Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36697 del 08/07/2015


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 36697 Anno 2015
Presidente: PAOLONI GIACOMO
Relatore: BASSI ALESSANDRA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
VETERE PIERINO N. IL 20/09/1971
avverso l’ordinanza n. 115/2015 TRIB. LIBERTA’ di BOLOGNA, del
20/02/2015
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ALESSANDRA BASSI;
le conclusioni del PG Dott.
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Data Udienza: 08/07/2015

RITENUTO IN FATTO
1. Con provvedimento del 20 febbraio 2015, il Tribunale del riesame di

Bologna ha rigettato il ricorso ex art. 309 cod. proc. pen. e confermato
l’ordinanza del 15 gennaio 2015, con la quale il Gip dello stesso Tribunale ha
applicato a Vetere Pierino la misura della custodia in carcere in relazione alle
seguenti contestazioni provvisorie:
– di cui all’art. 416-bis, commi 1, 2, 3, 4, 6 e 7, cod. pen. (capo 1), esclusa

– di cui agli artt. 110, 112, comma 1 n. 1, 648-ter cod. pen. e 7 L. n.
203/1991 (capo 122),
– al reato di cui agli artt. 648, 697 cod. pen., 2 e 7 L. n. 695/1967 e 7 L. n.
203/1991 (capo 125).

1.1. In via preliminare, il Tribunale ha rilevato come l’esistenza di una locale
emiliana, autonoma dalla casa madre di Cutri anche se collegata ad essa, è
dimostrata da alcune sentenze passate in giudicato nell’ambito delle operazioni
“Grande drago” ed “Edilpiovra”, con le quali sono stati condannati – fra gli altri Lamanna Francesco e Grande Aracrì Francesco ed Antonio nonché, solo in primo
grado, Sarcone Nicolino; come l’associazione criminale operi nel settore delle
estorsioni in danno di imprenditori – per lo più di origine calabrese e dunque
consci del calibro criminale dei postulanti -, estorsioni “coperte” mediante una
seriale attività di fatturazione di operazioni totalmente o parzialmente inesistenti,
così da fornire un’apparenza documentale lecita alla reale causale della dazione
del denaro preteso dagli estorti. Il Collegio ha dunque evidenziato che, dalle
indagini è emerso che gli appartenenti alla consorteria di cui al capo 1) si sono
resi protagonisti di numerosi atti incendiari, estorsioni e usura, secondo una linea
di continuità rispetto ai fatti oggetto delle sentenze passate in giudicato; che il
gruppo criminale risulta avere costituito una sorta di cartello di imprese attive
nel settore dell’edilizia e in quelli ad esso connessi, così da ripartire i lavori nei
cantieri fra le aziende facenti capo agli associati, in pregiudizio alla libera
concorrenza, e da consentire alla cosca di estendere la propria operatività e di
realizzare rilevanti profitti; che da diversi elementi si trae la prova che la locale
emiliana ha reinniegato proventi derivanti dalle attività criminose della cosca
madre nel territorio di Cutri, potendo così disporre di continui ed ingenti flussi di
denaro tali da alimentare plurime iniziative illegali e non; che gli importi di
origine illecita oggetto di reinvestimento non sono qualificabili con precisione ma
l’ordine di grandezza delle somme impiegate può trarsi dalla vicenda che ha visto
coinvolto Villirillo Romolo, il quale si appropriava, in diverse soluzioni, di oltre 2

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l’aggravante della trasnazionalità di cui all’art. 4 L. n. 146/2006,

milioni di euro del capo cosca Grande Aracri Nicolino. Il Giudice della cautela ha
quindi ritenuto integrate le circostanze aggravanti previste dai commi quarto e
sesto dell’art. 416-bis cod. pen. ed insussistenti i presupposti dell’aggravante
della transnazionalità dell’organizzazione.
1.2. Con specifico riguardo alla imputazione provvisoria di cui al capo 122),

il Tribunale ha notato come, dalle indagini svolte dai Carabinieri di Fiorenzuola
d’Arda compendiate nella informativa del 7 maggio 2013, emerga che Vetere
Pierino organizzava l’attività di fatturazione per operazioni inesistenti curando i

“General Contractor Group” – al reimpiego del denaro di provenienza illecita
conferito da Mercadante Luigi e da Villirillo Romolo.
1.3. In merito all’incolpazione sub capo 125), concernente la detenzione

illegale di un fucile di calibro 24 e del relativo munizionamento nonché la
ricettazione degli stessi (esclusa dal Gip l’integrazione della circostanza
aggravante di cui all’art. 7 L. n. 203/1991), il Tribunale ha evidenziato come i
gravi indizi si fondino sulla conversazione n. 1934 del 12 ottobre 2011 captata
tra Vetere Pierino, Vetere Pasquale e Le Rose Francesco, all’interno dell’auto Fiat
Doblò del primo, da cui si evince che i tre occupanti della vettura progettavano di
compiere atti violenti e/o vandalici nell’ambito di un’attività estorsiva in danno
dell’imprenditore Nicola Rigolli e che Vetere Pierino deteneva un fucile da caccia,
e ciò in mancanza di autorizzazione.
1.4. In ordine alla partecipazione al sodalizio criminoso sub capo 1), dopo

avere rammentato i principi giurisprudenziali in materia, il Collegio ha posto in
luce come, dalle investigazioni svolte, sia emerso che Vetere Pierino ha avuto
frequenti contatti con diversi personaggi gravemente indiziati di essere membri
del sodalizio ed ha partecipato numerose riunioni e summit anche a carattere
riservato, in particolare, a quelli: a) del 9 giugno 2011, nel quale si parlava della
questione relativa al debito di 30.000 euro di Cavedo Maurizio nei confronti di
Migale Vincenzo; b) dell’11 giugno 2011, in cui, grazie alla mediazione del
Villirillo Romolo, ci si accordava che Cavedo Maurizio avrebbe pagato il debito in
tre rate da 10.000 euro; c) dell’8 luglio 2011, nel quale si affrontava ancora la
vertenza Cavedo – Migale. Il Tribunale ha dunque concluso che la partecipazione
di Vetere Pierino a detti incontri – connotati da segretezza, dalla partecipazione
del capo dell’articolazione piacentina della cosca emiliana Lamanna Francesco e
dalla natura vincolante delle decisioni adottate – è indicativa della intraneità
dell’indagato al gruppo criminale, circostanza confermata dal tenore dei dialoghi
intercettati qualche giorno dopo l’arresto di Villirillo ed il 27 ottobre 2011.
1.5. Il Collegio ha dunque evidenziato come, in relazione al reato di cui al

capo 76), non sia stata emessa nessuna misura cautelare.
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rapporti con i coindagati, in particolare provvedendo – mediante il consorzio

1.6. Sul fronte cautelare, il Giudice della impugnazione cautelare ha rilevato
come, in relazione al reato di cui al capo 1), non emergano elementi per ritenere
dimostrato l’intervenuto distacco del ricorrente dalla cellula ‘ndranghetista di
appartenenza; come, in relazione ai reati sub capi 122) e 125), sussista il
pericolo di reiterazione di analoghe condotte criminose in ragione del
preoccupante allarme sociale dei reati e della mancanza di una radicale presa di
distanza di Vetere dalle scelte delinquenziali e dai contesti criminali; come dette
esigenze cautelari siano fronteggiabili con la sola custodia in carcere.
ne ha chiesto l’annullamento per i seguenti motivi.

2.1. Violazione dell’obbligo di motivazione in relazione all’art. 292, commi 2
lett. c), c-bis) e c-ter), cod. proc. pen.:
– quanto al reato di cui all’art. 416-bis cod. pen., per avere il Tribunale
omesso di precisare in quali operazioni di reimpiego Vetere Pierino sarebbe stato
coinvolto e con quale ruolo, laddove il consorzio Generai Contractor Group ha
cessato di svolgere la propria attività d’impresa dal secondo semestre del 2011
ed ha emesso fatture relative agli ultimi lavori entro la fine di tale anno, così
come dato atto nel parere pro ventate espresso dalla professionista nominata
dalla difesa; rispetto alla contestata fatturazione per operazioni presuntivamente
inesistenti, le esigenze cautelari non sono attuali vista la risalenza nel tempo
delle condotte;
– quanto ai reati di cui ai capi 76) e 77), per avere il Tribunale omesso di
considerare che la presunta attività estorsiva avente ad oggetto le richieste di
pagamento di denaro si riferisce a un corrispettivo per attività realmente
prestate ed oggetto di un giudizio civile, come documentalmente provato e
radicalmente trascurato dal Tribunale del riesame;
– quanto al reato di cui al capo 125), per avere il Tribunale ribaltato il
ragionamento probatorio, assumendo che Vetere Pierino non avesse ragione per
affermare falsamente di possedere un’arma nel conversare con Vetere Pasquale
e Le Rose Francesco, trattandosi di persone a lui molto vicine e con lui coinvolte
nell’estorsione in danno del Rigolli.
3. In udienza, il Procuratore generale ha chiesto che il ricorso sia rigettato.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1.11 ricorso deve essere dichiarato inammissibile.

2. In primo luogo, mette conto precisare come colgano completamente fuori
dal segno le doglianze mosse con riferimento alle incolpazioni di cui ai capi 76) e
77), in quanto non consta che, con il provvedimento oggetto di censura, sia

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2. Avverso l’ordinanza ha presentato ricorso personalmente Vetere Pierino e

stata applicata nei confronti di Vetere Pierino la misura cautelare in relazione a
dette imputazione.
3. Quanto alle ulteriori deduzioni concernenti i capi 1) e 125) della
contestazione cautelare, il ricorrente ha eccepito il vizio di motivazione con
riferimento alla ritenuta integrazione dei gravi indizi di colpevolezza in ordine alla
partecipazione all’associazione di stampo ‘ndranghetista e alla detenzione di
un’arma.
Dette censure si connotano per la prospettazione di una lettura alternativa

Vetere Pierino a diversi incontri con soggetti facenti parte del gruppo criminale e
delle emergenze delle intercettazioni. Si tratta nondimeno di argomentazioni che
si pongono in confronto diretto con il materiale probatorio e che in effetti non
denunciano nessuno dei vizi logici tassativamente previsti dall’art. 606, comma
primo, lett. E), cod. proc. pen., il che, secondo il costante orientamento di
questa Corte, rende inammissibile il ricorso per cassazione (Cass. Sez. 6, n.
43963 del 30/09/2013, P.C., Basile e altri, Rv. 258153). Ed invero, a fronte di
una plausibile ricostruzione della vicenda, come descritta in narrativa, e dei
precisi riferimenti probatori operati dal giudice di merito, in questa sede, non è
ammessa alcuna incursione nelle risultanze processuali per giungere a diverse
ipotesi ricostruttive dei fatti, dovendosi la Corte di legittimità limitare a
ripercorrere l’iter argomentatìvo svolto dal giudice di merito per verificarne la
completezza e la insussistenza di vizi logici íctu °cui/ percepibili, senza possibilità
di verifica della rispondenza della motivazione alle acquisizioni processuali (ex
plurimis Cass. Sez. U, n. 47289 del 24/09/2003, Petrella, Rv. 226074).
4.

D’altronde, il Tribunale

ha bene argomentato la sussistenza dei

presupposti della detenzione del fucile di cui al capo 125), dando contezza del
contenuto delle intercettazioni più rilevanti e dei criteri utilizzati ai fini
dell’interpretazione dei dialoghi captati (pagine 42 e seguenti dell’ordinanza in
verifica).
Si deve ribadire come, secondo i consolidati principi espressi da questa
Corte regolatrice,

gli indizi raccolti nel corso di conversazioni telefoniche

intercettate possano certamente costituire fonte diretta di prova, senza necessità
di reperire riscontri esterni, a condizione che siano gravi, precisi e concordanti e
cioè allorchè: a) il contenuto della conversazione sia chiaro; b) non vi sia dubbio
che gli interlocutori si riferiscano all’imputato; c) per il ruolo ricoperto dagli
interlocutori nell’ambito dell’associazione di cui fanno parte, non vi sia motivo
per ritenere che parlino non seriamente degli affari illeciti trattati; d) non vi sia
alcuna ragione per ritenere che un interlocutore riferisca il falso all’altro (Cass.
Sez. 1, n. 40006 del 11/04/2013, Vetro, Rv. 257398). Ancora, si è ribadito che
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dei fatti emergenti dalle indagini, segnatamente dell’acclarata partecipazione di

gli elementi di prova raccolti nel corso delle intercettazioni di conversazioni
costituiscono fonte di prova diretta soggetta al generale criterio valutativo del
libero convincimento razionalmente motivato, previsto dall’art. 192 comma 1,
cod. proc. pen., senza che sia necessario reperire dati di riscontro esterno;
qualora, tuttavia, tali elementi abbiano natura indiziaria, essi dovranno
possedere i requisiti di gravità, precisione e concordanza in conformità del
disposto dell’art. 192, comma 2, cod. proc. pen. (Cass. Sez. 1, n. 37588 del
18/06/2014, Amaniera ed altri Rv. 260842).

laddove ha tratto la prova, seppure in termini di elevata probabilità, della
disponibilità da parte di Vetere di un fucile cal. 24, sulla scorta del contenuto di
intercettazioni che – nei termini nei quali sono state riportate e valorizzate dal
Tribunale – possono certamente ritenersi idonee a ricostruire il fatto da
accertare, come oggetto di contestazione.
5. Ineccepibile è la motivazione svolta a sostegno della contestata attività di
reimpiego dei proventi illeciti in fatture a fronte di operazioni inesistenti (capo
122), congruamente argomentata dal Giudice della impugnazione cautelare sulla
scorta delle risultanze delle indagini condotte dai militari dell’Arma dei
Carabinieri di Fiorenzuola d’Arda (pagine 41 e seguente dell’ordinanza in
verifica).
6. Analogamente, nessuna censura logico giuridica può essere fondatamente
mossa al compendio argomentativo svolto a fondamento della ritenuta intraneità
di Vetere nel sodalizio criminale, alla luce dei diversi elementi fattuali costituiti
dalla partecipazione di Vetere ad incontri riservati agli aderenti al clan ed al
contenuto di intercettazioni, in quanto valuti dal Tribunale in modo globale e
coordinato, alla luce di condivisibili massime d’esperienza (pagine 44 e seguenti
dell’ordinanza in verifica).
Ed invero, tenuto conto dell’ordinario modus operandi delle associazioni per
delinquere di tipo mafioso – che presuppone la sottoposizione a regole rigorose, il
rispetto assoluto del vincolo gerarchico e la segretezza del vincolo associativo -,
non è revocabile in dubbio che la reiterata partecipazione di un soggetto a
riunioni durante le quali siano assunte deliberazioni fondamentali per l’attività
della consorteria criminale costituisca un indice fortemente sintomatico della
partecipazione del medesimo al gruppo criminale, circostanza che, ove
corroborata da ulteriori dati fattuali – quali l’abituale frequentazione con soggetti
facenti parte della compagine associativa -, concorre a formare un quadro
indiziario grave in ordine alla intraneità alla societas sceleris.
7. Nessuna doglianza è stata mossa sul fronte cautelare, di tal che, giusta
anche l’operatività della duplice presunzione ex art. 275, comma 3, cod. proc.
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Di tale condivisibile regula iuris ha fatto buon uso il Collegio della cautela

pen., non può che condividersi la ritenuta idoneità della sola custodia in carcere
a fronteggiare i pericula libertatis sussistenti nella specie.
8. Dalla declaratoria di inammissibilità del ricorso consegue, a norma
dell’art. 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente, oltre che al pagamento
delle spese del procedimento, anche a versare una somma, che si ritiene
congruo determinare in 1.000,00 euro.
P.Q.M.

spese processuali e della somma di euro 1000 in favore della cassa delle
ammende. /10.0200

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Così deciso in Roma il 8 luglio 2015

Il consigliere estensore

Il Presidente

dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle

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