Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36559 del 06/07/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 36559 Anno 2018
Presidente: DE CRESCIENZO UGO
Relatore: DI PAOLA SERGIO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
BOZZONI ALAN nato a DESENZANO DEL GARDA il 07/01/1983

avverso la sentenza del 03/05/2017 della CORTE APPELLO di GENOVA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere SERGIO DI PAOLA;

Data Udienza: 06/07/2018

RITENUTO IN FATTO E IN DIRITTO

La CORTE APPELLO di GENOVA, cOn sentenza in data 0/05/2017, parzialmente riformando la
sentenza pronunciata dal GIUDICE UDIENZA PRELIMINARE di SAVONA, in data 15/09/2016, nei
confronti di BOZZONI ALAN confermava la condanna in relazione al reato di cui all’ art. 628 cod.
pen. riducendo la pena inflitta.
Propone ricorso per cassazione l’imputato, deducendo il seguente motivo: violazione di legge in
relazione all’art. 163 cod. pen. e vizio di motivazione con riferimento alla mancata concessione della
sospensione condizionale della pena. La sentenza sul punto aveva motivato solo in modo apparente
il diniego del beneficio, limitandosi a valutare le caratteristiche della condotta e omettendo di

considerare i plurimi dati positivi (incensuratezza, ruolo limitato nell’esecuzione del delitto, assenza
di condotte di reato successive al fatto, comportamento processuale e svolgimento di attività di
lavoro) che consentivano di riconoscere il beneficio.

Il motivo è inammissibile perché generico e manifestamente infondato. La sentenza impugnata ha
dato conto non solo delle caratteristiche della condotta, qualificando come non occasionale ma

riferita ad un ampio arco di tempo nel corso del quale l’imputato ha garantito ai correi un’intensa

collaborazione, ma ha altresì sottolineato l’assenza di segnali di ravvedimento, traendo da questi

elementi il giudizio di prognosi negativa sull’astensione dal commettere in futuro altri reati. La

decisione è coerente e conforme all’orientamento di legittimità secondo il quale in tema di

sospensione condizionale della pena, il giudice di merito, nel valutare la concedibilità del beneficio,
non ha l’obbligo di prendere in esame tutti gli elementi richiamati nell’art. 133 cod. pen., potendo
limitarsi ad indicare quelli da lui ritenuti prevalenti in senso ostativo della sospensione (Sez. 2, n.

37670 del 18/06/2015, Cortopassi, Rv. 264802; Sez. 2, n. 19298 del 15/04/2015, Di Domenico,
Rv. 263534).

Alla inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese
processuali, nonché, ai sensi dell’art. 616 c.p.p., valutati i profili di colpa nella determinazione della
causa di inammissibilità emergenti dal ricorso (Corte Cost. 13 giugno 2000, n. 186), al versamento
della somma, che ritiene equa, di euro tremila a favore della cassa delle ammende.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al
versamento della somma di tremila euro alla cassa delle ammende.

Così deciso il 06/07/2018
Il Consiglier
SERGI

stensore
PAOLA

L_–

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