Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36439 del 09/04/2018


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 36439 Anno 2018
Presidente: MAZZEI ANTONELLA PATRIZIA
Relatore: MINCHELLA ANTONIO

SENTENZA
Sul ricorso proposto da:
MAESTRALE Concetta, nato il 19/02/1975;
Avverso la sentenza n. 1768/2016 della Corte di Appello di Messina in data
20/01/2017;
Visti gli atti e il ricorso;
Udita la relazione svolta dal Consigliere dott. Antonio Minchella;
Udite le conclusioni del Procuratore Generale, in persona del dott. Alfredo Pompeo
Viola, che ha chiesto l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata perché il
fatto non sussiste;

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Con sentenza in data 29/04/2016 il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto
assolveva Maestrale Concetta dall’imputazione di avere guidato la vettura in data
25/04/2012, pur avendo subito la revoca della patente di guida da parte del Prefetto
di Messina nel 2010 a seguito della inflizione della sorveglianza speciale di p.s.
disposta dal Tribunale di Messina il 27/09/2010: ciò perché, al momento del fatto, il
decreto di sottoposizione a misura di prevenzione risultava ancora non definitivo.

Data Udienza: 09/04/2018

Il Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Messina
interponeva appello.
Con sentenza in data 20/01/2017 la Corte di Appello di Messina condannava
l’imputata per il reato di cui all’art. 9 della legge n. 1423 del 1956, essendo identica la
condotta materiale (violazione delle prescrizioni); in motivazione si determinava la
pena di mesi quattro di arresto, negando i benefici. Tuttavia in dispositivo si indicava
la pena in anni uno di reclusione.
Avvero detta sentenza propone ricorso l’interessata a mezzo del difensore Avv.

cod.proc.pen., erronea applicazione della legge penale o inosservanza di norme:
sostiene che nonostante la mancanza del provvedimento preventivo definitivo, si era
pervenuti ad una condanna senza alcuna modifica del capo di imputazione, giacchè,
pur in presenza della prova che quel decreto era divenuto definitivo dopo il fatto
contestato, la condotta veniva riqualificata senza consentire adeguata difesa alla
ricorrente; pertanto sarebbe stato necessario disporre la rinnovazione istruttoria,
atteso che nemmeno la parte appellante aveva chiesto la riqualificazione e, peraltro, il
dispositivo indicava una pena illegittima. Con il secondo motivo deduce, ex art. 606,
comma 1, lett. e), cod.proc.pen., mancanza di motivazione, poiché nulla era stato
motivato in ordine alla richiesta subordinata – attestata dalla sentenza di primo grado
– circa la non punibilità ex art. 131 bis cod.pen.
La sentenza impugnata deve essere annullata: pur dovendosi oggi precisare che
non vi era stata una vera e propria riqualificazione della condotta, poiché in fatto la
condotta era stata ritualmente contestata, tuttavia va rilevato che la Corte di Appello
aveva ritenuto di ravvisare in quella condotta la violazione del generico dovere di
vivere onestamente e rispettare la legge di cui al menzionato art. 9 della legge n.
1423 del 1956.
Infatti, dopo la sentenza della Corte EDU, GC, 23/02/2017, De Tommaso c. Italia,
questa Corte, evidenziando che le norme penali sono precettive in quanto funzionali
ad influire sul comportamento dei destinatari, ha precisato che tale carattere difetta
alle prescrizioni di “vivere onestamente e di rispettare le leggi”, perché il loro
contenuto, amplissimo e indefinito, non è in grado di orientare il comportamento
sociale richiesto. L’indeterminatezza delle due prescrizioni in esame è tale che
impedisce la stessa conoscibilità del precetto in primo luogo da parte del destinatario e
poi da parte del giudice.
Il difetto di precettività insito nel generico obbligo di rispettare le leggi, che vale
per ogni consociato, impedisce alla norma in questione di influire sul comportamento
del destinatario, in quanto non sono individuate quelle condotte socialmente dannose,
che devono essere evitate, e non sono prescritte quelle socialmente utili, che devono
essere perseguite. In questa situazione di incertezza il sorvegliato speciale non è in

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Alessandro Billè, deducendo, con il primo motivo, ex art. 606, comma 1, lett. b) e c),

condizione di conoscere e prevedere le conseguenze della violazione di una
prescrizione che si presenta in termini così generali.
Una volta affermato che l’obbligo di rispettare le leggi non integra la norma
incriminatrice, il sorvegliato speciale che avrà commesso un reato comune o un illecito
amministrativo sarà punito solo per questi, non anche per il delitto di cui all’art. 9
della Legge n. 1423 del 1946 o di cui al secondo comma dell’art. 75 D.Lgs n.159 del
2011. La commissione di tali illeciti, almeno di quelli penali, potrà tuttavia avere
rilevanza per l’eventuale modifica della misura di prevenzione, ai sensi dell’art. 11

Di conseguenza, la sentenza impugnata deve essere annullata senza rinvio perché
il fatto non sussiste.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non sussiste.

Così deciso il 09 aprile 2018.
Il Presidente
(dott. Patrizia Antonella Mazzei)

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CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
Prima Sezione Penale
Depositata in Cancelleria oggi
Roma, lì 3
2018

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D.Lgs. 159 del 2011 (Sez. U., n. 40076 del 27/04/2017, Rv. 270496).

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