Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36415 del 18/04/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 36415 Anno 2018
Presidente: IZZO FAUSTO
Relatore: BRUNO MARIAROSARIA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
BUENO CANDIDO BATUNGON nato il 06/06/1968

avverso la sentenza del 13/01/2017 della CORTE APPELLO di ROMA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere MARIAROSARIA BRUNO;

Data Udienza: 18/04/2018

Bueno Candido Batungon, personalmente, ha proposto ricorso per cassazione
avverso la sentenza della Corte di Appello di Roma indicata in epigrafe, con la
quale è stata confermata la pronuncia di condanna del Tribunale di Roma alla
pena di mesi dieci di reclusione ed euro 2 mila di multa, in relazione al reato di
cui all’art. 73, comma quinto, d.PR. 309/90.
L’esponente deduce l’assenza di prove circa la destinazione a terzi della sostanza
caduta in sequestro e la mancanza di motivazione in ordine alla richiesta di
esclusione della contestata recidiva.
Il ricorso è inammissibile.
Esula dal poteri della Corte di Cassazione quello di una «rilettura» degli elementi
di fatto, posti a sostegno detta decisione, il cui apprezzamento è riservato in via
esclusiva al giudice di merito, senza che possa integrare vizio di legittimità la
mera prospettazione di una diversa e, per il ricorrente, più adeguata valutazione
delle risultanze processuali (Sez. U, n. 6402 del 30/04/1997, Dessimone, Rv.
207945). La Corte regolatrice ha più volte ribadito che anche dopo la modifica
dell’art.606, lett. e) cod. proc. pen., per effetto della legge 20 febbraio 2006 n.
46, resta immutata la natura del sindacato che la Corte di Cassazione può
esercitare sui vizi della motivazione, essendo preclusa, per il giudice di
legittimità, la pura e semplice rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento
della decisione o l’autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di
ricostruzione o valutazione dei fatti (Sez. 5, n. 17905 del 23/03/2006, Baratta,
Rv. 234109). Pertanto, in sede di legittimità, non sono consentite le censure che
si risolvono nella prospettazione di una diversa valutazione delle circostanze
esaminate dal giudice di merito (ex multis Sez. 6 n. 22445 del 08/05/2009,
Candita, Rv.244181). Delineato nei superiori termini l’orizzonte del presente
scrutinio di legittimità, si osserva che il ricorrente invoca, in realtà, una
inammissibile considerazione alternativa del compendio probatorio ed una
rivisitazione del potere discrezionale riservato al giudice di merito in punto di
valutazione della prova, senza confrontarsi con la dovuta specificità con l’iter
logico-giuridico seguito dai giudici di merito per affermare la sua responsabilità
penale.
La Corte di Appello ha, in proposito, sottolineato che la responsabilità del
ricorrente deve ritenersi accertata sulla base del ritrovamento di strumentazione
atta al confezionamento in dosi dello stupefacente (ritagli di carta e bilancino) e
sulla base delle modalità di detenzione descritte in motivazione.
La richiesta di esclusione della contestata recidiva, contrariamente a quanto si
afferma nel ricorso è stata puntualmente valutata.
Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso segue la condanna del ricorrente
al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 2.000,00 in favore
detta Cassa delle Ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di duemila euro alla cassa delle
ammende.
In Roma, così deciso in data 18 aprile 2018

Motivi della decisione

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