Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36587 del 06/07/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 36587 Anno 2018
Presidente: DE CRESCIENZO UGO
Relatore: DI PAOLA SERGIO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
AMENDOLA MARIO nato a VICO EQUENSE il 30/05/1985

avverso la sentenza del 30/01/2017 della CORTE APPELLO di NAPOLI
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere SERGIO DI PAOLA;

Data Udienza: 06/07/2018

RITENUTO IN FATTO E IN DIRITTO

La ‘CORTE APPELLO di NAPOLI, con sentenza in data 30/01/2017, Confermava la condanna alla
pena ritenuta di giustizia pronunciata dal TRIB.SEZ.DIST. di GRAGNANO, in data 15/02/2010, nei
confronti di AMENDOLA MARIO in relazione al reato di cui all’ art. 648 CP
Propone ricorso per cassazione l’imputato, deducendo con il primo motivo di ricorso, violazione di
legge in relazione agli artt. 624 e 647 cod. pen. per aver la sentenza escluso la diversa
qualificazione giuridica del fatto, sulla scorta delle prove a disposizione che attestavano il
ritrovamento del telefono da parte dell’imputato, come ipotesi di furto ovvero di appropriazione di
cosa smarrita; con il secondo motivo di ricorso si deduce violazione di legge in relazione all’art. 648
provenienza delittuosa del bene.
Il ricorso è inammissibile perché manifestamente infondato, ponendosi in palese contrasto con i dati
di fatto accertati dai giudici di merito: dalla lettura della sentenza impugnata risulta che il telefono
era stato sottratto dal negozio del legittimo proprietario, sicché è del tutto destituita di fondamento
la questione della qualificazione giuridica del fatto ipotizzata come conseguente al fortuito
ritrovamento della cosa abbandonata; anche il profilo reltivo alla consapevolezza della provenienza
delittuosa, è adeguatamente motivato dalla sentenza che ha dato conto dell’atteggiamento
dell’imputato che, a suo dire, dopo aver trovato casualmente il telefono, aveva atteso alcuni mesi
prima di inserirvi una scheda telefonica, peraltro intestata non a sé ma alla sua fidanzata, segni
evidenti della malafede volta a impedire di ricollegare il possesso del telefono alla propria persona.

Alla inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese
processuali, nonché, ai sensi dell’art. 616 c.p.p., valutati i profili di colpa nella determinazione della
causa di inammissibilità emergenti dal ricorso (Corte Cost. 13 giugno 2000, n. 186), al versamento
della somma, che ritiene equa, di euro tremila a favore della cassa delle ammende.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al
versamento della somma di tremila euro alla cassa delle ammende.

Così deciso il 06/07/2018

cod. pen. e vizio di motivazione con riferimento all’accertamento della consapevolezza della

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