Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36485 del 16/05/2018


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 36485 Anno 2018
Presidente: MAZZEI ANTONELLA PATRIZIA
Relatore: CASA FILIPPO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
FABBROCINO MARIO nato a SAN GIUSEPPE VESUVIANO il 01/06/1956

avverso l’ordinanza del 20/01/2017 della CORTE APPELLO di NAPOLI
udita la relazione svolta dal Consigliere FILIPPO CASA;
lette/9e~ le conclusioni del PG ?jea u

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Data Udienza: 16/05/2018

RITENUTO IN FATTO

1. Con ordinanza resa in data 20.1.2017, la Corte di Appello di Napoli, in funzione di
giudice dell’esecuzione, rigettava l’istanza, avanzata da FABBROCINO Mario, per ottenere il
riconoscimento della disciplina della continuazione fra i reati giudicati con le seguenti sentenze:
1) sentenza della Corte di Appello di Napoli in data 10.3.2011, irrevocabile il 10.5.2012;
2) sentenza della Corte di Appello di Napoli in data 26.1.2015, irrevocabile il 27.4.2016;

Premetteva la Corte territoriale che, con la sentenza sub 2), era stata ritenuta la
continuazione tra il reato con essa giudicato (art. 416-bis cod. pen.) e quello giudicato con la
sentenza sub 1) (artt. 110, 629 cod. pen, art. 7 L. n. 203/91), sicché doveva esclusivamente
valutarsi l’eventuale estensione dell’identità del disegno criminoso al reato di estorsione
commesso in danno dell’imprenditore FUSCO Felice, giudicato con la sentenza sub 3).
Sul punto, la Corte partenopea addiveniva a conclusione negativa, osservando che,
diversamente da quanto asserito dalla difesa (che valorizzava la teleologica tipicità del reato
estorsivo rispetto alle finalità del clan camorrista omonimo cui il condannato apparteneva),
l’estorsione de qua era stata commessa dal FABBROCINO avvalendosi di affiliati al clan RUSSO,
operante nell’agro nolano, diverso da quello di riferimento dell’interessato, circostanza, questa,
che portava ad elidere necessariamente l’unicità del disegno criminoso richiesta per la
continuazione.
2. Avverso la suddetta ordinanza ha proposto ricorso FABBROCINO Mario, per il tramite
del difensore, denunciando, con un unico motivo, vizio di motivazione, con particolare riguardo
al mancato apprezzamento, da parte della Corte di Appello, della contestazione, nel processo
per estorsione di cui alla sentenza sub 3), della circostanza aggravante prevista dall’art. 7 L. n.
203/91 nella forma dell’agevolazione del clan FABBROCINO e della accertata alleanza tra
quest’ultimo clan e il clan RUSSO.
3. Il Procuratore Generale presso questa Corte, nella sua requisitoria scritta, ha concluso
per il rigetto del ricorso.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è fondato e va, pertanto, accolto.
2. Il giudice dell’esecuzione ha troppo frettolosamente negato la richiesta estensione
dell’applicazione della disciplina della continuazione al reato di estorsione commesso dal
FABBROCINO nel processo definito con la sentenza della Corte di Appello di Napoli in data
1.4.2014, fondandosi esclusivamente sul dato fattuale dell’essersi il ricorrente avvalso,
nell’occasione, dell’apporto di appartenenti al clan RUSSO.
2

3) sentenza della Corte di Appello di Napoli in data 1.4.2014, irrevocabile il 12.5.2015.

Il giudice a quo,

tuttavia, ha omesso del tutto di menzionare, ancor prima di

considerare, che l’estorsione in danno dell’imprenditore FUSCO era stata ritenuta nella forma
aggravata dalla circostanza di cui all’art. 7 L. n. 203/91, che, nel capo d’imputazione sub F),
veniva declinata in funzione agevolativa proprio del clan FABBROCINO.
Dal corpo della sentenza emerge, inoltre, che detto clan era pacificamente alleato con il
clan RUSSO, cui appartenevano gli affiliati IOVINO Giuseppe e DE LUCIA Giacomo (peraltro
assolto), concorrenti del FABBROCINO nel reato.

Tali carenze determinano un evidente vulnus nella motivazione del provvedimento, che
va, perciò, annullato.
Il Giudice del rinvio, in diversa composizione (Corte cost. n. 183 del 2013), provvederà
a sanare le lacune rilevate.

P.Q.M.

Annulla l’ordinanza impugnata e rinvia per nuovo esame alla Corte di Appello di Napoli.
Così deciso in Roma, il 16 maggio 2018

Il Consigliere estensore

Il Presidente

Neppure questo dato è stato tenuto in considerazione dalla Corte di Napoli.

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