Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36441 del 21/07/2015


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Penale Ord. Sez. 2 Num. 36441 Anno 2015
Presidente: ESPOSITO ANTONIO
Relatore: PELLEGRINO ANDREA

Data Udienza: 21/07/2015

ORDINANZA
Sul ricorso proposto nell’interesse di Strano Paolo, n. a Carrara il
08.12.1957, rappresentato e assistito dall’avv. Luca Pietrini, di
fiducia, avverso la sentenza della Corte d’appello di Genova, terza
sezione penale, n. 4635/2013, in data 28.10.2014;
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;
sentita la relazione della causa fatta dal consigliere dott. Andrea
Pellegrino;
udita la requisitoria del Sostituto procuratore generale dott. Roberto
Aniello che ha concluso chiedendo, in accoglimento del primo motivo
di ricorso, la trasmissione degli atti alla Corte d’appello di Genova per
la notifica dell’estratto contumaciale;
sentita la discussione della difesa avv. Luca Pietrini che,
preliminarmente, autorizzato dal Collegio, produce ordinanza della
Corte d’appello di Genova in data 18.06.2015 con la quale viene

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disposta, nei confronti del coimputato Lucchetti Marco, la sospensione
dell’ordine di esecuzione con riferimento alla sentenza pronunciata
dalla medesima Corte in data 28.10.2014, e, nel merito, si associa
alla richiesta del Procuratore generale con richiesta di accoglimento
del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza in data 28.10.2014, la Corte d’appello di Genova, in
parziale riforma della sentenza emessa dal Tribunale di Massa,
sezione distaccata di Carrara, in data 10.01.2013, che aveva
condannato Strano Paolo alla pena di anni tre e mesi sei di reclusione
con le pene accessorie di legge per i reati, unificati sotto il vincolo
della continuazione, di cui agli artt. 110, 640 bis cod. pen. (capo A) e
8, comma 3 d.lgs. n. 74/2000 (capi B e C), rideterminava la pena
nella misura di anni quattro e mesi sei di reclusione con
riconoscimento del vincolo della continuazione tra i fatti di cui al
presente procedimento con quelli di cui alla sentenza ex art. 444 cod.
proc. pen. pronunciata dal giudice per l’udienza preliminare presso il
Tribunale di Massa in data 26.04.2012, irrevocabile in data
20.07.2012, con condanna al risarcimento del danno liquidato in euro
188.874,35 oltre interessi a favore della parte civile Regione Toscana
e conferma nel resto della pronuncia di primo grado.
2. Avverso la sentenza di secondo grado, Strano Paolo, assistito da
difensore, propone ricorso per cassazione, lamentando:
-violazione dell’art. 606 lett. c) cod. proc. pen. per inosservanza di
norme processuali stabilite a pena di nullità, inutilizzabilità,
inammissibilità o decadenza; violazione dell’art. 15 bis I. 11.08.2014
n. 118; mancata applicazione della disciplina sulla contumacia;
omessa notifica dell’avviso di deposito della sentenza all’imputato
(primo motivo);
– violazione dell’art. 606 lett. c) cod. proc. pen. per inosservanza di
norme processuali stabilite a pena di nullità, inutilizzabilità,
inammissibilità o decadenza; violazione degli artt. 521 e 522 cod.
proc. pen.; difetto di correlazione tra accusa e condanna (secondo
motivo);
-violazione dell’art. 606 lett. b) cod. proc. pen. per errata

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applicazione della legge penale; insussistenza del reato di cui all’art.
640 bis cod. pen.; assenza degli artifizi e raggiri dell’induzione in
errore (terzo motivo);
-violazione dell’art. 606 lett. e) cod. proc. pen. per mancanza,
contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione in riferimento
alla sussistenza della condotta di cui all’art. 640 bis cod. pen. in
rapporto alla condotta di cui all’art. 316 ter cod. pen. (quarto

motivo);
-violazione dell’art. 606 lett. b) ed e) cod. proc. pen. per erronea
applicazione della legge penale, illogicità e contraddittorietà della
motivazione con riferimento alla condotta susseguente all’erogazione
del contributo, lo svincolo della fideiussione, la non attribuibilità di
responsabilità al ricorrente (quinto motivo).
-violazione dell’art. 606 lett. e) cod. proc. pen. per vizio di
motivazione in ordine alla sussistenza dell’elemento soggettivo in
riferimento alla condanna per reati tributari (sesto motivo);
-violazione dell’art. 606 lett. e) cod. proc. pen. per vizio di
motivazione in relazione alla mancata concessione delle circostanze
attenuanti generiche e alla non concessa riduzione della pena
(settimo motivo);
– violazione dell’art. 606 lett. b) cod. proc. pen. per erronea
applicazione dell’art. 133 cod. pen. nella commisurazione della pena
(ottavo motivo).
2.1. In relazione al primo motivo, si evidenzia come la Corte
territoriale abbia applicato nella fattispecie la nuova disciplina del
processo

in absentia introdotta dalla I. 28.04.2014, n. 67 nonostante

che, alla data in vigore della predetta legge, fosse già stato
pronunciato il dispositivo della sentenza di primo grado: l’imputato,
pertanto, è stato giudicato non in contumacia ma in “assenza” e la
relativa ordinanza si profila illegittima alla luce della disposizione
transitoria introdotta dalla I. 11.08.2014, n. 118. All’imputato, di
conseguenza, non è stato notificato l’avviso di deposito della sentenza
del secondo grado di giudizio. L’aver proceduto in assenza e l’aver
omesso di notificare l’estratto contumaciale, costituiscono circostanze
di fatto integranti violazione del diritto di difesa ex art. 178, comma 1
lett. c) cod. proc. pen.; ove si ritenesse di non ravvisare nel caso di
specie alcun profilo di nullità, l’omesso avviso dell’estratto

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contumaciale, determina comunque la mancata decorrenza del
termine per proporre impugnazione da parte dell’imputato e, quindi,
costituisce ostacolo alla possibilità di procedere oltre: da qui la
necessità del rinvio della causa al giudice a quo affinchè provveda
all’incombente omesso.
2.2. In relazione al secondo motivo, si evidenzia come la Corte
territoriale abbia affermato che il reato di cui al capo A) “viene

contestato sia con riferimento all’aver presentato una domanda
attestante fatti non reali sia nell’averla corredata di documentazione
contabile non veritiera” sebbene dalla lettura dell’imputazione emerga
come l’accusa sia riferita alla condotta di artifizi e raggiri consistiti
nella presentazione di una domanda che si assume già “corredata” da
documentazione contabile non veritiera.
2.3. In relazione al terzo motivo, si evidenzia come la domanda, al
momento della sua presentazione, non poteva essere corredata da
documentazione contabile non veritiera (che lo stesso capo
d’imputazione individua nelle fatture di cui ai successivi capi B, C e
D), e ciò perché tali fatture sono state emesse in data successiva alla
presentazione della domanda avvenuta in data 01.03.2006; la fattura
di cui al capo C) risulta addirittura emessa il 16.07.2007 e, quindi, in
data successiva non solo alla presentazione della domanda, ma anche
all’accreditamento del finanziamento avvenuto il 10.07.2007, per cui
le fatture non possono aver costituito l’artificio o raggiro che ha
determinato l’ente ad effettuare l’accredito nel luglio 2007.
La Corte territoriale “spacchetta” l’accusa in due differenti condotte
affermando che, per la sussistenza della truffa “è sufficiente il primo
requisito” ovvero “l’aver presentato una domanda attestante fatti non
reali” dando atto che “sulla base della normativa che disciplinava la
procedura … la Regione Toscana erogava il finanziamento a
prescindere dalle fatture che, però, dovevano essere presentate
successivamente in fase di rendicontazione”, confermando così la tesi
difensiva secondo cui, per l’erogazione del contributo, si prescindeva
dalla presentazione delle fatture incriminate che pertanto non
possono aver costituito l’artificio e raggiro che ha determinato l’ente
all’erogazione del contributo come invece indicato in imputazione.
2.4. In relazione al quarto motivo, evidenzia il ricorrente come le
modalità operative di erogazione del finanziamento anticipato e

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garantito da fideiussione rispecchiano pedissequamente quanto
affermato dalla Suprema Corte a sostegno della sussumibilità di tali
condotte nel reato di cui all’art. 316 ter cod. pen..
2.5. In relazione al quinto motivo, va osservato come l’evento
“svincolo della fideiussione” non risulta mai indicato in imputazione
quale atto di disposizione patrimoniale, facendosi esclusivo
riferimento ad un atto di disposizione patrimoniale consistito

nell’erogazione del contributo. Una cosa è l’evento “stipula del
contratto definitivo”, che non è atto di disposizione patrimoniale, altro
è l’evento “svincolo della fideiussione” autorizzato dalla Regione
Toscana addirittura in data successiva alla stipula del contratto
definitivo di erogazione. L’evento “svincolo della fideiussione” assume
le caratteristiche di un post factum non punibile.
2.6. In relazione al sesto motivo, si evidenzia come, sulla base delle
conclusioni assunte dal giudice di prime cure secondo cui “l’attività di
fatturazione fittizia era prodromica e finalizzata all’ottenimento del
finanziamento pubblico con la domanda di aiuto rimborsabile”, il
ricorrente avesse proposto appello chiedendo l’assoluzione per difetto
dell’elemento soggettivo in ordine all’ipotesi di reato tributario, atteso
che, secondo l’insegnamento della Suprema Corte, il dolo specifico
del reato in oggetto è escluso dalla finalizzazione della condotta
dell’agente a scopi soltanto extratributari. La Corte territoriale, nel
ritenere comunque la sussistenza del dolo specifico di cui all’art. 8,
comma 3 d.lgs. n. 74/2000, ha del tutto omesso la motivazione sul
punto.
2.7. In relazione al settimo motivo, si censura la sentenza impugnata
che, sia per il diniego delle circostanze attenuanti generiche che per
la diminuzione della pena, non ha tenuto conto che lo Strano si è
volontariamente cancellato dall’albo di commercialisti già prima della
pronuncia della sentenza di primo grado e che lo stesso è stato
autorizzato al lavoro durante l’esecuzione della pena dal magistrato di
sorveglianza.
2.8. In relazione all’ottavo motivo, evidenzia il ricorrente come la
condotta susseguente al reato costituisce indice della capacità a
delinquere nella sua dimensione diagnostico-preventiva di cui il
giudicante deve necessariamente tener conto ai fini della
commisurazione della pena. L’erronea applicazione dei criteri

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commisurativi di cui all’art. 133 cod. pen. configura altresì motivo di
erronea applicazione della legge penale. Anche la ritenuta
continuazione tra l’ipotesi di reato di cui in sentenza e la condanna
pronunciata dal giudice per l’udienza preliminare presso il Tribunale di
Massa in data 26.04.2012 avrebbe dovuto condurre il giudice di
secondo grado a rivedere la pena base inflitta per la cui
commisurazione il giudice di primo grado aveva tenuto conto anche

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. L’assorbenza e la fondatezza, nei limiti che si andranno ad esporre,
del primo motivo di doglianza esonera dalla trattazione degli ulteriori
profili censurati ed impone la trasmissione degli atti alla Corte
d’appello di Genova per la notifica all’imputato Strano Paolo
dell’estratto contumaciale della sentenza del 28.10.2014.
2. Risulta dagli atti come la Corte d’appello di Genova abbia applicato
nella fattispecie la nuova disciplina del processo in absentia introdotta
dalla legge 28 aprile 2014, n. 67, nonostante alla data di entrata in
vigore della stessa fosse già stato pronunciato il dispositivo della
sentenza di primo grado.
2.1. E’ noto che, con la successiva legge 11 agosto 2014, n. 118, il
legislatore abbia dettato la disciplina transitoria prevedendo, con
l’introduzione dell’art. 15-bis all’interno del capo III della I. n.
67/2014, che “1. Le disposizioni di cui al presente capo si applicano ai
procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente
legge, a condizione che nei medesimi procedimenti non sia stato
pronunciato il dispositivo della sentenza di primo grado”.
2.2. Nella fattispecie, il dispositivo della sentenza di primo grado è
stato emesso il 20.11.2012 e, quindi, in data antecedente all’entrata
in vigore della nuova disciplina che ha soppresso l’istituto della
contumacia.
2.3. Lo Strano risulta essere stato giudicato in grado di appello in
“assenza” invece che, come dovuto, in contumacia; allo stesso,
conseguentemente, doveva essere notificato l’avviso di deposito della
sentenza di secondo grado, incombente che risulta essere stato
omesso.

della condanna poi confluita nel reato continuato.

2.4. Nessun dubbio può residuare sul fatto che la notificazione
dell’estratto contumaciale persegua lo scopo di informare l’imputato
dell’esistenza di una sentenza emessa in sua contumacia, affinché ne
possa acquisire completa conoscenza per esercitare il proprio
autonomo diritto di impugnazione, che non si esaurisce con la
semplice presentazione dell’impugnazione da parte del difensore (cfr.,
Sez. 5, sent. n. 11651 del 23/01/2012, dep. 27/03/2012, Marcello,

2.5. Fermo quanto precede, pur dovendosi escludere che nella
fattispecie si sia verificata una violazione del diritto di difesa ex art.
178, comma 1 lett. c) cod. proc. pen. dal momento che lo Strano
risulta essere stato regolarmente citato a giudizio ed ivi è stato
validamente rappresentato dal difensore, essendo rimasta inequivoca
la libera e consapevole volontà del predetto imputato di non
comparire al processo, nondimeno appare indubbio come l’omesso
avviso dell’estratto contumaciale abbia comunque determinato la
mancata decorrenza del termine per proporre impugnazione da parte
dello stesso imputato (Sez. 5, ord. n. 11911 del 22/01/2010, dep.
26/03/2010, Zonca, Rv. 246553): da qui la necessità del rinvio della
causa al giudice a quo affinchè provveda all’incombente omesso

PQM

Dispone trasmettersi gli atti alla Corte d’appello di Genova per la
notifica all’imputato Strano Paolo dell’estratto contumaciale della
sentenza del 28.10.2014.
Così deliberato in Roma, udienza pubblica del 21.7.2015

Il Consigliere estensore
Dott. And ea Pellegrino

Rv. 252957).

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