Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36566 del 06/07/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 36566 Anno 2018
Presidente: DE CRESCIENZO UGO
Relatore: DI PAOLA SERGIO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
DIBELLA FRANCESCO nato a MOTTA SANT’ANASTASIA il 11/08/1945

avverso la sentenza del 29/06/2017 della CORTE APPELLO di MILANO
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere SERGIO DI PAOLA;

Data Udienza: 06/07/2018

RITENUTO IN FATTO E IN DIRITTO

La CORTE APPELLO di MILANO, con sentenza in data 29/06/2017, confermava la condanna alla
pena ritenuta di giustizia pronunciata dal TRIBUNALE di MILANO, in data 30/06/2014, nei confronti
di DIBELLA FRANCESCO in relazione al reato di cui all’ art. 648 cod. pen.
Propone ricorso per cassazione l’imputato, deducendo con unico motivo, in modo confuso e caotico,
il difetto di prova con riferimento alla ritenuta responsabilità dell’imputato e la genericità del capo
d’imputazione; le intercettazioni poste a fondamento della sentenza erano insufficienti, poiché le
perquisizioni eseguite presso l’abitazione dell’imputato non avevano dato alcun riscontro..
Il motivo è inammissibile, perché assolutamente generico, tanto da ignorare il contenuto della

si è affermata la responsabilità del ricorrente; elementi che non si limitano al contenuto – peraltro
inequivocabile – dei dialoghi intercettati e riportati (afferenti incontri tra i responsabili dei furti,
ovvero altri ricettatori, e coloro che materialmente ricettavano le refurtive, incontri fissati e
controllati dall’imputato), ma si desumevano dal riconosciuto ruolo dell’imputato come soggetto
incaricato di visionare e valutare gli oggetti di provenienza delittuosa, che poi venivano
materialmente ritirati dagli altri complici, come risultava sia dalle ricordate intercettazioni, sia dalla
chiamata in reità di una delle responsabili dei furti.
Alla inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese
processuali, nonché, ai sensi dell’art. 616 c.p.p., valutati i profili di colpa nella determinazione della
causa di inammissibilità emergenti dal ricorso (Corte Cost. 13 giugno 2000, n. 186), al versamento
della somma, che ritiene equa, di euro tremila a favore della cassa delle ammende.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al
versamento della somma di tremila euro alla cassa delle ammende.

Così deciso il 06/07/2018

motivazione della sentenza che, con puntualità e precisione, ha indicato gli elementi di prova su cui

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