Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 36412 del 18/04/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 36412 Anno 2018
Presidente: IZZO FAUSTO
Relatore: MONTAGNI ANDREA

ORDINANZA
sui ricorsi proposti da:
MAYA HERRERA CARLOS ANDRES nato il 09/07/1976 a MEDELLIN( COLOMBIA)
RAMON MEDINA NELSON OSCAR nato il 29/03/1975

avverso la sentenza del 15/11/2017 del GIUDICE UDIENZA PRELIMINARE di
GENOVA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ANDREA MONTAGNI;

Data Udienza: 18/04/2018

Motivi della decisione
Maya Herrera Carlos Andres ha proposto ricorso per cassazione avverso la
sentenza del G.i.p. del Tribunale di Genova indicata in epigrafe, con la quale, ai
sensi dell’art. 444 cod. proc. pen., è stata applicata la pena concordata dalle parti,
in ordine alle violazioni della disciplina in materia di sostanze stupefacenti.

giuridica del fatto, posto che al prevenuto sono state addebitate condotte di
detenzione e cessione di sostanza stupefacente nell’ambito di un unitario contesto
fattuale.
Sotto altro aspetto, deduce la nullità della sentenza in riferimento alla
congruità della pena.
Avverso la richiamata sentenza ha proposto ricorso per cassazione il
coimputato Ramon Medina Nelson Oscar.
La parte si duole della valutazione sulla congruità della pena.
I ricorsi, che si esaminano congiuntamente, sono inammissibili.
Giova considerare che questa Suprema Corte ha ripetutamente affermato il
principio di diritto in base al quale l’obbligo della motivazione della sentenza non
può non essere conformato alla particolare natura giuridica della sentenza di
patteggiamento: lo sviluppo delle linee argomentative è necessariamente correlato
all’esistenza dell’atto negoziale con cui l’imputato dispensa l’accusa dall’onere di
provare i fatti dedotti nell’imputazione. Ciò implica che il giudizio negativo circa la
ricorrenza di una delle ipotesi di cui all’art. 129 cod. proc. pen. deve essere
accompagnato da una specifica motivazione solo nel caso in cui dagli atti o dalle
deduzioni delle parti emergano concreti elementi circa la possibile applicazione di
cause di non punibilità, dovendo invece ritenersi sufficiente, in caso contrario, una
motivazione consistente nella enunciazione, anche implicita, che è stata compiuta
la verifica richiesta dalla legge e che non ricorrono le condizioni per la pronunzia di
proscioglimento ex art. 129 (Sez. U. 27 marzo 1992, Di Benedetto; Sez. U. 27
dicembre 1995, Serafino). Tale orientamento è stato concordemente accolto dalla
giurisprudenza successiva. Anche per ciò che riguarda gli altri tratti significativi
della decisione, che riguardano precipuamente la qualificazione giuridica del fatto,
la continuazione, l’esistenza e la comparazione delle circostanze, la congruità della
pena e la sua sospensione, la costante giurisprudenza di questa Corte, nel solco
delle enunciazioni delle Sezioni unite, ha affermato che la motivazione può ben
essere sintetica ed a struttura enunciativa, purché risulti che il giudice abbia
compiuto le pertinenti valutazioni. Né l’imputato può avere interesse a lamentare
una siffatta motivazione censurandola come insufficiente e sollecitandone una più

L’esponente deduce la nullità della sentenza per erronea qualificazione

analitica, dal momento che la statuizione del giudice coincide esattamente con la
volontà pattizia del giudicabile.
D’altra parte, attesa la natura pattizia del rito, chi chiede la pena pattuita
rinuncia ad avvalersi della facoltà di contestare l’accusa. Ne consegue, come questa
Suprema Corte ha più volte avuto modo di affermare, che l’imputato non può
prospettare con il ricorso per cassazione censure che coinvolgono il patto dal
medesimo accettato. E, nel caso di specie, il giudice ha espressamente considerato

di condotte poste in continuazione, avuto riguardo ai tempi di commissione dei
reati; oltre a ciò, il giudicante ha evidenziato che le pene concordate risultavano
congrue.
Alla dichiarazione di inammissibilità dei ricorsi, che si impone, segue la
condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e ciascuno al
versamento della sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende,
liquidata come a dispositivo.
P.Q.M.
Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese
processuali e ciascuno al versamento della somma di 3.000,00 euro alla Cassa
delle ammende.
Così deciso in Roma, in data 18 aprile 2018.

che la qualificazione giuridica dei fatti contestati era corretta, ciascuno comprensivo

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