Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36417 del 18/04/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 36417 Anno 2018
Presidente: IZZO FAUSTO
Relatore: MONTAGNI ANDREA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
CEESAY DAWDA nato il 01/01/1991

avverso la sentenza del 16/05/2017 della CORTE APPELLO di ROMA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ANDREA MONTAGNI;

Data Udienza: 18/04/2018

Motivi della decisione
Ceesay Dawda ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della
Corte di Appello di Roma indicata in epigrafe con la quale è stata confermata la
sentenza di condanna resa dal Tribunale di Roma in data 21.04.2016, all’esito di
giudizio abbreviato, in riferimento al reato di cui all’art. 73, comma V, d.P.R. n.
309/1990.
Con unico articolato motivo la parte si duole della entità della pena.

Come noto, in tema di valutazione dei vari elementi per la concessione delle
attenuanti generiche, ovvero in ordine al giudizio di comparazione e per quanto
riguarda la dosimetria della pena ed i limiti del sindacato di legittimità su detti
punti, la giurisprudenza di questa Suprema Corte non solo ammette la c.d.
motivazione implicita (Cass. sez. VI 22 settembre 2003 n. 36382 n. 227142) o con
formule sintetiche (tipo “si ritiene congrua” vedi Cass. sez. VI 4 agosto 1998 n.
9120 Rv. 211583), ma afferma anche che le statuizioni relative al giudizio di
comparazione tra circostanze aggravanti ed attenuanti, effettuato in riferimento ai
criteri di cui all’art. 133 cod. pen., sono censurabili in cassazione solo quando siano
frutto di mero arbitrio o ragionamento illogico (Cass. sez. III 16 giugno 2004 n.
26908, Rv. 229298). Si tratta di evenienza che non sussiste nel caso di specie.
La Corte di Appello ha infatti osservato che la recidiva non poteva essere
esclusa, giacché il nuovo reato è espressione di una pericolosità e di una capacità
delinquenziale accresciute. Il Collegio ha pure considerato che la pena irrogata dal
primo giudice non era mitigabile, posto che le attenuanti generiche, benevolmente
concesse in rapporto di equivalenza dal primo giudice, non erano applicabili in
rapporto di prevalenza. In sentenza si è pure rilevato che la pena irrigata è
comunque adeguata alla gravità del fatto, tenuto conto della natura della sostanza
stupefacente e della negativa personalità dell’imputato, fornitore di un
tossicodipendente.
Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso segue la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di C 2.000,00 in
favore della Cassa delle Ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e al versamento della somma di 2.000,00 euro in favore della Cassa
delle Ammende.
Così deciso in Roma, in data 18 aprile 2018.

Il ricorso è inammissibile.

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