da parte dei due
indagati, che reclamavano “altri soldi” . Dal racconto del Bruno, che era seguito
alla formale denuncia dell’episodio ai Carabinieri era,poi, emerso che i due
malviventi gli avevano ,ripetutamente, in precedenza, estorto denaro , per un
importo complessivo di € 10.000,00 e che anche il giorno successivo all’episodio
del 26.10, era stato aggredito fisicamente dal Tufano che pretendendo altri
soldi, gli aveva sottratto 20 euro e aveva promesso di tornare il giorno successivo
per prenderne ancora.
2.3 Sulla base di un giudizio di intrinseca attendibilità delle dichiarazioni di
Bruno Claudio , che si discosta da quello meno incisivo formulato dal giudice
della misura, il Tribunale ha infine desunto l’articolato e compiuto giudizio di ”

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I\

indizi di colpevolezza, in ordine ai quali non erano state formulate specifiche

concrete ed attuali esigenze cautelari, esigenze legate al rischio di reiterazione di
condotte di analogo tenore, che solo la misura custodiale prescelta dal GIP, in
ragione della formale incensuratezza del prevenuto, è in grado di
salvaguardare…” (pag. 2) .
2.4 A parere del collegio il giudizio sul perpetuarsi del pericolo derivante dalla
situazione di approfittamento del prevenuto ” dello stato di soggezione della

vittima legato alla sua patologia…”, che nasce dalla valutazione dei fatti allo
logiche e pertinenti.
2.5 I1 ricorso deve,pertanto, essere dichiarato inammissibile:

ai sensi

dell’articolo 616 cod. proc. pen., con il provvedimento che dichiara inammissibile
il ricorso, la parte privata che lo ha proposto deve essere condannata al
pagamento delle spese del procedimento, nonché – ravvisandosi profili di colpa
nella determinazione della causa di inammissibilità – al versamento a favore
della Cassa delle ammende di una somma che, alla luce del dictum della Corte
costituzionale nella sentenza n. 186 del 2000, si stima equo determinare in curo
1000,00 (mille/00).
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro mille alla Cassa delle ammende.
Il Presidente

M. Gentile

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stato sorretti da adeguati indizi , è validamente motivato con argomentazioni

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