Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36699 del 08/07/2015


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 36699 Anno 2015
Presidente: PAOLONI GIACOMO
Relatore: BASSI ALESSANDRA

Data Udienza: 08/07/2015

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
FRONTERA FRANCESCO N. IL 21/04/1975
avverso l’ordinanza n. 191/2015 TRIB. LIBERTA’ di BOLOGNA, del
02/03/2015
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ALESSANDRA BASSI;
le entite le conclusioni del PG Dott. \A to (

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RITENUTO IN FATTO
1. Con provvedimento del 2 marzo 2015, il Tribunale del riesame di Bologna
ha rigettato il ricorso ex art. 309 cod. proc. pen. e confermato l’ordinanza del 15
gennaio 2015, con la quale il Gip dello stesso Tribunale ha applicato a Frontera
Francesco la misura della custodia in carcere in relazione alle seguenti
imputazioni provvisorie:
– di cui all’art. 416-bis, commi 1, 2, 3, 4, 6 e 7, cod. pen. (capo 1), esclusa

– di cui agli artt. 110, 112 comma 1 n. 1, 648-ter cod. pen., 7 L. n.
203/1991 (capo 119), esclusa l’aggravante della trasnazionalità di cui all’art. 4 L.
n. 146/2006,
– di cui agli artt. 61 n. 2, 81 cpv, 110, 112 n. 1, cod. pen., 8 d.P.R. n.
74/2000 e 7 L. n. 203/1991 (capo 120).
1.1. In via preliminare, il Tribunale ha rilevato come l’esistenza di una locale
emiliana, autonoma dalla casa madre di Cutri anche se collegata ad essa, è
dimostrata da alcune sentenze passate in giudicato nell’ambito delle operazioni
“Grande drago” ed “Edilpiovra”, con le quali sono stati condannati – fra gli altri Lannanna Francesco e Grande Aracri Francesco ed Antonio nonché, solo in primo
grado, Sarcone Nicolino; come l’associazione criminale operi nel settore delle
estorsioni in danno di imprenditori – per lo più di origine calabrese e dunque
consci del calibro criminale dei postulanti -, estorsioni “coperte” mediante una
seriale attività di fatturazione di operazioni totalmente o parzialmente inesistenti,
così da fornire un’apparenza documentale lecita alla reale causale della dazione
del denaro preteso dagli estorti. Il Collegio ha dunque evidenziato che, dalle
indagini è emerso che gli appartenenti alla consorteria di cui al capo 1) si sono
resi protagonisti di numerosi atti incendiari, estorsioni e usura, secondo una linea
di continuità rispetto ai fatti oggetto delle sentenze passate in giudicato; che il
gruppo criminale risulta avere costituito una sorta di cartello di imprese attive
nel settore dell’edilizia e in quelli ad esso connessi, così da ripartire i lavori nei
cantieri fra le aziende facenti capo agli associati, in pregiudizio alla libera
concorrenza, e da consentire alla cosca di estendere la propria operatività e di
realizzare rilevanti profitti; che da diversi elementi si trae la prova che la locale
emiliana ha reimpiegato proventi derivanti dalle attività criminose della cosca
madre nel territorio di Cutri, potendo così disporre di continui ed ingenti flussi di
denaro tali da alimentare plurime iniziative illegali e non; che gli importi di
origine illecita oggetto di reinvestimento non sono qualificabili con precisione ma
l’ordine di grandezza delle somme impiegate può trarsi dalla vicenda che ha visto
coinvolto Villirillo Romolo, il quale si appropriava, in diverse soluzioni, di oltre 2

l’aggravante della trasnazionalità di cui all’art. 4 L. n. 146/2006,

milioni di euro del capo cosca Grande Aracri Nicolino. Il Giudice della cautela ha
quindi ritenuto integrate le circostanze aggravanti previste dai commi quarto e
sesto dell’art. 416-bis cod. pen. ed insussistenti i presupposti dell’aggravante
della transnazionalità dell’organizzazione.
1.2. Con specifico riguardo alle imputazioni provvisorie di cui ai capi 119) e

120) elevate nei confronti del ricorrente, il Tribunale ha posto in luce che, dalle
indagini svolte, è emerso che Frontera ha concorso nell’attività di reimpiego del
denaro provento dell’attività del clan ‘ndranghetista Grande Aracri di Cutro

quale gestore della società “Edil Planet S.r.l.” – essendo all’epoca dei fatti
Frontera effettivo tutelare della società, sebbene nel 2010 ergli avesse
formalmente ceduto le sue quote a De Luca Giuseppe – nonché coinvolto nella
gestione della “F.D.G. Service” unitamente a Cappa Salvatore e Gullà Francesco
(v. pagine 42 e seguenti dell’ordinanza). Il Collegio ha poi rilevato come, tenuto
conto della militanza di vecchia data nella cosca Grande Aracri e dei suoi rapporti
confidenziali con Cappa, non si possa dubitare della piena consapevolezza del
Frontera di reimpiegare gli ingenti proventi della casa madre cutrese nella
vorticosa attività di false fatturazioni; come tale conclusione risulti comprovata
anche dal contenuto di alcune captazioni, nelle quali viene fatto espresso
riferimento a “Francesco”, da identificare nel ricorrente (v. pagine 45 e seguenti
del provvedimento); come risulti integrata l’aggravante prevista dall’art. 7 L. n.
203/1991, essendo il meccanismo fraudolento finalizzato all’agevolazione delle
attività della cosca, alla quale veniva destinata parte dei proventi, come
comprovato dal tenore delle conversazioni del 20 e 21 dicembre 2011.
1.3. In ordine alla imputazione provvisoria sub capo 1), dopo avere

ricordato i principi giurisprudenziali in materia, il Collegio ha evidenziato come la
partecipazione di Frontera al sodalizio criminale Grande Aracri si fondi sulle
dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Marino Vincenzo e Cortese Angelo
Salvatore, da ritenere intrinsecamente attendibili e confermate da elementi di
riscontro obiettivi; ha dunque rilevato come, secondo quanto emerso dalle
investigazioni, il ricorrente, storico affiliato alla casa madre cutrese, fosse
emigrato nell’Italia settentrionale dopo il processo “Scacco matto” ed avesse qui
riposizionato i propri interessi criminali nell’ambito di attività economiche illecite
produttive di immediato ritorno economico, collaborando con Cappa Salvatore
nel settore particolarmente redditizio della emissione di fatture per operazioni
inesistenti.
1.4. Sul fronte cautelare, il Giudice della impugnazione cautelare ha notato

come, in relazione al reato di cui al capo 1), non emergano elementi dimostrativi
del distacco del ricorrente dalla cellula ‘ndranghetista di appartenenza; come, in
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mediante operazioni di falsa fatturazione a mezzo di due società, in particolare,

relazione ai reati sub capi 119) e 120), sussista il pericolo di reiterazione di
analoghe condotte criminose in ragione del preoccupante allarme sociale dei
reati e della mancanza di una radicale presa di distanza dalle scelte
delinquenziali e dai contesti criminali; come le delineate esigenze cautelari siano
fronteggiabili con la sola custodia in carcere.
2.

Avverso l’ordinanza ha presentato ricorso l’Avv. Sergio Rotundo,

difensore di fiducia di Frontera Francesco, e ne ha chiesto l’annullamento per
violazione di legge e vizio di motivazione in relazione agli artt. 273 e 192 cod.

74/2000 e 7 L. n. 203/1991. Evidenzia il ricorrente che, quanto al reato sub capo
1), il Tribunale ha posto a base del giudizio di gravità indiziarla le dichiarazioni di
Cortese e Marino concernenti episodi antecedenti all’anno 2007 e comunque rese
da soggetti detenuti da molto tempo; che, quanto alle ulteriori imputazioni
provvisorie di cui ai capi 119) e 120), la cessione delle quote al De Luca è
avvenuta a mezzo di rogito notarile, sicché non è possibile riferire la titolarità
della società in capo all’assistito, e che “Francesco”, di cui parlano Cappa e Gullà
nelle conversazioni del 12 e 13 dicembre 2011, non può identificarsi nel
Frontera, atteso che la società del medesimo F.D.G. ha emesso tre fatture per
l’importo complessivo di 36.649 euro sicchè l’IVA dovrebbe essere pari a 7.329
euro, dato obiettivo che si scontra con i riferimenti ad un “bordello di fatture” ed
a “100.000 euro di fatture” fatti dai due interlocutori; mancano inoltre elementi
obiettivi per ritenere integrata la circostanza aggravante prevista dall’art. 7 L. n.
203/1991.
3. In udienza, il Procuratore generale ha chiesto che il ricorso sia rigettato
mentre il difensore dell’indagato ha insistito per l’accoglimento del ricorso.
CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.
2.

I motivi mossi nell’interesse di Frontera Francesco si imperniano sulla

deduzione del vizio di motivazione con riferimento alla ritenuta integrazione dei
gravi indizi di colpevolezza in ordine ad entrambe le incolpazioni cautelari elevate
nei confronti dell’indagato.
Le censure si connotano per la prospettazione di una lettura alternativa delle
emergenze delle indagini, segnatamente delle intercettazioni e delle dichiarazioni
dei due collaboratori di giustizia Cortese e Marino, a confutazione della ritenuta
riferibilità al Frontera delle società coinvolte nelle operazioni di emissione di
fatture per operazioni inesistenti e della intraneità del prevenuto nella societas
sceleris. Si tratta nondimeno di argomentazioni che si pongono in confronto

diretto con il materiale probatorio e che in effetti non denunciano nessuno dei

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proc. pen. in riferimento agli arti. 416-bis, 648-ter cod. pen., 8 D.Lgs. n.

vizi logici tassativamente previsti dall’art. 606, comma primo, lett. E), cod. proc.
pen., il che, secondo il costante orientamento di questa Corte, rende
inammissibile il ricorso per cassazione (Cass. Sez. 6, n. 43963 del 30/09/2013,
P.C., Basile e altri, Rv. 258153). Ed invero, a fronte di una plausibile
ricostruzione della vicenda, come descritta in narrativa, e dei precisi riferimenti
probatori operati dal giudice di merito, in questa sede, non è ammessa alcuna
incursione nelle risultanze processuali per giungere a diverse ipotesi ricostruttive
dei fatti, dovendosi la Corte di legittimità limitare a ripercorrere

l’iter

insussistenza di vizi logici ictu ocull percepibili, senza possibilità di verifica della
rispondenza della motivazione alle acquisizioni processuali (ex plurimis Cass.
Sez. U, n. 47289 del 24/09/2003, Petrella, Rv. 226074).
4. D’altronde, il Tribunale ha bene argomentato la sussistenza dei gravi

indizi di colpevolezza a carico del Frontera alla luce del contenuto delle
intercettazioni e delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, emergenze
valutate dal Tribunale in modo globale e coordinato, alla luce di condivisibili
massime d’esperienza (pagine 49 e seguenti dell’ordinanza in verifica).
4.1. Per un verso, si deve ribadire come, secondo i consolidati principi

espressi da questa Corte regolatrice, gli indizi raccolti nel corso di conversazioni
telefoniche intercettate possano certamente costituire fonte diretta di prova,
senza necessità di reperire riscontri esterni, a condizione che siano gravi, precisi
e concordanti e cioè allorchè: a) il contenuto della conversazione sia chiaro; b)
non vi sia dubbio che gli interlocutori si riferiscano all’imputato; c) per il ruolo
ricoperto dagli interlocutori nell’ambito dell’associazione di cui fanno parte, non
vi sia motivo per ritenere che parlino non seriamente degli affari illeciti trattati;
d) non vi sia alcuna ragione per ritenere che un interlocutore riferisca il falso
all’altro (Cass. Sez. 1, n. 40006 del 11/04/2013, Vetro, Rv. 257398). Ancora, si
è rilevato che gli elementi di prova raccolti nel corso delle intercettazioni di
conversazioni costituiscono fonte di prova diretta soggetta al generale criterio
valutativo del libero convincimento razionalmente motivato, previsto dall’art. 192
comma primo, cod.proc.pen., senza che sia necessario reperire dati di riscontro

esterno; qualora, tuttavia, tali elementi abbiano natura indiziaria, essi dovranno
possedere i requisiti di gravità, precisione e concordanza in conformità del
disposto dell’art. 192, comma secondo cod. proc. pen. (Cass. Sez. 1, n. 37588
del 18/06/2014, Amaniera ed altri Rv. 260842).
Del resto, nel rispondere alla specifica doglianza mossa nel ricorso per
riesame, il Giudice dell’impugnazione cautelare ha puntualmente esplicitato le
ragioni per le quali Frontera Francesco debba identificarsi nel “Francesco” di cui
si fa menzione nelle conversazioni captate e dunque consapevolmente coinvolto
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argomentativo svolto dal giudice di merito per verificarne la completezza e la

nell’attività di falsa fatturazione tesa al reinvestimento dei capitali illeciti della
cosca. Correttamente i Giudici della cautela hanno valutato le conversazioni del
12 e 13 dicembre 2011, non in modo isolato, ma inquadrandole nel contesto più
ampio di tutte le risultanze d’indagine da cui emerge in termini di elevata
probabilità il coinvolgimento dell’indagato nel “giro” di false fatture. In
particolare, il Tribunale ha valorizzato le intercettazioni disposte sull’utenza
3351711830 riferibile all’indagato in quanto rinvenuta in suo possesso all’atto

della perquisizione avvenuta al momento dell’arresto (v. pagina 42 del

“Edil Planet” e parimenti riferibile all’indagato, nonché gli acclarati rapporti di
Frontera con Cappa Salvatore e Gullà Francesco, che congruamente sono stati
ritenuti dal Tribunale tali da superare l’eccezione difensiva secondo la quale
“Francesco”, cui ripetutamente facevano riferimento Cappa e Gullà, si identifichi
proprio nel ricorrente (v. pagina 44 dell’ordinanza).
4.2. Nessuna irragionevolezza dell’iter logico argomentativo può, d’altronde,
evincersi dalle specifiche considerazioni svolte dal ricorrente a confutazione del
quadro accusatorio.
Quanto al primo rilievo, la circostanza che le quote della società “Edil Planet
s.r.l.” fossero formalmente cedute da Frontera a De Luca Giuseppe con rogito
notarile non incide sulla riferibilità effettiva dell’azienda, quale emerge
pianamente dal tenore delle conversazioni, essendo il fenomeno della
intestazione fittizia dei cespiti mobiliari ed immobiliari come delle attività
imprenditoriali del tutto usuale in ambito criminale.
Quanto al secondo rilievo, non si può omettere di rilevare come
l’espressione “bordello di fatture” sia del tutto generica e come il riferimento
all’ammontare di “100.000 euro di fatture” sia altrettanto indeterminato quanto
all’arco temporale interessato e alle società a mezzo le quali le fatture per
operazioni inesistenti sarebbero state emesse, potendo abbracciare più anni (e
non solo il 2011) e entrambe le società riferibili al ricorrente.
Ad ogni buon conto, tenuto conto della complessiva impalcatura
argomentativa sviluppata sul punto dal Tribunale, l’ammontare delle fatture per
operazioni inesistenti costituisce, tutto sommato, un aspetto marginale
nell’economia complessiva delle emergenze investigative, di per sé insuscettibile

di inficiare l’identificazione del “Francesco” nel Frontera come la materialità
dell’acclarato coinvolgimento dell’indagato nella emissione di fatture per
operazioni inesistenti, valutazioni che i Giudici del merito cautelare hanno
solidamente poggiato – seppure nei limiti di cui all’art. 273 cod. proc. pen. – su
di una pluralità di risultanze processuali, delibate alla luce di un percorso
interferenziale corretto.
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provvedimento in disamina) e sull’utenza 3351711812, intestata alla società

4.3. Né presta il fianco a critiche l’argomentare del Tribunale distrettuale
laddove ha ritenuto sussistenti i presupposti della circostanza aggravante di cui
all’art. 7 L. n. 203/1991 (v. pagina 49 del provvedimento impugnato).
Rilevata la sussistenza di elementi gravemente indiziari per affermare che il
meccanismo fraudolento consentisse il reimpiego di capitali provenienti dalla
consorteria cutrese facente capo a Grande Aracri Nicolino, che appunto
beneficiava di parte dei proventi (come emerge dalle conversazioni del 20 e 21
dicembre 2011), corretta si appalesa la ritenuta integrazione della circostanza
favorire l’attività dell’associazione mafiosa.
5. Quanto alla incolpazione sub capo 1), mette conto notare come i
decidenti del merito cautelare abbiano ben argomentato l’attendibilità intrinseca
ed estrinseca delle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia Cortese e
Marino (v. pagine 50 e seguenti del provvedimento in rassegna) e quindi
incrociato detti contributi di natura dichiarativa con le ulteriori emergenze delle
investigazioni concernenti il reinvestimento da parte del Frontera dei proventi
dell’attività illecita della ‘ndrina (v. pagine 52 e seguenti).
Non si espone pertanto a nessun rilievo di ordine logico o giuridico la
conclusione cui è pervenuto il Tribunale allorchè ha rilevato come Frontera,
storico affiliato alla casa madre cutrese, fosse emigrato al Nord dopo il processo

“Scacco Matto” ed avesse qui riposizionato i propri interessi criminali,
dedicandosi all’attività di emissione di fatture per operazioni inesistenti tesa a
reinvestire i capitali dell’organizzazione criminale (v. pagine 54 e seguente),
trattandosi di una condotta che condivisibilmente è stata stimata quale
sintomatica della persistente intraneità del prevenuto nel sodalizio in quanto
all’evidenza funzionale alla realizzazione del programma criminale della soci etas.
6. Nessuna doglianza è stata mossa sul fronte cautelare, di tal che, giusta
anche l’operatività della duplice presunzione ex art. 275, comma 3, cod. proc.
pen., non può che condividersi la ritenuta idoneità della sola custodia in carcere
a fronteggiare i pericula libertatis sussistenti nella specie.
7. Dalla declaratoria di inammissibilità del ricorso consegue, a norma
dell’art. 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente, oltre che al pagamento
delle spese del procedimento, anche a versare una somma, che si ritiene
congruo determinare in 1.000,00 euro.

aggravante in parola, trattandosi di condotta criminale certamente orientata a

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 1000 in favore della cassa delle
ammende.
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Il consigliere estensore

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Così deciso in Roma il 8 luglio 2015

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