Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36550 del 03/07/2015


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Sent. Sez. 2 Num. 36550 Anno 2015
Presidente: GENTILE MARIO
Relatore: DIOTALLEVI GIOVANNI

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
ACQUAVIVA RICCARDO N. IL 05/09/1982
avverso l’ordinanza n. 95/2015 TRIB. LIBERTA’ di BARI, del
19/03/2015
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. GIOVANNI
DIOTALLEVI;
‘;5u2, •202
lette/sentite le conclusioni del PG Dott.

17 f22′

,4P
-AA

Al

fruz‹,(24A-0

t ‘./t.A.A2A.A.A.1.4.4.A. Ierl.:1

dyl,J

-ve

/ALYVULAAL “CU

Cup (MA

Data Udienza: 03/07/2015

RITENUTO IN FATTO
1. Acquaviva Riccardo propone ricorso per cassazione avverso l’ordinanza del Tribunale di Bari,
n. 95/2015, pronunciata in data 19 marzo 2015 e depositata il 23 marzo 2015.
Il provvedimento impugnato ha confermato, in sede di appello, la precedente ordinanza del
G.i.p. con cui era stata rigettata l’istanza, presentata dall’odierno ricorrente, di ripristino della
meno grave misura cautelare degli arresti domiciliari, in luogo della custodia in carcere.
2. Il ricorso presenta un unico motivo, con cui si contesta, ai sensi dell’art. 606, comma 1, lett.
e), c.p.p., la carenza e manifesta illogicità della motivazione.

difesa, il giudice dell’appello non avrebbe tenuto conto del fatto che detto atto era fondato su
elementi nuovi, sopravvenuti rispetto al precedente giudicato cautelare.
Inoltre, si evidenzia che il c.d. “giudicato cautelare”, al contrario della “cosa giudicata”, non
precluderebbe in alcun modo la valutazione circa la persistenza delle condizioni di applicabilità
della misura cautelare in concreto disposta, anche con riferimento ai soli fatti antecedenti al su
richiamato giudicato cautelare, a fronte di un nuovo e diverso apprezzamento degli stessi.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è aspecifico e pecca di genericità, ai limiti dell’inammissibilità.
2. Osserva la Corte che, diversamente da quanto dedotto dal ricorrente l’inammissibilità
dell’appello non è stata motivata sulla scorta del c.d. “giudicato cautelare”, bensì a fronte del
fatto che l’originaria istanza rigettata dal G.i.p. faceva riferimento ad un provvedimento che
non era più attuale, in quanto, nel frattempo, l’applicazione della più grave misura custodiale si
fondava su di un diverso provvedimento cautelare.
L’impugnazione si limita ad una sommaria contestazione della mancata valutazione di
nuovi elementi, in realtà mai evidenziati, né concernenti situazioni tali che avrebbero potuto
portare a valutare gli originari elementi, in base ai quali è stata applicata la misura cautelare,
in modo diverso. In sostanza la articolata ricostruzione giurisprudenziale posta a sostegno del
ricorso non trova un adeguato riscontro nei fatti da valutare.
Il ricorso va pertanto rigettato e il ricorrente deve essere condannato al pagamento
delle spese processuali.
Manda alla cancelleria perché provveda ai sensi dell’art. 94 disp. att. cod. proc. pen.
P. Q. M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Manda alla cancelleria perché provveda ai sensi dell’art. 94 disp. att. cod. proc. pen.
Così decis in Roma, nella camera di consiglio del 3 luglio 2015.

Nello specifico, si deduce che, nel dichiarare inammissibile l’atto di gravame presentato dalla

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA