Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36478 del 02/05/2018


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 36478 Anno 2018
Presidente: MAZZEI ANTONELLA PATRIZIA
Relatore: MAGI RAFFAELLO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
D’ANGELO DAVIDE nato a ROMA il 10/04/1991

avverso l’ordinanza del 15/09/2017 del TRIBUNALE di ROMA
udita la relazione svolta dal Consigliere RAFFAELLO MAGI;
lette/serrtite le conclusioni del PG t* –

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Data Udienza: 02/05/2018

IN FATTO E IN DIRITTO

1. Con provvedimento emesso in data 15.9.2017 il Tribunale di Roma ha respinto
l’istanza di ammissione ai colloqui ordinari proposta dalla madre e dalla convivente di
D’Angelo Davide, soggetto ristretto in custodia cautelare.
In motivazione si compie riferimento alla tipologìa del delitto per cui si procede ed alla

2. Avverso detta ordinanza ha proposto ricorso per cassazione – a mezzo del difensore D’Angelo Davide, deducendo erronea applicazione della disciplina regolatrice e vizio di
motivazione.
Premessa la ricorribilità della decisione, si rappresenta che il provvedimento è motivato in
modo apparente e con ricorso a mera formula di stile, atteso che si procede per
detenzione a fini di spaccio di droga leggera e non vi è riferimento ad alcuna esigenza
processuale , tale da legittimare la compressione del diritto della persona ristretta ad
intrattenere colloqui con familiari o conviventi.

3. Il ricorso è fondato e va accolto per le ragioni che seguono.
3.1 Pacifica è la impugnabilità del diniego di fruizione dei colloqui con ricorso per
cassazione ai sensi dell’addii Cost. anche in ipotesi di soggetto ristretto in custodia
cautelare (v. Sez. VI n. 3729 del 24.11.2015, rv 265927; Sez. V n. 8798/2014 ) ,
trattandosi di decisione tesa a limitare un diritto soggettivo (al mantenimento delle
relazioni affettive) previsto dalla legge di ordinamento penitenziario, applicabile alla fase
cautelare ai sensi dell’art. 277 cod.proc.pen. (sul tema v. anche Sez. I n. 35122 del
14.6.2017, rv 271038) .
3.2 Da ciò deriva che la eventuale decisione limitativa del diritto deve fondarsi su
esigenze obiettive e inderogabili – inerenti la tutela dell’attività istruttoria in corso,
trattandosi di giudicabile – o sull’assenza dei presupposti soggettivi (familiari o
conviventi) da cui deriva il particolare favor previsto dalla legge (v. art. 18 I.n.354 del
1975 e art. 37 dPR n.230/2000).
Tali circostanze vanno argomentate in modo espresso e verificabile.
Nel caso in esame non vi è alcun riferimento concreto a legittime ragioni ostative, il che
porta a ritenere la motivazione espressa come meramente apparente.
Da ciò deriva l’annullamento del provvedimento impugnato, con rinvio al Tribunale di
Roma per nuovo esame.

2

‘elevata pericolosità’ dell’imputato.

P.Q.M.

Annulla l’ordinanza impugnata e rinvia per nuovo esame al Tribunale di Roma .

Il Consigliere estensore

Il Presidente

Raffaello Magi

Antonella Patrizia Mazzei
VY1 Q-6(

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
Prima Sezione Penale
Depositata in Cancelleria oggi

Roma, iì

3 O LUG. 2018

1–

Così deciso il 2 maggio 2018

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