Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36453 del 05/07/2017


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 36453 Anno 2018
Presidente: SANDRINI ENRICO GIUSEPPE
Relatore: SARACENO ROSA ANNA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE
DI REGGIO CALABRIA
nei confronti di:
COMMISSO DOMENICO N. IL 17/10/1975
avverso l’ordinanza n. 432/2016 TRIB. L1BERTA’ di REGGIO
CALABRIA, del 08/06/2016
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ROSA ANNA
SARACENO;
lette/sentite le conclusioni del PG Dott.

Udii i difensor Avv.;

Data Udienza: 05/07/2017

Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale,
Dr. Francesca Maria Loy, che ha chiesto l’annullamento con rinvio dell’ordinanza
impugnata.

Ritenuto in fatto

1. Con ordinanza del 5 agosto 2016 il Tribunale di Reggio Calabria, costituito

Commisso Domenico avverso l’ordinanza di diniego emessa in data 19 aprile
2016 dalla Corte di appello di Reggio Calabria, dichiarava l’inefficacia della
misura della custodia cautelare in carcere applicata all’imputato per intervenuta
decorrenza del termine massimo di fase del giudizio di primo grado e ne
ordinava la scarcerazione se non detenuto per altra causa.
1.1. Il provvedimento riferisce in premessa che il Commisso, detenuto in
regime di custodia cautelare per il reato di cui all’art. 416 bis cod. pen.
aggravato ai sensi del sesto comma della norma incriminatrice, nonché dell’art. 4
legge n. 146 del 2006 (aggravante cd. della transnazionalità), era stato rinviato
a giudizio con decreto emesso il 14.05.2013; che il giudizio dibattimentale di
primo grado si era concluso il 16.03.2015 con la pronuncia della sentenza di
condanna che aveva escluso nei riguardi dell’imputato entrambe le aggravanti ad
effetto speciale sopra indicate; che dette aggravanti erano state altresì escluse,
con statuizione irrevocabile, dalla sentenza pronunciata nei riguardi dei
coimputati del medesimo reato associativo che avevano scelto il giudizio
abbreviato, non avendo il pubblico ministero impugnato la relativa statuizione;
che la difesa dell’imputato aveva valorizzato, nell’atto di appello cautelare, il
dato di novità rappresentato, ex art. 299 cod. proc. pen., dal fatto che il termine
di durata massima della custodia cautelare per la fase del giudizio di primo
grado, a seguito dell’irrevocabile esclusione delle aggravanti ad effetto speciale
risultante dal processo celebrato a carico dei coimputati, era quello di un anno,
aumentato di sei mesi, ex art. 303 comma 1 lett. b) n. 2 e n. 3-bis del codice di
rito, ed era dunque scaduto alla data del 14.11.2014, prima della definizione del
giudizio di primo grado.
1.2 A fondamento della decisione il Tribunale, in dichiarata condivisione dei
rilievi svolti dalla difesa dell’appellante, individuava il fatto nuovo, idoneo a
consentire la rivalutazione della durata del termine di fase della custodia
cautelare, nella irrevocabilità – in data 23.06.2014 – della sentenza pronunciata
1’8.11.2013 dal G.u.p. del Tribunale di Reggio Calabria, nella parte in cui aveva
escluso per il medesimo reato, nei riguardi degli altri associati, la circostanza
1

ai sensi dell’art. 310 cod. proc. pen., in accoglimento dell’appello proposto da

aggravante di cui al sesto comma dell’art. 416 bis cod. pen. e quella della
transnazionalità, aventi entrambe natura oggettiva ed estensibili perciò a tutti gli
appartenenti al sodalizio mafioso, tanto più che le medesime aggravanti erano
state escluse anche nei riguardi del Commisso dalla sentenza (non definitiva)
pronunciata nel giudizio a suo carico; riteneva perciò decorso il termine di fase
della custodia cautelare, con conseguente scarcerazione dell’imputato.
2. Ricorre per cassazione il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale
di Reggio Calabria, chiedendo l’annullamento dell’ordinanza impugnata per

Il ricorrente censura l’automatismo applicato dal Tribunale che aveva fatto
derivare dall’elemento di novità, rappresentato dall’esclusione delle ridette
aggravanti nel giudizio di merito relativo ad altri imputati, non già un dato
suscettibile di valutazione da parte del giudice nel procedimento incidentale de
libertate, ma un effetto obbligato preclusivo di un’autonoma valutazione
demandata al giudice del processo a carico del Commisso, al quale non era
invece inibito di ritenere sussistenti le aggravanti medesime.
3. Il difensore dell’imputato ha depositato memoria con cui chiede che il
ricorso sia dichiarato inammissibile per manifesta infondatezza.

Considerato in diritto

Il ricorso è inammissibile, per le ragioni che seguono.
1. Il Procuratore ricorrente, come detto, non ha posto in discussione il
principio, in sé, evocato dal Tribunale, per cui il passaggio in giudicato della
sentenza, emessa nei confronti dei coimputati giudicati separatamente che abbia
escluso la sussistenza di circostanze ad effetto speciale, possa costituire
elemento nuovo valutabile ai fini della revoca o della dichiarazione di inefficacia
della misura cautelare nei riguardi del coimputato che – come nel caso in esamenon fosse ancora stato giudicato nel merito al momento della definitività della
predetta sentenza, ma ne ha soltanto censurato l’applicazione fattane
dall’ordinanza impugnata, sotto il profilo dell’automatismo al quale si sarebbe
attenuto il Tribunale nel recepire il mero dato fattuale dell’esclusione delle
aggravanti ad effetto speciale da parte della sentenza che aveva giudicato i
coimputati dello stesso reato, sulla base della loro natura oggettiva, senza
tenere conto dell’autonomia che doveva riconoscersi al giudizio dibattimentale a
carico del Commisso, suscettibile di poter condurre a una decisione diversa in
ordine alla sussistenza delle medesime circostanze aggravanti, anche in ragione
della differente piattaforma probatoria dei due giudizi, celebrati secondo riti
diversi (abbreviato l’uno e ordinario l’altro).

LI

)

2

mancanza e manifesta illogicità della motivazione nonché per violazione di legge.

Ma la censura svolta, nonostante il richiamo formale anche alla violazione di
legge nella rubrica dell’unico motivo di doglianza dedotto, si sostanzia nella
denunzia di un vizio di motivazione del provvedimento gravato e, sotto tale
profilo, si risolve in argomentazioni che appaiono generiche e prive di un reale
contenuto di critiche ai puntuali rilievi esposti nell’ordinanza contestata.
2. Il Tribunale, infatti, ha osservato come non potesse esimersi dal valutare
l’elemento sopravvenuto rispetto alle condizioni che avevano originariamente
giustificato l’applicazione all’imputato della misura coercitiva e il computo della

nell’incolpazione cautelare, rappresentato dalla decisione favorevole, resa nel
procedimento a carico di coimputati del medesimo reato nel separato giudizio
celebrato con le forme del rito abbreviato, dell’esclusione, con statuizione
definitiva, delle due circostanze aggravanti contestate parimenti al Commisso ed
incidenti sul calcolo della pena massima in astratto irrogabile e quindi anche
sulla durata della misura custodiale cui lo stesso era sottoposto, stante la natura
oggettiva dei predetti elementi accidentali, attinenti a specifiche manifestazioni
del fenomeno associativo, qualificanti la sua pericolosità ed attribuibili a tutti gli
associati in egual modo, a prescindere dal compimento di specifiche condotte
individuali.
3. Il Collegio di merito ha inteso, dunque, dare applicazione al principio
desumibile dall’art. 299 cod. proc. pen., comma 1, che impone di adeguare lo
status libertatis dell’imputato ai fatti sopravvenuti incidenti sulle condizioni di
applicabilità della misura cautelare (Sez. 6 n. 34970 del 21/05/2012, Rv.
253331), anche per quanto riguarda la sua durata, principio che ha trovato
specifico riconoscimento nell’elaborazione giurisprudenziale più recente di questa
Corte proprio con riferimento all’elemento di novità costituito dal passaggio in
giudicato di una sentenza emessa nei confronti dei coimputati dello stesso reato,
giudicati separatamente, che abbia escluso una o più circostanze aggravanti ad
effetto speciale, quando l’applicazione della medesima soluzione nel giudizio in
corso sia idonea a determinare una riduzione dei termini di custodia cautelare e
la conseguente scadenza degli stessi (Sez. 6 n. 26547 del 14/05/2015, Rv.
263938, richiamata in motivazione dall’ordinanza impugnata).
Nella fattispecie, il fatto nuovo, di immediata portata oggettiva, tale da non
richiedere particolari accertamenti, era rappresentato dall’esclusione delle due
aggravanti, definitivamente cristallizzatasi con il passaggio in giudicato della
relativa statuizione, nei riguardi dei coimputati che avevano scelto il rito
speciale, prima della definizione del primo grado di giudizio a carico del
Commisso; il giudice della cautela ha proceduto, quindi, al conforme ricomputo
del termine di fase della custodia cautelare – nella misura di anni uno aumentata

durata dei relativi termini di fase in relazione al titolo di reato contestato

di mesi sei – e alla conseguente verifica della sua scadenza prima dell’emissione
dell’atto (la pronuncia della sentenza di condanna di primo grado) idoneo a far
decorrere il termine della fase successiva.
4. Ma il Tribunale, come risulta evidente dal testo dell’ordinanza, non si è
limitato a recepire ed estendere, in modo acritico e automatico, allo status
cautelare del Commisso il portato della sentenza pronunciata 1’8.11.2013 dal
G.u.p. del Tribunale di Reggio Calabria nei confronti dei coimputati giudicati con
rito abbreviato, ma ha corroborato l’esclusione delle due aggravanti ad effetto

stata raggiunta, sulla stessa questione, all’esito del giudizio di primo grado
celebrato a carico dello stesso Commisso, definito con la sentenza pronunziata in
data 16.03.2015, in tal modo dando prova di avere condotto una propria,
autonoma valutazione sul punto, riferita al processo di merito riguardante
l’imputato, che si sottrae alla censura del ricorrente, il quale mostra di non
essersi confrontato puntualmente con i contenuti effettivi e tela le compiute
ragioni della decisione impugnata.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso.
Così deciso in Roma, il 5 luglio 2017
il

speciale, operata dal G.u.p. in quel processo, con la medesima soluzione che è

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