Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36535 del 12/05/2015


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 36535 Anno 2015
Presidente: MANNINO SAVERIO FELICE
Relatore: ORILIA LORENZO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
ISOPI DANIELA N. IL 05/10/1971
avverso l’ordinanza n. 20/2014 TRIB. LIBERTA’ di ASCOLI PICENO,
del 17/10/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. LORENZO ORILIA;
lette/sentite le conclusioni del PG Dott. aywo cp,./uz:

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Uditi difensor Avv.;

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Data Udienza: 12/05/2015

.*

RITENUTO IN FATTO
Il Tribunale di Ascoli Piceno, con ordinanza 17.10.2014, ha rigettato la richiesta di
riesame – proposta da Isopi Daniela, terzo non indagato – contro il decreto di sequestro
preventivo per equivalente di sei veicoli ad essa intestati (due motocicli e quattro auto
di grossa cilindrata), ritenuti nella disponibilità del coniuge Calvaresi Romeo indagato,
quale I.r. di società commerciale, per omesso versamento IVA per un importo di C.
1.458.597,31 (art. 10 ter D. Lvo n. 74/2000).
Per giungere a tale conclusione, il Tribunale ha osservato:

Pubblico Ministero perché il termine di cui all’art. 324 comma 3 cpp ha carattere
ordinatorio;
– che il reddito netto della moglie, mera dipendente della società, non era
compatibile con l’acquisto di un così elevato numero di veicoli e che la disponibilità di
tali beni da parte dell’indagato era comprovata dal fatto che in più occasioni egli era
stato oggetto di controlli di polizia mentre era alla guida.
La Isopi, tramite il difensore, propone ricorso per cassazione sulla base di due
censure.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Con un primo motivo deduce violazione di legge (artt. 324 comma 3 cpp, 24 e
111 della Costituzione) dolendosi dell’acquisizione in udienza di ulteriori atti di indagine
da parte del pubblico ministero (valutazione del CT sul valore dei mezzi e stima della
Finanza in ordine al reddito netto della ricorrente): trattasi di atti nuovi, sopravvenuti
al sequestro e predisposti per replicare ai motivi di riesame.
Il motivo è inammissibile per manifesta infondatezza (art. 606 ultimo comma
cpp): non si tratta, infatti, di atti successivi al sequestro perché lo stesso Giudice per le
Indagini Preliminari, a pag. 5 del suo provvedimento di sequestro aveva richiamato sia
la consulenza tecnica sui veicoli intestati alla Isopi (riassumendola in apposito
specchietto) che la nota della Guardia di Finanza sulla posizione reddituale della Isopi,
individuata come un dipendente della società con mansioni di operaia, ma con un
reddito medio imponibile di C. 74.000,00 a fronte di un reddito medio degli atri
dipendenti pari a C. 14.000,00. Ciò dimostra che i documenti di cui si duole oggi la
ricorrente erano già stati valutati al momento della adozione della misura cautelare.
2 Col secondo motivo la ricorrente deduce la mancanza assoluta di motivazione
sul fatto che l’indagato Calvaresi non aveva mai guidato uno dei veicoli (il Dragger
Magnum

BW 43374, numero 7 della lista); ritiene meramente apparente la

motivazione sull’acquisto dell’auto BMW X6 rilevando che trattasi di acquisto in leasing
con rate di C. 1.000,00 mensili, compatibili col suo reddito; in ogni caso la proprietà
sarebbe della società finanziaria.

– che era ammissibile la trasmissione di ulteriori atti di indagine da parte del

,

Osserva inoltre che “una guida di otto volte in dieci anni” non può ritenersi
significativa per stabilire se l’indagato avesse la disponibilità di quei mezzi. Richiama
l’esito negativo delle attività di sopralluogo e appostamento in orari e giorni diversi sia
nelle vicinanze dell’abitazione che della fabbrica. Rileva infine l’assenza di
collegamento tra i beni e il reato tributario, trattandosi di acquisti avvenuti in epoca
precedente.
Anche tale motivo è manifestamente infondato.
Secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, è ammissibile il ricorso per

solo per violazione di legge, quando la motivazione del provvedimento impugnato sia
del tutto assente o meramente apparente, perché sprovvista dei requisiti minimi per
rendere comprensibile la vicenda contestata e l'”iter” logico seguito dal giudice nel
provvedimento impugnato (tra le varie, Sez. 6, Sentenza n. 6589 del 10/01/2013 Cc.
dep. 11/02/2013 Rv. 254893; Sez. U, Sentenza n. 25932 del 29/05/2008 Cc. dep.
26/06/2008 Rv. 239692).
Nel caso di specie, si è però al di fuori di tale ipotesi estrema perché la
motivazione non solo esiste ma, è tutt’altro che apparente.
Il Tribunale infatti, premessa l’esatta ricostruzione del panorama normativo (con
particolare riferimento al concetto di disponibilità richiesto dall’art. 322 ter cp ed
enucleato dalla giurisprudenza) ha considerato il numero di veicoli posseduti dalla
moglie rispetto all’unico veicolo obsoleto di proprietà dell’indagato, ritenendo
l’incompatibilità del reddito della Isopi con l’acquisto di un numero così elevato di
veicoli di valore. Ha poi desunto la disponibilità da parte del Calvaresi dai controlli di
polizia effettuati mentre lui era alla guida e ha inoltre ritenuto che il possesso della
BMW X6 acquistata in leasing con rate mensili di €. 1.000 e riscatto finale di €.
7.166,24 fosse incompatibile con i redditi della donna.
Dunque, il giudizio circa la disponibilità dei beni da parte dell’indagato è stato
fondato non solo sui controlli di circolazione stradale, ma anche sul raffronto con i
redditi dichiarati dalla Isopi, ritenuti assolutamente incompatibili con l’intestazione di
un rilevante parco veicoli.
Trattasi di tipici accertamenti in fatto congruamente motivati e pertanto qui non
sindacabili.
Del resto, contrariamente a quanto afferma la ricorrente, la sottoposizione del
conducente di un veicolo ad otto controlli di polizia in dieci anni non significa affatto
che abbia guidato solo otto volte: ragionando diversamente dovrebbe allora sostenersi
che gli automobilisti vengono fermati dagli organi di polizia ogni volta che si mettono
alla guida, il che è assolutamente fuori dalla realtà perché la sottoposizione a controlli
avviene in maniera del tutto casuale e saltuaria.

cassazione contro ordinanze emesse in materia di sequestro preventivo, pur consentito

Parimenti, gli appostamenti con esito negativo – su cui pure insiste la difesa – non
dimostrano affatto che il Calvaresi non abbia mai condotto i veicoli di cui si discute
perché detti appostamenti non erano continuativi, ma temporalmente individuati: essi
quindi dimostrano solo la situazione di fatto riscontrata nel limitato periodo di
osservazione, peraltro neppure specificato in ricorso. Il rilievo quindi appare del tutto
ininfluente alla luce degli altri elementi considerati dai giudici del riesame.
Infine l’acquisto di alcuni veicoli in epoca precedente ai fatti non è rilevante perché
nel caso di specie si discute di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per

La decisione appare quindi esauriente e giuridicamente corretta perché – è bene
ricordarlo – il sequestro preventivo, funzionale alla confisca per equivalente, può
ricadere su beni anche solo nella disponibilità dell’indagato, per essa dovendosi
intendere la relazione effettuale con il bene, connotata dall’esercizio dei poteri di fatto
corrispondenti al diritto di proprietà (v. Sez. 2, Sentenza n. 22153 del 22/02/2013 Cc.
dep. 23/05/2013 Rv. 255950; Sez. 3, Sentenza n. 15210 del 08/03/2012 Cc. dep.
20/04/2012 Rv. 252378). Si è precisato, altresì, che la disponibilità coincide,
pertanto,con la signoria di fatto sulla res indipendentemente dalle categorie delineate
dal diritto privato, riguardo al quale il richiamo più appropriato sembra essere quello
riferito al possesso nelle definizioni che ne da l’art. 1140 c.c (v. sentenza 22153/2013
cit; Sez. 1, Sentenza n. 11732 del 09/03/2005 Cc. dep. 24/03/2005 Rv. 231390).
Le considerazioni che la ricorrente svolge sul veicolo mai guidato dal Calvarese,
sulle modalità di acquisto della BMW X6 e sui redditi da essa percepiti investono tipiche
questioni di fatto e tendono ad una diversa valutazione del materiale probatorio,
attività che il giudizio di legittimità di certo non consente. Infatti, il compito del giudice
di legittimità non è quello di sovrapporre la propria valutazione a quella compiuta dai
giudici di merito o di seguire possibili interpretazioni e ricostruzioni alternative dei fatti,
suggerite dal ricorrente, ma quello di stabilire se i giudici di merito abbiano esaminato
tutti gli elementi a loro disposizione, se abbiano fornito una corretta interpretazione di
essi, dando esaustiva e convincente risposta alle deduzioni delle parti, e se abbiano
esattamente applicato le regole della logica nello sviluppo delle argomentazioni che
hanno giustificato la scelta di determinate conclusioni a preferenza di altre.
Non ravvisandosi assenza di colpa nella determinazione della causa di
inammissibilità (Corte Cost. sentenza 13.6.2000 n. 186), alla condanna della ricorrente
al pagamento delle spese del procedimento consegue quella al pagamento della sanzione
pecuniaria ai sensi dell’art. 616 cpp nella misura indicata in dispositivo.
P.Q.M.
dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese
processuali e della somma di €. 1.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.
Così deciso in Roma, il 12.5 2015.

equivalente e non di sequestro del profitto del reato.

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