Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36531 del 12/05/2015


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Sent. Sez. 3 Num. 36531 Anno 2015
Presidente: MANNINO SAVERIO FELICE
Relatore: DI NICOLA VITO

SENTENZA

sul ricorso proposto da
Moro Vincenzo, nato a Bassano del Grappa il 19-11-1966
Maglia Luca, nato a Marostica il 29-05-1974
avverso la ordinanza del 17-01-2013 del tribunale della libertà di Vicenza;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Vito Di Nicola;
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. Alberto Cardino che ha
concluso per il rigetto del ricorso moro e l’annullamento con rinvio in
accoglimento del ricorso Maglia;
Udito per i ricorrenti gli avvocati Giovanni Gentilini ed Angelo Maiolino che hanno
concluso per l’accoglimento dei ricorsi;

Data Udienza: 12/05/2015

RITENUTO IN FATTO

1. Vincenzo Moro e Luca Maglia ricorrono per cassazione impugnando
l’ordinanza indicata in epigrafe con la quale il tribunale della libertà di Vicenza ha
confermato il decreto di sequestro preventivo emesso dal gip presso il tribunale
di Bassano del Grappa con riferimento ai reati previsti dagli articoli 2 e 8 decreto
legislativo 10 marzo 2000 numero 74.

tramite i rispettivi difensori, sollevano tre motivi di gravame ciascuno, qui
enunciati, ai sensi dell’articolo 173 disposizione di attuazione codice di procedura
penale, nei limiti necessari per la stesura della motivazione.
Vincenzo Moro ha presentato anche motivi nuovi.
2.1. Quest’ultimo con il primo motivo di gravame deduce l’inosservanza di
norme processuali con riferimento alla trasmissione degli atti su cui si fonda il
provvedimento oggetto di riesame e al conseguente violazione del diritto di
difesa, che aveva infatti rilevato come l’unico atto di indagine trasmesso dal
pubblico ministero, che avesse ad oggetto la persona di Vincenzo Moro o che
facesse anche solo riferimento a quest’ultimo, fossero le dichiarazioni, con
chiamata in correità del coindagato Simone Girardi. Il tribunale di Vicenza non ha
potuto smentire tale dato oggettivo (mancanza dei verbali di perquisizione e
sequestro, delle intercettazioni telefoniche, degli accessi bancari, delle sommarie
informazioni testimoniali, degli interrogatori, degli esiti di riscontri investigativi
della Guardia di Finanza). Tuttavia i giudici del riesame, pur ritenendo fondata la
doglianza difensiva in ordine alla incompletezza degli atti, hanno affermato di
potersi pronunciare “sulla sussistenza della necessaria concreta ricorrenza del
fatto”.

La violazione della norma processuale, osserva il ricorrente, con

conseguente violazione assoluta del diritto di difesa, avrebbe dovuto invece
essere ritenuta preliminarmente insuperabile.
Con il secondo motivo lamenta l’inosservanza delle norme processuali che
dettano le regole di giudizio per la valutazione della prova cautelare con
riferimento alla valutazione della chiamata di correo.
Con un terzo motivo lamenta l’inosservanza di norme processuali con
riferimento al fumus commissi delicti.
Con i motivi nuovi approfondisce e si diffonde sulla censura relativa alla
dedotta violazione di legge con riferimento all’omessa trasmissione degli atti
assunti dal tribunale cautelare a fondamento del provvedimento impugnato,
dolendosi sul punto anche dell’assoluta carenza di motivazione; aggiunge
ulteriori rilievi al secondo motivo di ricorso circa la dedotta violazione di legge
con riferimento all’articolo 192, comma 2, codice di procedura penale; eccepisce

2

2. Per la cassazione dell’impugnata ordinanza i ricorrenti, con separati ricorsi

nuovamente la violazione di legge per carenza assoluta di motivazione con
riferimento al sequestro per equivalente alla somma di C 300.000; lamenta con
riferimento all’erronea applicazione della legge penale difetto assoluto di
motivazione in ordine alla circostanza che il sequestro ha interessato disponibilità
giacenti sui conti correnti intestati alla persona giuridica in violazione dei principi
enunciati dalle Sezioni Unite con la sentenza Gubert; deduce infine violazione di
legge con riferimento all’erronea applicazione della legge penale e vizio di
motivazione nella parte in cui il tribunale cautelare non si è avveduto che la

non poteva trovare applicazione nel caso di specie avendo lo stesso tribunale
affermato che le somme costituivano quantificazione del profitto del reato non
essendo dunque in discussione che il vincolo preventivo fosse stato finalizzato
alla confisca di somme equivalenti al profitto e non al prezzo del reato.
Ma se così fosse, il sequestro per equivalente del profitto del reato non era
consentito posto che solo con la legge n. 190 del 2013 l’art. 322 ter cod. pen. al
prezzo del reato è stato aggiunta la confisca anche del profitto.
2.2. Luca Maglia con il primo motivo lamenta violazione della legge
processuale e difetto assoluto di motivazione in relazione al mancato inoltro al
tribunale del riesame di una nota della Guardia di Finanza, su cui espressamente
si fondava uno dei termini essenziali del provvedimento di sequestro (concreta
entità del relativo valore, pari al profitto ricavato dal reo).
Con un secondo motivo deduce violazione della legge penale e difetto
assoluto di motivazione con riferimento alle dichiarazioni rese dal coimputato del
medesimo reato e alle regole di giudizio adottate per la valutazione di esse degli
ai fini cautelari.
Con il terzo motivo eccepisce violazione di legge penale con riferimento al
reato contestato (articolo 2 del decreto legislativo 74 del 2000) nonché della
disposizione che regola il sequestro finalizzato alla confisca per equivalente in
tema di reati tributari (legge 244 del 2007) e infine di quelle che disciplinano la
responsabilità delle persone giuridiche (decreto legislativo 231 del 2001).

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il primo motivo di gravame proposto da Vincenzo Moro è fondato ed
assorbe gli altri.

2. Il tribunale del riesame, quanto all’eccezione relativa alla incompletezza
degli atti trasmessi e pervenuti per il giudizio cautelare di impugnazione, ha
ritenuto fondato, per come si evince dal testo del provvedimento impugnato, il
motivo di gravame dal momento che nel corpo della motivazione del decreto di

3

confisca di valore, in vista della quale era stato disposto il sequestro preventivo,

sequestro impugnato si faceva specifico riferimento a comunicazioni di notizie di
reato ed altri atti (specie l’interrogatorio dello Ziggiotto) che non erano presenti
nel fascicolo pervenuto al tribunale del riesame; il quale ha tuttavia sostenuto,
rinunciando ad integrare la base cognitiva propria, che è fatta salva, in ogni
caso, la valutazione da parte del Collegio cautelare degli atti effettivamente
pervenuti, con la conseguente possibilità di affermare la sussistenza dei
presupposti cautelari anche in base al solo esame degli atti, quantunque parziali,
trasmessi e pervenuti.

Sul punto la doglianza del ricorrente è allora fondata giacché, in materia di
riesame delle misure cautelari reali, non è in discussione la possibilità da parte
del tribunale del riesame di valutare l’esistenza dei presupposti cautelari,
ricorrendo alla cosiddetta “prova di resistenza”, quanto il fatto che il ricorso a
tale valutazione in tanto deve ritenersi possibile se ed in quanto sia stato
ritualmente instaurato il contraddittorio cartolare tra l’accusa, che ha fondato la
misura su determinati e specifici atti, richiamati dal provvedimento cautelare
impugnato, ed il titolare del diritto di libertà che si ritenga leso da un
provvedimento cautelare che tali atti abbia utilizzato e che non possono perciò
essere pretermessi alla difesa qualora ne abbia eccepito la mancanza, evitando
qualsiasi sanatoria del vizio, e che neppure, di regola, possono essere sottratti
alla base cognitiva del tribunale cautelare, che può d’ufficio acquisirli.
Una volta che il contraddittorio sia stato assicurato ed il diritto di difesa
salvaguardato il tribunale del riesame, nel caso in cui singoli atti siano invalidi o
inutilizzabili, può legittimamente fondare il proprio convincimento su quelli utili a
sua disposizione, ma non può pervenire ad un’equa decisione cautelare senza
che gli atti posti dall’accusa a fondamento del provvedimento impugnato siano
trasmessi o pervenuti, a seguito di esplicita richiesta difensiva in tal senso, al
tribunale della libertà.
Nel procedimento di impugnazione cautelare personale il difetto di
trasmissione è espressamente sanzionato con l’inefficacia della misura ed è
consolidato l’orientamento espresso da questa Corte (con le Sezioni Unite Ivanov
e Cavalli) per il quale nel procedimento di riesame del provvedimento di
sequestro non è applicabile il termine perentorio di cinque giorni per la
trasmissione degli atti al tribunale, previsto dall’art. 309, comma quinto, cod.
proc. peri., con conseguente perdita di efficacia della misura cautelare impugnata
in caso di trasmissione tardiva, ma il diverso termine indicato dall’art. 324,
comma terzo, cod. proc. pen., che ha natura meramente ordinatoria (Sez. U, n.
26268 del 28/03/2013, Cavalli, Rv. 255581)
Nell’affermare

siffatto

principio,

le

Sezioni

Unite / Cavalli, hanno

significativamente aggiunto che, “escluso che la integrazione degli atti – se
4

Esaminati i quali, il tribunale ha rigettato l’istanza di riesame.

pretesa dal tribunale del riesame – possa essere qualificata come esplicazione di
potestà istruttoria (potestà che il predetto collegio certamente non detiene …),
trattandosi, viceversa, di semplice completamento della base cognitiva sulla
quale fu emesso il provvedimento impugnato e sulla quale, dunque, si deve
esercitare (anche) la cognizione del decidente, investito della richiesta di
riesame, non può che giungersi alla conclusione che il detto termine [ossia il
termine di dieci giorni nel quale deve intervenire la decisione del tribunale del
riesame a pena di inefficacia del titolo cautelare reale, n.d.r.]

decorra dal

provvedimento di acquisizione degli atti è meramente strumentale alla decisione,
la quale deve necessariamente essere resa sulla base di un compendio
documentale completo (…). Va da sé infatti che la possibilità per il tribunale di
disporre eventuali integrazioni degli atti, nei limiti derivanti dall’effetto devolutivo
dell’impugnazione, rappresenta il logico corollario della non perentorietà del
termine di trasmissione degli atti. Invero, poiché il tribunale può procedere al
giudizio solo con piena cognizione degli atti posti a sostegno della misura, il
collegio, con provvedimento volto all’adempimento di un dovere funzionale (il cui
esercizio è necessario e strumentale alla definizione del procedimento
incidentale), può e deve disporre l’acquisizione degli atti mancanti, la cui
trasmissione tardiva non può comportare la caducazione della misura”.
Ammessa dunque la trasmissione frazionata degli atti e stabilito che solo
dalla loro completa trasmissione decorre il termine entro il quale deve
intervenire la decisione de libertate, deve ritenersi superato il principio, cui si è
in sostanza ispirato il tribunale cautelare, espresso in precedenza dalle Sezioni
Unite Ivanov secondo il quale, in tema di misure cautelari reali, l’omessa o
tardiva trasmissione di atti al tribunale del riesame non determina, di per sé,
l’automatica caducazione della misura, dovendosi in ogni caso valutare il grado
di rilevanza degli elementi che difettano, ponendoli a confronto con quelli già
legittimamente acquisiti, i quali potrebbero essere da soli sufficienti a giustificare
il mantenimento del vincolo (Sez. U, n. 25932 del 29/05/2008, Ivanov, Rv.
239699).
L’omessa trasmissione degli atti posti a fondamento di una misura cautelare
reale è infatti causa di nullità d’ordine generale a regime intermedio (art. 178
lett. c) cod. proc. pen.), perché determina una violazione del diritto al
contraddittorio delle parti, pregiudicando la possibilità di delineare il contenuto
del proposto gravame, svincolato nella specie dalla presentazione dei motivi, e
perciò preclude e comunque limita un’efficace difesa, sottraendo anche al giudice
cautelare il materiale cognitivo utilizzato per emettere una misura cautelare.
Nel caso in esame, poi, la nullità non poteva neppure dirsi sanata, in quanto
tempestivamente eccepita, ed il tribunale del riesame ha persino ritenuto
5

momento in cui la predetta trasmissione possa ritenersi completa. Il

fondata la doglianza eppure ha contraddittoriamente deciso invece di richiedere
all’autorità giudiziaria competente la trasmissione degli atti mancanti e, a
ragione, reclamati dalla difesa.

3. Anche il terzo motivo, all’evidenza pregiudiziale ed assorbente rispetto
agli altri, presentato dal Maglia nella qualità di legale rappresentante della
Project Form s.r.I., è fondato.
Il ricorrente, a ragione, si duole del fatto che il vincolo sia stato disposto nei

Ciò ha consentito al tribunale del riesame di argomentare che siffatta
qualifica rende concreta la possibilità che l’indagato disponga, in modo pieno ed
incondizionato, dell’immobile di proprietà della persona giuridica, con la
conseguenza che la disponibilità del bene in capo all’indagato renderebbe
applicabile il sequestro preventivo per equivalente di un bene appartenente ad
una società.
Siccome i reati tributari non sono ricompresi nella lista di quelli che
consentono il sequestro per equivalente nei confronti di una persona giuridica, va
ricordato che, in tema di reati tributari commessi dal legale rappresentante di
una persona giuridica, il sequestro preventivo funzionale alla confisca per
equivalente prevista dagli artt. 1, comma 143, della I. n. 244 del 2007 e 322 ter
cod. pen. non può essere disposto sui beni dell’ente, ad eccezione del caso in cui
questo sia privo di autonomia e rappresenti solo uno schermo attraverso il quale
il reo agisca come effettivo titolare dei beni (Sez. U, n. 10561 del 30/01/2014,
Gubert, Rv. 258646).
Ne consegue che, in tema di reati tributari, il sequestro preventivo
finalizzato alla confisca per equivalente del profitto può essere disposto sui beni
intestati a una persona giuridica, soltanto quando sia dimostrato che l’ente
costituisce lo schermo fittizio delle attività e delle disponibilità
dell’amministratore resosi autore del reato (Sez. 3, n. 18311 del 06/03/2014,
Cialini, Rv. 259102).
L’omessa dimostrazione della natura fittizia della persona giuridica
comporta, come nella specie, un vizio radicale della motivazione non essendo
sostenibile che la disponibilità del bene da parte dell’amministratore di una
persona giuridica, che abbia nell’interesse di questa commesso un reato
tributario, equivalga a comprovare che, per ciò stesso, l’ente sia privo di
autonomia e rappresenti solo uno schermo attraverso il quale il reo agisca come
effettivo titolare dei beni.

4. L’ordinanza impugnata va pertanto annullata con rinvio al tribunale della
libertà di Vicenza che provvederà, previa acquisizione degli atti, a nuovo esame
6

confronti della società della quale egli è legale rappresentante ed unico socio.

dell’impugnazione cautelare proposta da Vincenzo Moro, ponendo eventualmente
rimedio al vizio di motivazione in relazione al vincolo che ha attinto il bene
intestato alla Project Form s.r.l. verificando se detta società costituisca o meno
uno schermo attraverso il quale Luca Maglia abbia agito come effettivo titolare
dei beni.

P.Q.M.

Così deciso il 12/05/2015

Annulla l’ordinanza impugnata e rinvia al tribunale di Vicenza.

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA