Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36434 del 18/04/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 36434 Anno 2018
Presidente: IZZO FAUSTO
Relatore: BRUNO MARIAROSARIA

ORDINANZA
sui ricorsi proposti da:
CANDITA GIORGIO nato il 10/10/1994 a BRINDISI
MARANGIO SAMUELE nato il 03/09/1994 a SAN PIETRO VERNOTICO

avverso la sentenza del 11/10/2017 della CORTE APPELLO di LECCE
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere MARIAROSARIA BRUNO;

Data Udienza: 18/04/2018

Candita Giorgio e Marangio Samuele hanno proposto ricorso per cassazione
avverso la sentenza della Corte d’appello di Lecce indicata in epigrafe, con la
quale è stata confermata la pronuncia di condanna emessa a seguito di rito
abbreviato dai G.U.P. Tribunale di Brindisi, per il reato di cui agli artt.110 cod.
pen. e 73, d.P.R. 9 ottobre 1990, n.309 per avere detenuto, in concorso tra loro,
circa 900 grammi di sostanza stupefacente del tipo marijuana.
I ricorrenti lamentano violazione di legge e vizio di motivazione sul punto
inerente al trattamento sanzionatorio ed alla concessione del beneficio della
sospensione condizionale della pena.
Entrambi i ricorsi si fondano su motivi manifestamente infondati, dunque
inammissibili.
La Corte territoriale ha offerto specifica motivazione in ordine alla
determinazione del quantum di pena stabilito affermando che la pena individuata
dal primo giudice si appalesava del tutto congrua considerato il numero elevato
di dosi e ritenuto che il giudice di primo grado aveva comunque individuato la
pena base in misura di poco superiore al minimo.
Orbene, in base al principio normativamente codificato all’art. 132, cod.
pen., la determinazione delle entità della pena da infliggersi, nei limiti della
legge, è compito affidato esclusivamente alla valutazione discrezionale del
giudice, che deve compiere tale scelta in base ai parametri di cui all’art. 133 cod.
peri., indicando i motivi che giustificano la sua scelta.
Occorre, poi, ricordare che una specifica e dettagliata motivazione in merito
ai criteri seguiti dal giudice nella determinazione della pena si richiede nel caso in
cui la sanzione sia determinata in misura prossima al massimo edittale o
comunque superiore alla media, risultando insindacabile, in quanto riservata al
giudice di merito, la scelta implicitamente basata sui criteri di cui all’art. 133 cod.
pen. di irrogare una pena in misura media o prossima al minimo edittale (Sez.4,
n.27959 del 18/06/2013, Pasquali, Rv.258356; Sez.2, n.28852 del 8/05/2013,
Taurasi, Rv.256464; Sez. 4, n.21294 del 20/03/2013, Serratore, Rv.256197).
Avendo la Corte territoriale applicato la pena in misura non superiore alla
media edittale ed avendo comunque fornito una puntuale spiegazione delle
ragioni poste a fondamento della scelta, la motivazione è immune da censure.
Quanto agli aspetti riguardanti la concessione della sospensione condizionale
della pena, occorre rilevare come gli imputati hanno già beneficiato della
sospensione condizionale della pena in occasione di precedenti condanne.
Pertanto il richiamo all’istituto è del tutto infondato.
Alla dichiarazione di inammissibilità dei ricorsi segue la condanna dei
ricorrenti al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000,00
ciascuno in favore della Cassa delle Ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle
spese processuali e ciascuno al versamento della somma di tremila euro alla
Cassa delle Ammende.
Così deciso il 18 aprile 2018

Motivi della decisione

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