Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36416 del 09/07/2015


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 36416 Anno 2015
Presidente: CONTI GIOVANNI
Relatore: BASSI ALESSANDRA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
RICCARDI MAURIZIO N. IL 06/10/1952
avverso il provvedimento n. 5872/2014 CORTE DI CASSAZIONE di
ROMA, del 15/10/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ALESSANDRA BASSI;
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Data Udienza: 09/07/2015

FATTO E DIRITTO
1. L’Avv. Pietro Pomanti, difensore di Riccardi Maurizio, propone ricorso
straordinario, ai sensi dell’art. 625-bis cod. proc. pen., avverso la sentenza di
questa Suprema Corte di cassazione, Sezione Seconda Penale, del 15 ottobre
2014, con la quale è stato dichiarato inammissibile il ricorso presentato
nell’interesse del Riccardi contro la sentenza emessa dalla Corte d’appello di
Roma il 28 febbraio 2013, di conferma della decisione del Tribunale della stessa

ricorrente come questa Corte di cassazione sia incorsa in un errore di natura
percettiva, replicando il medesimo errore già commesso dalla Corte d’appello,
nel ritenere valida la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini al difensore
d’ufficio ai sensi dell’art. 161, comma 4, cod. proc. pen., a seguito
dell’infruttuosa notifica al domicilio eletto dall’imputato il 26 dicembre 2006
(presso il proprio studio professionale di Roma di via Cicerone 28), sebbene la
notifica dell’atto dovesse essere preventivamente compiuta presso la residenza
anagrafica dell’imputato (in Roma, via Lanciano 21) dichiarata già in data 10
agosto 2006, e non – come erroneamente ritenuto in sentenza – con atto
depositato il 2 gennaio 2007 presso l’ufficio del pubblico ministero.
2. Il ricorso è palesemente destituito di fondamento.
3. Non è revocabile in dubbio che – come questa Corte ha avuto modo di
chiarire, in caso di impossibilità della notificazione al domicilio eletto non può
procedersi alla notifica mediante consegna di copia al difensore se,
contestualmente all’elezione, l’imputato abbia dichiarato anche la propria
residenza (Sez. 5, n. 5522 del 30/10/2008, Osifo, Rv. 243294).
4. Se non che tale condivisibile principio non può validamente invocarsi nel
caso di specie, atteso che, contrariamente a quanto assunto dal ricorrente, nel
verbale di identificazione del 10 agosto 2006, Riccardi Maurizio ha compiuto una
formale elezione di domicilio, ma non ha operato nessuna formale dichiarazione
di residenza. In particolare, invitato formalmente a dichiarare uno dei luoghi di
cui all’art. 157, comma 1, del codice di rito, l’imputato si è limitato ad eleggere
domicilio presso il proprio studio professionale senza nulla aggiungere quanto al
luogo di residenza, mentre l’indirizzo di residenza è indicato nella intestazione
dell’atto subito sotto l’indicazione del documento d’identità esibito dal predetto e
dunque evidentemente estratto dagli operanti dai dati riportati sullo stesso.
5. Giova rammentare come, a norma dell’art. 162, comma 1, cod. proc.
pen., la dichiarazione di elezione di domicilio o di residenza costituisca un atto
formale che deve essere raccolto a verbale ovvero spedito per telegramma o per
lettera raccomandata con firma dell’imputato autenticata dal notaio o dal

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città di condanna del predetto imputato per il reato di truffa. Evidenzia il

difensore. Ne discende che non può ritenersi costituire valida elezione di
domicilio o dichiarazione di residenza, attesa la formalità richiesta dal legislatore,
la mera estrazione dei dati attinenti al domicilio o la residenza operata dagli
operanti di P.G. sulla base del documento identificativo dell’imputato, in
mancanza di una dichiarazione resa con l’osservanza delle predette forme (nel
senso della formalità della dichiarazione v. Sez. 6, n. 33085 del 12/06/2003,
Conte, Rv. 226665).
6. Stante la mancanza di una qualunque rituale dichiarazione di residenza,

avvisi dati dagli operanti all’atto dell’identificazione – la notifica dell’avviso di
conclusione delle indagini è stato compiuto al difensore d’ufficio.
7.

Dalla declaratoria di inammissibilità del ricorso consegue, a norma

dell’art. 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente, oltre che al pagamento
delle spese del procedimento, anche a versare una somma, che si ritiene
congruo determinare in 1.500,00 euro.

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 1500 in favore della cassa delle
ammende.

Così deciso in Roma il 9 luglio 2015

Il consigliere estensore

Il Presidente

fallita la notifica presso il domicilio eletto, del tutto ritualmente – in linea con gli

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