Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36455 del 01/07/2015


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 36455 Anno 2015
Presidente: ESPOSITO ANTONIO
Relatore: CAMMINO MATILDE

SENTENZA
sul ricorso proposto nell’interesse di
DE LUCA Roberto n. Maratea (PZ) il 15 aprile 1961
GRECO Teresa Barbara n. n. Charleroi (Belgio) il 4 dicembre 1962
avverso l’ordinanza emessa il 4 dicembre 2014 dal Tribunale di Potenza

Visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere dott. Matilde Cammino;
udita la requisitoria del pubblico ministero, sost. proc. gen. dott. Oscar Cedrangolo, che ha
chiesto la dichiarazione di inammissibilità del ricorso;
sentito il difensore di fiducia della ricorrente Greco, avv. Raffaele Tecce del foro di Avellino, che
ha chiesto l’accoglimento del ricorso;
osserva:

Data Udienza: 01/07/2015

2

Ritenuto in fatto
1.

Con ordinanza in data 4 dicembre 2014 il Tribunale di Potenza ha dichiarato

inammissibile la richiesta di riesame presentata nell’interesse di De Luca Roberto e Greco
Teresa Barbara, sottoposti ad indagine per i reati di truffa e usurpazione di titolo, avverso il
decreto di sequestro preventivo emesso il 10 novembre 2014 dal giudice per le indagini
preliminari del Tribunale di Lagonegro. Il sequestro riguardava la villa sita in Vibonati di cui i
due indagati, la Greco spendendo il titolo di avvocato pur non avendone diritto, avrebbero

ta somma pattuita e consegnando ai promissari venditori effetti cambiari irregolari. Il Tribunale,
preso atto che l’immobile era stato restituito con provvedimento del pubblico ministero in data
21 novembre 2014 ai promissari venditori, ha ritenuto che fosse venuto meno l’interesse dei
due indagati, i quali non avrebbero potuto comunque ottenere la restituzione del bene, non
senza rilevare che diversamente la stessa posizione sarebbe stata tutelata attraverso un
duplice mezzo di impugnazione, ovvero il riesame e l’opposizione al giudice delle indagini
preliminari ex art.263 cod.proc.pen.
2.

Avverso la predetta ordinanza gli indagati De Luca e Greco, personalmente,

hanno proposto ricorso per cassazione deducendo:
1) la violazione di legge con riferimento alla dichiarazione di inammissibilità della
richiesta di riesame per sopravvenuta carenza di interesse, mentre permaneva l’interesse dei
ricorrenti ad ottenere in loro favore la restituzione dell’immobile sequestrato di cui avevano
contestato a più riprese, con documentazione risultante dagli atti, i vizi occulti, mantenendo
quindi una condotta che non poteva qualificarsi truffaldina; si contesta altresì la fondatezza del
richiamo all’opposizione al giudice per le indagini preliminari avverso il provvedimento di
restituzione, opposizione proponibile solo in caso di sequestro probatorio; si evidenzia, infine,
che il reato contestato esclusivamente all’indagata Greco non è più previsto dalla legge come
reato;
2)

l’inosservanza dell’art.114 disp.att. cod.proc.pen. in relazione al mancato

avvertimento, in occasione dell’esecuzione del sequestro preventivo di urgenza da parte della
polizia giudiziaria, ai ricorrenti della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia (tale
norma trova applicazione anche nel sequestro preventivo eseguito ad iniziativa della polizia
giudiziaria ex art.321 co.3 bis codice di rito, non richiamato nell’art.356 dello stesso codice
essendo stato previsto solo con il d.lgs. n.12/1991); i ricorrenti si dolgono anche della mancata
consegna del verbale di sequestro, osservando che nel verbale redatto alle ore 22,30 del 6
novembre 2014 si dà solo contezza delle direttive circa la consegna delle chiavi dell’immobile
alla polizia giudiziaria, in violazione peraltro dell’art.259 cod.proc.pen.;
3) la carenza dei requisiti del fumus commissi delicti (truffa) e del periculum in mora
relativamente ad una condotta definita dalle persone offese in querela come

“grave

ottenuto il possesso al momento della stipula del contratto preliminare, senza versare tuttavia

inadempimento contrattuale” e che aveva connotazione meramente civilistica, tenuto anche
conto che l’immissione in possesso sarebbe avvenuta a distanza di qualche giorno dalla
sottoscrizione del contratto preliminare (teste Cutolo Pietro), avvenuta alla presenza del notaio
dott. Giuseppe Sorrentino.
Considerato in diritto
1. Il ricorso è inammissibile.
Il primo motivo è manifestamente infondato.

L’immobile sottoposto a sequestro preventivo di urgenza -immobile di cui i ricorrenti,
secondo la tesi accusatoria, avrebbero ottenuto il possesso al momento della stipula del
contratto preliminare di vendita mediante condotta truffaldina- è stato restituito in data 21
novembre 2014 dal pubblico ministero ai promissari venditori che avevano presentato istanza
in tal senso.
Premesso che il sequestro preventivo è stato disposto in relazione al reato di truffa e
che pertanto è irrilevante la deduzione relativa alla mancanza di rilevanza penale dell’ulteriore
fatto contestato, la Corte rileva quanto segue.
Correttamente con il provvedimento impugnato è stata dichiarata l’inammissibilità della
richiesta di riesame. Per l’ammissibilità del gravame deve infatti sussistere l’interesse alla
impugnazione -come previsto in via generale dall’art. 568, comma 4, cod.proc.pen.- e occorre
pertanto che l’eliminazione o la riforma della decisione gravata renda possibile il
conseguimento di un risultato giuridicamente favorevole a chi propone l’impugnazione. La
Corte, inoltre, condivide l’orientamento giurisprudenziale secondo il quale l’interesse necessario
per proporre impugnazione non può essere riscontrato con riferimento ad un qualsivoglia
risultato, ma deve corrispondere allo “schema tipizzato” dall’ordinamento con l’impugnazione.
Pertanto, con riferimento al riesame di un provvedimento di sequestro preventivo, l’interesse
va individuato “nella restituzione della cosa come effetto di dissequestro” giacché questo è il
risultato direttamente contemplato dalla norma procedimentale (Cass. sez.II 12 marzo 2015
n.17852, Cavallini; sez.I 12 dicembre 2013 n.7292, Lesto; sez.III 27 gennaio 2010 n 10977,
Ambrosetti; sez. VI 30 ottobre 2008 n.41682, Hussein; sez.I 21 settembre 2005 n.36038,
Kibak).
Nel caso di specie, essendo stata la cosa sottoposta a sequestro restituita all’avente
diritto, individuato in un soggetto diverso dai ricorrenti che avevano la disponibilità della cosa
al momento del sequestro, a costoro, che avevano proposto richiesta di riesame avverso il
provvedimento di sequestro, non poteva riconoscersi l’interesse diretto, concreto e attuale
all’impugnazione. Infatti, a seguito del venir meno del vincolo sulla cosa, essi non avrebbero
potuto conseguire, per effetto dell’eventuale accertamento di illegittimità del provvedimento, il

Ly,

1.1.

ripristino nella disponibilità del bene (Cass. sez.I 8 ottobre 2013 n.43541, Poltrone; sez.II 29
maggio 2013 n.32648, p.o. in proc. Lolli; sez.VI 25 settembre 1997 n.3613, Ricci), con la
conseguenza che la richiesta di riesame proposta era divenuta inammissibile per sopravvenuta
carenza di interesse. L’eventuale illegittimità dell’autonomo provvedimento di restituzione
avrebbe dovuto quindi essere fatta valere autonomamente.
1.2.

Le ulteriori doglianze formulate con il secondo e il terzo motivo rimangono

assorbite dalla ritenuta manifesta infondatezza della censura formulata con il primo motivo,

2.

Alla inammissibilità del ricorso consegue ex art. 616 c.p.p. la condanna dei

ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle
ammende che, in ragione delle questioni dedotte, si stima equo determinare in euro 1.000,00
ciascuno.
P.Q.M.
dichiara inammissibile il ricorso e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e
ciascun ella somma di euro 1.000,00 alla Cassa delle ammende.
Roma 1° luglio 2015

il cons. est.

attinente alla dichiarazione di inammissibilità della richiesta di riesame.

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