Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36428 del 18/04/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 36428 Anno 2018
Presidente: IZZO FAUSTO
Relatore: MONTAGNI ANDREA

ORDINANZA
sui ricorsi proposti da:
SCOMMEGNA SIMONE nato il 17/06/1998 a GENOVA
CALDERARO VALENTINA nato il 15/12/1995 a GENOVA

avverso la sentenza del 18/10/2017 del TRIBUNALE di GENOVA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ANDREA MONTAGNI;

Data Udienza: 18/04/2018

Motivi della decisione
Scommegna Simone ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza
del Tribunale di Genova indicata in epigrafe, con la quale, ai sensi dell’art. 444 cod.
proc. pen., è stata applicata la pena concordata dalle parti, in ordine alla violazione
della disciplina in materia di sostanze stupefacenti.
L’esponente deduce la nullità della sentenza per difetto di motivazione,
rispetto ai doveri di controlli previsti dall’art. 444, comma 2, cod. proc. pen.

coimputata Calderaro Valentina, deducendo censure di conforme tenore.
I ricorsi, che si esaminano congiuntamente, sono inammissibili.
Giova considerare che questa Suprema Corte ha ripetutamente affermato il
principio di diritto in base al quale l’obbligo della motivazione della sentenza non
può non essere conformato alla particolare natura giuridica della sentenza di
patteggiamento: lo sviluppo delle linee argomentative è necessariamente correlato
all’esistenza dell’atto negoziale con cui l’imputato dispensa l’accusa dall’onere di
provare i fatti dedotti nell’imputazione. Ciò implica che il giudizio negativo circa la
ricorrenza di una delle ipotesi di cui all’art. 129 cod. proc. pen. deve essere
accompagnato da una specifica motivazione solo nel caso in cui dagli atti o dalle
deduzioni delle parti emergano concreti elementi circa la possibile applicazione di
cause di non punibilità, dovendo invece ritenersi sufficiente, in caso contrario, una
motivazione consistente nella enunciazione, anche implicita, che è stata compiuta
la verifica richiesta dalla legge e che non ricorrono le condizioni per la pronunzia di
proscioglimento ex art. 129 (Sez. U. 27 marzo 1992, Di Benedetto; Sez. U. 27
dicembre 1995, Serafino). Tale orientamento è stato concordemente accolto dalla
giurisprudenza successiva. Anche per ciò che riguarda gli altri tratti significativi
della decisione, che riguardano precipuamente la qualificazione giuridica del fatto,
la continuazione, l’esistenza e la comparazione delle circostanze, la congruità della
pena e la sua sospensione, la costante giurisprudenza di questa Corte, nel solco
delle enunciazioni delle Sezioni unite, ha affermato che la motivazione può ben
essere sintetica ed a struttura enunciativa, purché risulti che il giudice abbia
compiuto le pertinenti valutazioni. Né l’imputato può avere interesse a lamentare
una siffatta motivazione censurandola come insufficiente e sollecitandone una più
analitica, dal momento che la statuizione del giudice coincide esattamente con la
volontà pattizia del giudicabile.
D’altra parte, attesa la natura pattizia del rito, chi chiede la pena pattuita
rinuncia ad avvalersi della facoltà di contestare l’accusa. Ne consegue, come questa
Suprema Corte ha più volte avuto modo di affermare, che l’imputato non può
prospettare con il ricorso per cassazione censure che coinvolgono il patto dal
medesimo accettato. E, nel caso di specie, il giudice – se pure mediante la tecnica

Avverso la richiamata sentenza ha proposto ricorso per cassazione la

di compilazione manoscritta di un modulo cartaceo prestampato – ha effettuato le
valutazioni che la legge demanda al giudicante che ratifica l’accordo sulla
applicazione della pena, con riguardo alla posizione di ciascuno degli odierni
ricorrenti.
Alla dichiarazione di inammissibilità dei ricorsi segue la condanna dei
ricorrenti al pagamento delle spese processuali e ciascuno al versamento della
sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende, liquidata come a

P.Q.M.
Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese
processuali e ciascuno al versamento della somma di 3.000,00 euro alla Cassa
delle ammende.
Così deciso in Roma, in data 18 aprile 2018.

dispositivo.

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