Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36519 del 12/06/2018


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 36519 Anno 2018
Presidente: MAZZEI ANTONELLA PATRIZIA
Relatore: VANNUCCI MARCO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
PAGANO PASQUALE GIANLUCA nato a SAN CIPRIANO D’AVERSA il 25/08/1970

avverso l’ordinanza del 20/03/2018 del GIUD. SORVEGLIANZA di SIENA
udita la relazione svolta dal Consigliere MARCO VANNUCCI;..

Data Udienza: 12/06/2018

OSSERVATO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
che con decreto emesso de plano (senza, quindi, provocare contraddittorio con il
Ministero della Giustizia e fissare udienza di discussione) il 20 marzo 2018 il
Magistrato di sorveglianza di Siena ha dichiarato inammissibile la domanda del
detenuto Pasquale Gianluca Pagano volta ad ottenere la tutela compensativa
prevista dall’art.

35-ter della legge n. 354 del 1975 in riferimento ai periodi di

detenzione trascorsi, in dedotta violazione dell’art. 3 della Convenzione europea dei
diritti dell’uomo (di seguito indicata come «CEDU»), nel carcere di Santa Maria

settembre 2016, il Tribunale di sorveglianza di Firenze (su reclamo proposto dallo
stesso Pagano per la riforma dell’ordinanza emessa dal Magistrato di sorveglianza di
Siena il 17 maggio 2016);
che contro il provvedimento (comunque denominato: ordinanza ovvero decreto)
con il quale il magistrato di sorveglianza, ai sensi dell’art. 666, comma 2, cod. proc.
pen. (oggetto di rinvio formale recettizio contenuto nell’art.

35-bis, comma 1, ord.

pen.), dichiara de plano l’inammissibilità di domanda del detenuto di risarcimento
del pregiudizio asseritannente subito per condizioni della detenzione costituenti
asserita violazione dell’art. 3 CEDU il mezzo di impugnazione esperibile è il ricorso
per cassazione e non il reclamo al tribunale di sorveglianza (in questo senso, cfr.,
fra le molte, Cass. Sez. 1, n. 46967 del 16 luglio 2015, Mecikian, Rv. 265366; Cass.
Sez. 1, n. 38808 del 19 luglio 2016, Carcione, Rv. 268119);
che per la cassazione di tale decreto Pagano ha proposto ricorso (atto
sottoscritto personalmente dal ricorrente e consegnato il 3 aprile 2018) contenente
un motivo di impugnazione;
che il ricorso di Pagano è inammissibile perché da lui sottoscritto personalmente;
che il 3 agosto 2017 è entrata in vigore la legge 23 giugno 2017, n. 103 che,
con l’art. 1, commi 54 e 63, ha modificato, rispettivamente, il comma 1 dell’art. 571
cod. proc. pen. ed il comma 1 del successivo art. 613;
che il novellato art. 571, comma 1, è del seguente tenore: «Salvo quanto
previsto per il ricorso per cassazione dall’articolo 613, comma 1, l’imputato può
proporre impugnazione personalmente o per mezzo di un procuratore speciale
nominato anche prima della emissione del provvedimento.»
che per effetto della menzionata modifica questo è il testo dell’art. 613, comma
1: «L’atto di ricorso, le memorie e i motivi nuovi devono essere sottoscritti, a pena
di inammissibilità, da difensori iscritti nell’albo speciale della corte di cassazione.
Davanti alla corte medesima le parti sono rappresentate dai difensori»;
che, pertanto, a partire dal 3 agosto 2017: il ricorso per la cassazione di
qualunque tipo di provvedimento (sentenza, ordinanza, decreto) di giudice di
merito, emesso dopo tale data ovvero emesso prima di tale data e solo dopo questa

Capua Vetere, in quanto sulla medesima domanda si era pronunciato, il 15

notificato (cfr. Cass. S.U., n. 8914 del 21 dicembre 2017, dep. 2018, Aiello, Rv.
272010), per il quale la legge processuale prevede tale mezzo di impugnazione,
deve essere sottoscritto da difensore iscritto nell’albo speciale della corte di
cassazione munito di procura conferita dalla parte che del provvedimento chiede
l’annullamento; non è ammesso che il ricorso sia dalla parte stessa personalmente
sottoscritto;
che in questo senso è la costante giurisprudenza di legittimità formatasi a
seguito delle citate modificazioni di disciplina legale relativa al giudizio di cassazione

n. 53330 del 4 ottobre 2017, Villa , non massimata; Cass. Sez. 6, n. 42062 del 13
settembre 2017, Lissandrello, Rv. 271333);
che dall’inammissibilità del ricorso deriva la condanna del ricorrente al
pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria, che si stima equo
determinare in euro duemila, da versare alla Cassa delle ammende (art. 616 cod.
proc. pen.).

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e della somma di euro duemila in favore della Cassa delle ammende.

Così deciso in Roma il 12 giugno 2018.

Il Consigliere estensore

Il Presidente

MarcoCrucci
wit

Antonell
1 Patrizia Mazzei

44,

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
Prima Sezione Penale
Depositata in Cancelleria oggi
Roma,

n

difi

(cfr. Cass. S.U., n. 8914 del 21 dicembre 2017, dep. 2018, Aiello, cit.; Cass. Sez. 1,

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