Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36454 del 09/04/2018


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 36454 Anno 2018
Presidente: MAZZEI ANTONELLA PATRIZIA
Relatore: MINCHELLA ANTONIO

SENTENZA
Sul conflitto di competenza sollevato da:

TRIBUNALE DI SORVEGLIANZA DI BRESCIA

Nei confronti di:

TRIBUNALE DI SORVEGLIANZA DI FIRENZE

Con l’ordinanza n° 2946/2017 del Tribunale di Sorveglianza di Brescia in data
10/10/2017;

Udita la relazione svolta dal Consigliere dott. Antonio Minchella;

Udito il Procuratore Generale, in persona del dott. Alfredo Pompeo Viola, che ha
chiesto dichiararsi la competenza del Tribunale di Sorveglianza di Firenze;

1

Data Udienza: 09/04/2018

RITENUTO IN FATTO
Con sentenza in data 29/06/2009 il Tribunale di Pistoia condannava Bouahfa Laila.
Il relativo ordine di esecuzione della pena residua di mesi cinque e giorni ventisei
di reclusione veniva emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di
Pistoia in data 29/06/2016: esso era contestualmente sospeso ex art. 656
cod.proc.pen. e la richiesta di concessione di misura alternativa veniva inviata al
Tribunale di Sorveglianza di Firenze.
In seguito la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bergamo emetteva in

sentenza sopra menzionata, per una pena complessiva di anni due e giorni ventidue
di reclusione.
Con ordinanza in data 19/09/2017 il Tribunale di Sorveglianza di Firenze
dichiarava la propria incompetenza, trasmettendo gli atti al Tribunale di Sorveglianza
di Brescia in virtù del sopravvenuto provvedimento di esecuzione.
Con ordinanza in data 10/10/2017 il Tribunale di Sorveglianza di Brescia sollevava
conflitto negativo di competenza, rilevando che la competenza del Tribunale di
Sorveglianza di Firenze si era ormai radicata e non poteva essere modificata o
spostata per sopravvenuti titoli esecutivi.

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il conflitto deve essere risolto nel senso indicato dal giudice che lo ha sollevato.
Osserva il Collegio che si verte, con certezza, in una ipotesi di conflitto negativo di
competenza a norma dell’art. 28 cod.proc.pen., poichè due organi giurisdizionali
hanno ritenuto che la competenza a provvedere spettasse all’altro.
Il Tribunale di Sorveglianza di Firenze ha ritenuto che la competenza appartenesse
al Tribunale di Sorveglianza di Brescia, sulla scorta della emanazione di un nuovo
provvedimento di cumulo, costituente il titolo da espiare.
Al contrario, il Tribunale di Sorveglianza di Brescia ha sottolineato che doveva
essere applicato il principio della perpetuatio jurisdictionis.
E’ quest’ultima la prospettazione corretta.
La Corte Costituzionale con la sentenza n. 178 del 2009 e la giurisprudenza di
legittimità hanno espresso il principio, cui questo collegio aderisce, secondo cui la
competenza per territorio della magistratura di sorveglianza è disciplinata dall’art.
677 cod.proc.pen., in relazione alla condizione in cui si trova l’interessato all’atto
della richiesta, della proposta o dell’inizio d’ufficio del relativo procedimento. Nella
specie, avuto riguardo ai casi trattati nei giudizi principali, risulta rilevante il comma
2 di detta norma, che così dispone: “Quando l’interessato non è detenuto o

2

data 19/07/2017 un provvedimento di cumulo, il quale comprendeva anche la

internato, la competenza, se la legge non dispone diversamente, appartiene al
tribunale o al magistrato di sorveglianza che ha giurisdizione sul luogo in cui
l’interessato ha la residenza o il domicilio. Se la competenza non può essere
determinata secondo il criterio sopra indicato, essa appartiene al tribunale o al
magistrato di sorveglianza del luogo in cui fu pronunciata la sentenza di condanna, di
proscioglimento o di non luogo a procedere e, nel caso di più sentenze di condanna o
di proscioglimento, al tribunale o al magistrato di sorveglianza del luogo in cui fu
pronunciata la sentenza divenuta irrevocabile per ultima”.

dispone diversamente”, sicché quelli previsti dalla citata disposizione assumono il
rango di criteri generali di competenza, ai quali, peraltro, la legge può apportare
deroghe. Come affermato dalla dottrina e dalla giurisprudenza (Cass., sentenze n.
38171 del 2008, n. 38047 del 2005 e n. 47881 del 2004), una di tali deroghe è la
previsione contenuta nell’art. 656 cod.proc.pen., comma 6, secondo la quale l’istanza
va trasmessa al Tribunale di Sorveglianza competente in relazione al luogo in cui ha
sede l’ufficio del pubblico ministero che ha promosso la sospensione dell’esecuzione,
così ponendo un criterio specifico che determina la competenza del detto tribunale, in
base ad un parametro diverso dal luogo di residenza o di domicilio.
Con riferimento a tale regola di competenza territoriale, questa Corte ha affermato
che la competenza per territorio del Tribunale di Sorveglianza, radicatasi ai sensi
della norma ora citata, rimane ferma anche qualora sopravvengano altri titoli
esecutivi sulla base di sentenze definitive di condanna pronunciate da giudici di
diverso distretto di corte d’appello. Infatti essa ha ritenuto applicabile il principio
della perpetuatio jurisdictionis, “secondo il quale, una volta radicatasi la competenza
per territorio con riferimento alla situazione esistente al momento della richiesta di
una misura alternativa alla detenzione, tale competenza resta insensibile agli
eventuali mutamenti che tale situazione può subire in virtù di altri successivi
provvedimenti” (Cass., sentenza n. 198 del 2005). Si tratta di un criterio di
orientamento certo ed obiettivo, che, in presenza della stessa domanda di
concessione di una misura alternativa alla detenzione, consente di evitare il
trasferimento del procedimento di sorveglianza davanti a giudici di volta in volta
diversi, in relazione al continuo aggiornamento della posizione esecutiva di un
condannato. La ratio del criterio, del resto, è quella di realizzare l’esigenza che, una
volta intervenuta la sospensione dell’esecuzione, siano garantite la celerità del
procedimento ed il collegamento con il pubblico ministero che ha disposto la
sospensione. Detta sentenza, pronunciata proprio con riguardo al procedimento di
sorveglianza, esprime, peraltro, un indirizzo che, quanto all’applicabilità del principio
della perpetuati° junsdictionis, risulta costante in tema di esecuzione penale (Sez. 1,
n. 53177 del 08/10/2014, Rv. 261606).

3

Il testuale dettato della norma pone in luce che essa si applica “se la legge non

Nella fattispecie, dunque, deve essere dichiarata la competenza del Tribunale di
Sorveglianza di Firenze, primo giudice ad essere investito dell’istanza di misura
alternativa alla detenzione: ad esso dovranno essere trasmessi gli atti.

P.Q.M

Dichiara la competenza del Tribunale di Sorveglianza di Firenze, cui dispone

Così deciso il dì 09 aprile 2018.

Il Consigliere relatore

Il Presidente

ntonio Min hella)

(Antonella Patrizia Mazzei)

.Nu6r,
CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
Prima Sezione Pena4e

Depositata in Cancelleria oggi
Roma, n

trasmettersi gli atti.

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