Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36535 del 07/12/2017


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 36535 Anno 2018
Presidente: CAVALLO ALDO
Relatore: GENTILI ANDREA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
VODA IOAN BUJOR nato il 04/07/1976

avverso la sentenza del 23/02/2017 del TRIBUNALE di PORDENONE
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ANDREA GENTILI;

Data Udienza: 07/12/2017

Ritenuto che con sentenza depositata 23 febbraio 2017 il Tribunale di
Pordenone ha condannato Vada Ioan Bujor alla pena di C 6000,00 di
ammenda, oltre il pagamento delle spese processuali, avendolo ritenuto
responsabile dei reati di cui in epigrafe;
che avverso detta sentenza ha proposto appello il Bujor, assistito
dall’Avv.ssa Marcella Vadori, del foro di Pordenone, deducendo l’illegittimità
della sentenza impugnata;

Trieste, ritenuta la inappellabilità della sentenza in questione, ha trasmesso gli
atti a questa Corte di cassazione.
Considerato che, disponendo la sentenza impugnata la sola condanna
del ricorrente alla pena dell’ammenda, essa non è suscettibile di appello ma
solamente di ricorso per cassazione;
che, pertanto, in ossequio al principio del favor impugnationis, il ricorso
proposto dagli imputati, ancorché formalmente indicato come atto di appello,
deve essere convertito in ricorso per cassazione;
che il predetto ricorso risulta essere sottoscritto dalla Avv.ssas Marcella
Vadori, che non è risultata essere, alla data di deposito dell’atto in questione,
abilitata all’esercizio della professione dinanzi alle giurisdizioni superiori;
che la sottoscrizione dei motivi di impugnazione da parte di difensore non
iscritto nell’albo speciale determina, ai sensi dell’art. 613 cod. proc. pen.,
l’inammissibilità del ricorso per cassazione anche nel caso in cui sia stato
convertito in questo mezzo l’atto di appello erroneamente proposto dalla parte
(Corte di cassazione, sezione III penale, 4 dicembre 2013, n. 48492);
che il ricorso deve perciò essere dichiarato inammissibile e, tenuto conto
della sentenza 13 giugno 2000, n. 186, della Corte costituzionale nonché
rilevato che nella fattispecie non sussistono elementi per ritenere che «la
parte abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione
della causa di inammissibilità», alla declaratoria dell’inammissibilità del ricorso
consegue, a norma dell’art. 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente al
pagamento delle spese processuali nonché della somma equitativamente
fissata in €3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
PER QUESTI MOTIVI
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 3000,00 in favore della Cassa delle
ammende.
Così deciso in Roma, il 7 dicembre 2017
I Consigliere este sore
,

DEPOSITATA

es•de e

che con provvedimento del 4 settembre 2017, la Corte di appello di

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