Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 3670 del 21/01/2016


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 3670 Anno 2016
Presidente: PRESTIPINO ANTONIO
Relatore: DAVIGO PIERCAMILLO

SENTENZA

sul ricorso proposto da
Fiorella Raffaele, nato a Barletta il giorno 11/05/1950;
Gagliardi Grazia, nata a Rossano il giorno 01/01/1954;
avverso la sentenza del 15/12/2014 della Corte d’appello di Trieste;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Piercamillo Davigo;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale
Massimo Galli, che ha concluso chiedendo che il ricorso sia dichiarato
inammissibile;
udito per gli imputati l’Avv. Federica Tosel, che ha concluso chiedendo
l’accoglimento del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza del 9.4.2014 (e motivazione contestuale) il G.u.p. presso il
Tribunale di Udine, in esito a giudizio abbreviato, dichiarò Fiorella Raffaele e
Gagliardi Grazia responsabili di una serie di reati di truffe aggravate e di falso e
condannò Fiorella alla pena di mesi 10 di reclusione e la moglie Gagliardi alla
pena di mesi otto di reclusione, con ii beneficio della sospensione condizionale
della pena, dichiarando la falsità degli atti indicati rispettivamente ai capi b), d),
f), h) ed I).

Data Udienza: 21/01/2016

2.

Gli imputati proposero gravame e la Corte d’appello di Trieste, con

sentenza del 15.12.2014, in parziale riforma della pronunzia di primo grado,
rideterminò la pena per Fiorella Raffaele in mesi 9 giorni 20 di reclusione e quella
inflitta a Gagliardi Grazia in mesi 6 di reclusione e confermò nel resto la prima
sentenza.

3.

Ricorrono per cassazione gli imputati, tramite il difensore, deducendo

dell’art. 316-ter cod. pen. in quanto la condotta si risolveva in false dichiarazioni.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è manifestamente infondato.
Il reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche differisce da quello di
truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche per la mancanza
dell’elemento dell’induzione in errore, la quale può anche desumersi dal falso
documentale allorché lo stesso, per le modalità di presentazione o per altre
caratteristiche, sia di per sé idoneo a trarre in errore l’autorità. (Cass. Sez. 2,
Sentenza n. 49464 del 01/10/2014 dep. 27/11/2014 Rv. 261321. Fattispecie
nella quale la Corte ha ritenuto artificiosa – e pertanto idonea ad integrare il
reato di truffa in danno di ente pubblico – la falsa attestazione, sottoscritta con
firma apocrifa di cui l’imputato aveva consapevolezza, di essere nelle condizioni
per poter beneficiare dell’indennità di disoccupazione).
Nel caso in esame è stato ritenuto che gli imputati abbiano prodotto anche
scritture false redatte da Fiorella Raffaele o inducendo in errore pubblici ufficiali
ad attestare fatti non conformi al vero, così inducendo in errore l’ente erogatore
del contributo (p. 7 sentenza impugnata).

2. Il ricorso deve pertanto essere dichiarato inammissibile.
Ai sensi dell’articolo 616 cod. proc. pen., con il provvedimento che dichiara
inammissibile il ricorso, gli imputati che lo hanno proposto devono essere
condannati al pagamento delle spese del procedimento, nonché – ravvisandosi
profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità – ciascuno al
pagamento a favore della Cassa delle ammende della somma di mille euro, così
equitativamente fissata in ragione dei motivi dedotti.

P.Q.M.

2

violazione di legge in quanto i fatti avrebbero dovuto essere qualificati ai sensi

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna i ricorrenti al pagamento delle
spese processuali e ciascuno al versamento della somma di euro mille alla Cassa
delle ammende.

Così deciso il 21/01/2016.

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