Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36583 del 06/07/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 36583 Anno 2018
Presidente: DE CRESCIENZO UGO
Relatore: DI PAOLA SERGIO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
CIOTOLA MARIA nato a ACERRA il 13/04/1964

avverso la sentenza del 11/10/2016 della CORTE APPELLO di NAPOLI
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere SERGIO DI PAOLA;

Data Udienza: 06/07/2018

RITENUTO IN FATTO E IN DIRITTO

La ‘CORTE APPELLO di NAPOLI, con sentenza in data 11/10/2016, Confermava la condanna alla
pena ritenuta di giustizia pronunciata dal TRIBUNALE di NAPOLI, in data 15/04/2010, nei confronti
di CIOTOLA MARIA in relazione al reato di cui all art. 628 cod. pen.
Propone ricorso per cassazione l’imputata, deducendo con il primo motivo di ricorso, violazione di
legge e vizio di motivazione con riferimento al mancato riconoscimento delle attenuanti generiche in
misura prevalente sulle contestate aggravanti; con il secondo motivo di ricorso, si deduce
violazione di legge e vizio di motivazione con riferimento al trattamento sanzionatorio, censurando
la sentenza per non avere determinato la pena nel minimo edittale omettendo qualsiasi motivazione
Il ricorso è inammissibile, perché generico e manifestamente infondato: per giurisprudenza
costante le statuizioni relative al giudizio di comparazione tra opposte circostanze, implicando una
valutazione discrezionale tipica del giudizio di merito, sfuggono al sindacato di legittimità qualora
non siano frutto di mero arbitrio o di ragionamento illogico e siano sorrette da sufficiente
motivazione (Sez. Unite, n. 10713 del 25/02/2010, Contaldo, Rv. 245931), come quella adottata
dalla sentenza che ha evidenziato sia la gravità della condotta di reato, sia i precedenti penali da
cui è gravata la ricorrente, ritenendo che da tali elementi derivasse la necessità di bilanciare con
giudizio di equivalenza le circostanze attenuati generiche concesse rispetto alla recidiva e alle
aggravanti. Quanto alla misura della pena fissata, risulta dal testo della sentenza impugnata che il
giudice ha applicato il minimo edittale della pena detentiva per il delitto di rapina (anni 3 di
reclusione) risultando così del tutto destituito di fondamento il motivo di ricorso.
Alla inammissibilità del ricorso consegue la condanna della ricorrente al pagamento delle spese
processuali, nonché, ai sensi dell’art. 616 c.p.p., valutati i profili di colpa nella determinazione della
causa di inammissibilità emergenti dal ricorso (Corte Cost. 13 giugno 2000, n. 186), al versamento
della somma, che ritiene equa, di euro tremila a favore della cassa delle ammende.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e al
versamento della somma di tremila euro alla cassa delle ammende.

Così deciso il 06/07/2018

sul punto.

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