Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36434 del 21/07/2015


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 36434 Anno 2015
Presidente: ESPOSITO ANTONIO
Relatore: CARRELLI PALOMBI DI MONTRONE ROBERTO MARIA

SENTENZA
sul ricorso proposto da Migliore S.P.A. rappresentata e difesa dall’avv.
Giovanni Rizzuti
avverso la sentenza del 25/11/2014 della Corte d’appello di Palermo;
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Roberto Maria Carrelli Palombi di
Montrone;
udito il Pubblico Ministero in persona del Sostituto Procuratore generale, dott.
Roberto Aniello, che ha concluso chiedendo l’annullamento con rinvio al
giudice civile in grado di appello;
udito per l’imputato l’avv. Dario Gallo, che ha concluso chiedendo che il
ricorso venga dichiarato inammissibile.

RITENUTO IN FATTO
1. Con sentenza in data 25/11/2014, la Corte di appello di Palermo, in
riforma della sentenza del Tribunale di Palermo del 5/6/2012, assolveva
Allegra Rosario dal reato allo stesso ascritto di cui agli artt. 81 cpv., 110, 646
cod. pen. per non avere commesso il fatto, revocando le statuizioni civili
contenute nella sentenza impugnata.

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Data Udienza: 21/07/2015

2. Avverso tale sentenza propone ricorso per cassazione, ai soli effetti civili,
il difensore della costituita parte civile Migliore s.p.a., munito di procura
speciale, sollevando

il seguente motivo di gravame: inosservanza od

erronea applicazione della legge penale nonché mancanza,
contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione, ai sensi dell’art.
606 comma 1 lett. b) ed e) cod. proc. pen. in relazione agli artt. 192 e 530
stesso codice e 81 cpv., 110, 646 cod. pen. Evidenzia al riguardo

allo stesso ascritto, atteso che nel corso dell’istruttoria dibattimentale era
chiaramente emersa la prova della partecipazione dell’Allegra nella fase
realizzativa del reato e l’esistenza del rapporto di causalità efficiente con le
attività poste in essere dal concorrente Cassetta Eugenio.

CONSIDERATO IN DIRITTO

3.

Il ricorso risulta fondato e merita accoglimento con conseguente

annullamento, ai soli effetti civili, della sentenza impugnata con rinvio al
giudice civile competente in grado di appello.
Deve, in via preliminare, evidenziarsi che, sulla base costante
giurisprudenza di questa Corte, in tema di motivazione della sentenza, il
giudice di appello che riformi totalmente la decisione di primo grado ha
l’obbligo di delineare le linee portanti del proprio, alternativo, ragionamento
probatorio e di confutare specificamente i più rilevanti argomenti della
motivazione della prima sentenza, dando conto delle ragioni della relativa
incompletezza o incoerenza, tali da giustificare la riforma del provvedimento
impugnato (sez. U. n. 33748 del 12/07/2005, Rv. 231679). Si è parlato al
riguardo di motivazione «rafforzata>> per evidenziare come essa debba
essere particolarmente pregante ed approfondita; segnatamente si è,
acutamente, precisato che la sentenza di appello di riforma totale del
giudizio assolutorio di primo grado deve confutare specificamente, pena
altrimenti il vizio di motivazione, le ragioni poste dal primo giudice a
sostegno della decisione assolutoria, dimostrando puntualmente
l’insostenibilità sul piano logico e giuridico degli argomenti più rilevanti della
sentenza di primo grado, anche avuto riguardo ai contributi eventualmente
offerti dalla difesa nel giudizio di appello, e deve quindi corredarsi di una
motivazione che, sovrapponendosi pienamente a quella della decisione
riformata, dia ragione delle scelte operate e della maggiore considerazione

2

l’apoditticità della sentenza impugnata nell’assolvere l’imputato dal reato

accordata ad elementi di prova diversi o diversamente valutati (sez. 6 n.
6221 del 20/4/2005, Rv. 233083). Ed anche in caso di riforma in appello di
una decisione di condanna di primo grado, il giudice di appello, per potere
correttamente giungere all’emissione di una sentenza di assoluzione, non
può limitarsi a prospettare notazioni critiche di dissenso alla pronuncia
impugnata, ma è tenuto ad esaminare, sia pure in sintesi, il materiale
probatorio vagliato dal primo giudice e quello eventualmente acquisito in

ragione delle difformi conclusioni assunte (sez. 6 n. 46742 del 8/10/2013,
Rv. 257332; sez. 2 n. 50643 del 18/11/2014, Rv. 261327). Ed ancora
occorre al riguardo aggiungere che in tema di valutazione della prova
testimoniale da parte del giudice d’appello, l’obbligo di rinnovare l’istruzione
e di escutere nuovamente i dichiaranti, gravante su detto giudice qualora
valuti diversamente la loro attendibilità rispetto a quanto ritenuto in primo
grado (obbligo sancito dall’art. 6 CEDU, come interpretato dalla sentenza
della Corte Europea dei diritti dell’uomo del 5 luglio 2011, nel caso Dan
c/Moldavia) ed ormai da costante giurisprudenza di questa Corte (sez. 2 n.
45971 del 15/10/2013, Rv. 257502; sez. 5 n. 52208 del 30/9/2014, Rv.
262115), costituisce espressione di un generale principio di immediatezza, e
trova pertanto applicazione non solo quando il giudice d’appello intenda
riformare “in peius” una sentenza di assoluzione, ma anche nell’ipotesi in
cui vi sia stata condanna in primo grado (sez. 2 n. 32619 del 24/4/2014,
Rv. 260071).
Ora, con riferimento al caso di specie e sia pure limitatamente alla
richiesta di pronuncia di condanna ai soli effetti civili, dalla lettura della
sentenza impugnata, emerge chiaramente che il diverso esito del giudizio,
culminato nell’assoluzione dell’imputato, è stato determinato da una diversa
valutazione, da parte dei giudici di appello, delle dichiarazioni rese dai
testimoni Polizzi e Migliore, senza che si sia proceduto nel giudizio di
secondo grado ad una nuova audizione degli stessi. In tale direzione risulta
che il giudice di secondo grado non si è adeguatamente confrontato con le
risultanze delle suddette prove dichiarative, in forza delle quali si era
ritenuto che l’imputato, nello svolgimento delle sue mansioni di
responsabile dell’ufficio clienti della società, avesse concorso con il
Cassetta, responsabile dell’ufficio cassa, nell’appropriazione di somme
appartenenti alla società stessa e provenienti da pagamenti effettuati da
clienti in favore della società; ciò con particolare riferimento alla

3

seguito per offrire una nuova e più compiuta struttura motivazionale che dia

considerazione che la condotta appropriativa posta in essere dal Cassetta,
doveva risultare posta in essere attraverso la consapevole partecipazione
dell’Allegra.

4. Per le considerazioni sin qui svolte, onde colmare la suddetta carenza di
motivazione la sentenza impugnata deve essere annullata limitatamente

P.Q.M.

Fermi restando gli effetti penali della sentenza, annulla la sentenza
impugnata con rinvio al giudice competente per valore in grado di appello.

Così deciso il 21 luglio 2015

Il Consi

re estensore

Il Pr; :

agli effetti civili, con rinvio al giudice civile competente in grado di appello.

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