Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36510 del 07/01/2015


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 36510 Anno 2015
Presidente: MANNINO SAVERIO FELICE
Relatore: SAVINO MARIAPIA GAETANA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
LOCCI AURELIO N. IL 23/12/1946
avverso la sentenza n. 298/2010 TRIB.SEZ.DIST. di CARBONIA, del
28/06/2013
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 07/01/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. MARIAPIA GAETANA SAVIND._
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott.S
che ha concluso per (2
sQj

Udito, per la parte civile, l’Avv
Udit i difensor Avv.

Data Udienza: 07/01/2015

Ritenuto in fatto e diritto

Con sentenza emessa in data 28 giugno 2013 il Tribunale di Cagliari dichiarava Locci Aurelio
responsabile del reato di cui all’art. 256 co. 1 lett. a D.L.vo 152/2006 perché effettuava una raccolta
di rifiuti non pericolosi quali calcinacci, ferro, laterizi e calcestruzzo, che si estendeva per circa
8000 mq. in località IS Nonnis (catasto foglio 20 mappali 15, 20, 21, 22, 23, 118). Condannava lo

Avverso tale pronuncia il difensore dell’imputato ha presentato appello che è stato convertito ex art.
593 n. 3 c.p.p. in ricorso per cassazione trattandosi di sentenza di condanna alla sola pena
pecuniaria; quindi una pronuncia, come è noto, non appellabile.
A sostegno dell’impugnazione la difesa lamenta la mancata prova della riconducibilità
dell’accumulo dei rifiuti edili al Locci. Secondo il ricorrente, infatti, non può ritenersi dimostrato
che autore del deposito dei materiali di resulta sopra specificati fosse l’imputato in quanto il terreno
interessato non apparteneva soltanto al Locci ma era in comproprietà con la madre e con i fratelli
dello stesso.
Inoltre si trattava di un terreno non recintato e, quindi, frequentato anche da estranei. Infine, come
emerso dalla deposizione dell’ispettore Sabiu, non vi è alcuna certezza circa la data in cui venne
effettuato il deposito in questione: anzi sembra che l’accumulo risalga ad epoche diverse. Difatti in
alcune parti era cresciuta un’imponente vegetazione mentre in altre le piante erano più recenti.
Il ricorso appare inammissibile nella misura in cui mira ad ottenere una nuova valutazione del
materiale probatorio diversa rispetto a quella effettuata dal giudice di merito; operazione,
quest’ultima, preclusa in sede di legittimità qualora la motivazione risulti logica e non
contraddittoria.
Sotto tale profilo merita precisare che la sentenza impugnata risulta adeguata ed esaustiva in quanto
mette in evidenza come la riconducibilità del deposito abusivo all’attività del Locci — iscritto alla
camera di commercio come artigiano e dedito alla movimentazione terra — risulti provata dalle
dichiarazioni degli stessi teste della difesa. In particolare, evidenzia il giudice di primo grado, il
teste Loddo Albino, alla domanda se avesse mai visto l’imputato nel terreno in questione, ha
risposto di averlo visto in tale luogo plurime volte intento nel caricare sabbia e scaricare sassi dal
proprio camion; in particolare ciò avveniva dopo il 28 settembre 2007.
Del resto lo stesso imputato nel corso del proprio esame ha dichiarato in un primo momento di
essere l’unico utilizzatore del terreno.
Dunque, tenuto conto di tali considerazioni, del tutto logica appare la conclusione della sentenza
impugnata secondo la quale il deposito di rifiuti non pericolosi è da attribuire all’odierno imputato.

stesso alla pena di euro 3.000,00 di ammenda oltre al pagamento delle spese processuali.

Di conseguenza, il ricorso va dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese
processuali oltre alla somma di euro 1.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.

P.Q.M.

Dichiara il ricorso inammissibile e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali oltre

Così deciso in Roma, in data 7 gennaio 2015.

alla somma di euro 1.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.

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